Capitolo 6°: Patto di sangue.
Lui era steso su un pavimento umido e freddo, ma non sapeva esattamente dove si trovasse. Teneva gli occhi aperti e sbarrati, ma l’unica cosa che riusciva a vedere erano le tenebre che avvolgevano quel luogo. Si voltò a destra e a sinistra, ma ciò che notò lo fece quasi impazzire, poiché vi era solo buio.
Un buio pesto.
Riusciva a udire solo lamenti disperati, pianti, ma soprattutto uomini e donne che sghignazzavano. Non era solo e la consapevolezza di ciò lo spaventava parecchio. Incominciò a respirare velocemente e più lo faceva, più i suoi polmoni si riempivano di quell’odore di zolfo che non faceva altro che alimentare quel luogo tetro e sconosciuto.
Improvvisamente, Alexander si sentì toccare le gambe da due mani viscide e calde. Cercò di dimenarsi, ma quell’essere le teneva strette a se come se volesse farle sue. Altri arti, in seguito, gli toccarono il volto e soprattutto gli tapparono la bocca. Voleva urlare o semplicemente scappare, ma era bloccato.
Le sue doti da perfetto assassino non l’avrebbero aiutato questa volta.
Sentì nuovamente qualcuno sghignazzare, ma questa volta era più vicino. Anzi, si accorse ben presto che molti stavano ridendo in segno di scherno. Era come se si divertissero a vederlo in quelle condizioni, incapace di poter reagire.
Gli strapparono i vestiti e in seguito, avvertì i loro artigli affilati graffiare la sua pelle candida e delicata. Cercò di urlare per farsi sentire da qualche anima pia che avrebbe potuto salvarlo, ma quella probabilmente era la fine che si meritava un essere come lui. Con le dita toccò il pavimento per cercare qualche oggetto contundente che potesse aiutarlo, ma quello che sentì non era altro che uno strano liquido. Alexander immaginò cosa fosse e allontanò immediatamente la sua mano.
Improvvisamente, poi, qualcuno gli diede un pugno e il ragazzo perse i sensi.
Si svegliò circa un’ora dopo.
Avvertì la mente confusa, ma quando aprì gli occhi, si ritrovò davanti a uno spettacolo orripilante.
Aveva le mani e i piedi legati a un palo, mentre sotto di lui ardevano delle violente fiamme. Vi erano tante persone e solo in quel momento riuscì a delinearne i volti. I loro corpi erano in alto stato di decomposizione, infatti, molti di loro erano completamente senza pelle. Alexander vedeva che possedevano ossa ricolme di buchi con parecchi vermi che fuoriuscivano al loro interno. I loro occhi invece non c’erano; al loro posto erano presenti sangue e lombrichi. Quelli non erano altro che morti viventi e scheletrici. A quella visione, l’assassino si sentì quasi disgustato. Non voleva diventare uno di loro, poiché la sua estimabile bellezza sarebbe svanita.
Sì, aveva paura.
Era terrificato da quella visione; era terrificato per quello che sarebbe potuto succedere e dalle sue sorti future.
Non poteva neanche cercare di liberarsi, poiché un solo passo falso l’avrebbe portato a una morte assicurata a causa delle fiamme che divampavano sotto di lui.
Era in preda a una vera e propria crisi di panico.
Cercò di respirare il più possibile, ma si sentiva continuamente soffocare come se qualcuno d’invisibile gli stesse stringendo le mani attorno al collo. Quel cuore, invece, continuava a battere forte e martellava nella sua testa. Era come se gli stessero facendo provare tutto ciò che sentivano le sue sfortunate vittime.
<<Cari sudditi! Onorate mio figlio!>> urlò una voce grossolana e possente.
Alexander fece capolino e vide seduto su un trono rosso, una sottospecie di uomo ricoperto interamente da peli neri e ispidi. Sul capo, invece, possedeva delle corna molto ricciolute. Ciò lo spaventò ulteriormente.
<<Come puoi essere mio padre se non ci assomigliamo minimamente?!>> urlò.
Lui si fece spazio tra la folla e lo raggiunse sotto quella coltre di fiamme.
<<Io e te, Alexander, ci assomigliamo più di quanto tu creda>> rispose, indicando a due uomini di liberarlo.
Il ragazzo venne condotto tra la folla, la quale cercava sempre di toccare la sua pelle, che a differenza della loro, si presentava soffice e profumata. Continuavano a lamentarsi e a sghignazzare come se fossero dei veri e propri pazzi. Bastò uno sguardo di quell’uomo per fare inchinare tutti al cospetto di Alexander, il quale non capì il motivo di quel gesto.
Tutti i sudditi se ne andarono lasciando entrambi soli in quella lugubre stanza dalle pareti rocciose. Gli pareva di essere finito in una grotta sotterranea, illuminata unicamente da alcune fiaccole. Il pavimento, invece, non era altro che pietra. Ambedue rimasero in piedi davanti a quello che era un altare sacrificale e si guardarono dritti negli occhi in segno di sfida.
<<Hai incrementato molto la popolazione di questo luogo e per questo non posso essere altro che orgoglioso di mio figlio>> disse colui il quale altro non poteva essere che Lucifero, ovvero il famoso Satana, conquistatore degli inferi.
<<Tu non sei mio padre! Non puoi esserlo!>>
<<Se io ti dicessi che per me è stato un immenso piacere impiantare un mio seme all’interno dell’organismo di tua madre? Tu sei il principe degli inferi e non puoi scappare da me.>>
A quelle parole Alexander tacque, inghiottendo il boccone amaro della sconfitta. Nonostante ci fosse molto caldo, fu attraversato da brividi che percorsero la sua candida schiena. I fremiti dello spavento lo stavano catapultando in sensazioni nuove.
Eppure com’era strano che un essere così spregevole, davanti al re degl’inferi morisse dalla paura; proprio lui il bellissimo e spavaldo Alexander, il quale in quel momento sembrava fondersi con quel pavimento di pietra.
<<Il male in questo modo si sarebbe espanso più velocemente ed io avrei potuto risucchiare ogni anima pia qui all’inferno per opera tua! Un giorno potremo conquistare il mondo, dove si riprodurranno ogni specie di demoni e malefatte, ma ho bisogno del tuo aiuto>> disse incominciando a girargli attorno. <<Posso darti bellezza, onore e fama come ho fatto fin ora, ma tu devi continuare a uccidere per il bene del nostro futuro!>> continuò, poggiandogli una pelosa mano sulla spalla.
Il ragazzo rifletté a lungo sulla proposta toccandosi più volte il mento.
“Potremo conquistare il mondo…”
Quella frase continuava a echeggiare nella sua testa. Vedeva se stesso al comando di un universo in cui il male regnava costantemente e l’idea lo eccitava parecchio.
In lui risiedeva la vera e propria malignità.
Alexander accettò e fu proprio in quel momento che il demonio estrasse un grosso coltello dalla lama ben affilata. Si tagliò il polso e in seguito, trafisse anche quello di suo figlio, il quale ansimò forte dal dolore. Li fecero combaciare dandosi la mano, iniziando così un vero e proprio patto di sangue.
Insieme avrebbero distrutto ogni cosa che il bene prediligeva.
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Il Collezionista Di Capelli
HorrorAlexander Brown è un ricco aristocratico che vive nella Londra vittoriana del 1859. Non tutti sanno che dietro quel bell'aspetto e occhi incantevoli, si nasconde in realtà il volto di un assassino. L'uomo uccide le donne con cui riesce ad avere rapp...
