Avete presente quando provate a trattenere le lacrime, sapendo benissimo quanto sia palese che stiate sull'orlo del pianto, e percepite quel nodo in gola accompagnato da un fastidioso pizzicore al naso?
Me ne sto ritta e impalata a circa un metro e mezzo da quella che, mio malgrado, è la persona dalla quale il mio umore e le sue oscillazioni dipendono.
Eccolo lì, seduto dietro la sua cattedra, lo sguardo indecifrabile, un'espressione che solo a vederla verrebbe da prenderlo a schiaffi perché non si capisce mai cosa pensi sul serio: quello stronzo del mio Maestro di violino.
Percepisco il peso del mio corpo, la mia staticità, la mia goffaggine esprimersi nel solo atto dello star ferma. Non che sia una ragazzetta moscia, tutt'altro: mi viene spesso detto che ho fin troppo carattere, che sono testarda e impulsiva. Mia nonna ha sempre detto che sia colpa del mio segno zodiacale, l'Ariete. Ma chi crede più a queste boiate, giusto? Anche perché, in questo momento, più che un ariete devo sembrare un armadillo spaventato. Oppure una tartaruga rigirata, fate voi.
Attendo in silenzio che abbia da dire qualcos'altro, oppure che la lezione passi in fretta, oppure che una bidella del Conservatorio entri e scocci con una delle solite comunicazioni inutili, del tipo "domani devono ritinteggiare l'aula 19, fate lezione altrove", o roba simile.
Invece no, niente. Pochi secondi di silenzio sembrano ore.
Trattengo il fiato, pensando a cosa abbia fatto per meritarmi un simile cazziatone dopo lezioni e lezioni di complimenti e incoraggiamenti. Insomma, sono un'allieva più che diligente, studio, mi applico, perdo la salute dietro questo strumento diabolico, che odio e amo. Lo odio perché nonostante ore e ore di pratica sembra non bastare mai, più sali di livello e più è difficile. D'altra parte, però, l'ho detto: sono testarda, e una sfida è pane per i miei denti. Anche per questo, lo amo.
Peccato, però, che sin dall'estrema fanciullezza io abbia avuto una dipendenza patologica dal giudizio dell'insegnante di turno, che fosse di scuola, di sport, di musica. Ora che la musica è la mia vita, e che il mio futuro dipende proprio da questo, l'insegnante per eccellenza è lui, il mio Maestro di Conservatorio. Qui è come un'università, e lui è il docente principale nel mio piano di studi, il docente che mi porterà fino al Decimo Anno. Insomma, dipende tutto da lui.
Nel mio caso, ho avuto molta fortuna: sono riuscita ad accaparrarmi l'unico docente veramente bravo nell'arco di centinaia di chilometri; i Conservatori italiani sono pieni di merda, a partire dagli insegnanti, ma lui è uno coi controcazzi, per intenderci. Peccato che umanamente sia uno schiacciasassi bipolare incomprensibile e senza peli sulla lingua. Ho reso l'idea?
Sento che una lacrima sta per fare capolino, vado nel panico: non si piange davanti a Lui. "Lui" non deve vedermi "debole".
Per fortuna, apre bocca rompendo quel silenzio insopportabile:
-Flavia- esordisce -Spero sia tutto chiaro. Il lavoro che stai facendo non mi è più sufficiente. Son bravi tutti a studiare, studiare, chiudersi ore sullo strumento e affidarsi a un metronomo. Va bene, abbiamo capito che ne sei in grado. Sono quasi nove mesi che studi con me, ora pretendo di più.
Sento il nodo stringersi attorno alle mie corde vocali. Il mio orgoglio è ferito, quando mi paragona agli altri allievi. "Tutti" chi, scusa tanto? Vorrei proprio vedere chi altro dei miei compagni di corso studia quanto faccio io. E no, non è arroganza, è verità. Tutti, nella classe del Bolognesi -quello che mi sta facendo pelo e contropelo- sanno quanto io sia fissata con lo studio.
Lui continua, con tono pacato e fastidiosamente scherzoso, quasi si stesse divertendo a vedermi mortificata:
-Le dinamiche? Il carattere? L'interpretazione? Devi tirare fuori tutte queste cose, altrimenti resterai una studentessa, una musicista a metà. E questo, tra i miei allievi, non lo accetto. Preferirei sbagliassi un po' più di note e mettessi un po' più di te, un po' più di passione nello strumento.
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Il Maestro
RomanceUna violinista ventenne, studentessa di Conservatorio -per giunta bulimica- affronta il cammino per giungere all'agognato Diploma (e per sopravvivere a se stessa). Il tutto accompagnato dal rapporto patologico di ossessione-odio nei confronti del su...
