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Harry Styles
Golden Styles Enterprises
Las Vegas, Lucien's loft

Lucien Montgomery ha sicuramente ereditato la sua vanità dal padre, fondatore delle Endless Industries. Al college era il tipico figlio di papà viziato, snob, e con una carta gold rinnovata mensilmente dal padre. Durante quel periodo, lontano anni luce, stavo il più possibile lontano a lui, alla sua superiorità e ai suoi occhi che ti squadravano con superbia, quasi fosse il re del mondo. Eppure, nonostante mi sia difficile ammetterlo, mi ha guidato nel mondo del business, facendomi strada e raccomandandomi. Se oggi sono dove sono ora, è anche merito suo. La sua fortuna è il padre, e la sua azienda; la mia è stata Lucien stesso. Fondare un tale impero è stata una redenzione per me, una specie di distacco dalle catene che mi tenevano legato al passato. Nascere in una famiglia tanto difficile e divisa, è stata una prova fino a che non sono potuto andare via. Mi merito questo successo, dopo tutto, e i miei parenti mi avrebbero solo ostacolato. Mi sento un uomo nuovo, diverso, migliore. Ora il mio viso è sulla prima pagina del New York Times, le mie azioni in borsa sono da capogiro, il mio jet privato mi scarrozza da una parte all'altra del globo senza problemi e il mio attico è all'ultimo piano del grattacielo più alto della grande mela. Mi sento protetto, e molto soddisfatto. È questa la vita che sognavo da bambino.

«Harry Styles.» Una pacca sulla schiena mi distoglie dai miei pensieri, e Lucien è proprio davanti a me, con un sorrisino sfacciato e un completo Gucci dell'ultima collezione, stravagante proprio come lui. «Che piacere vederti.» Continua, incrociando le braccia al petto. Ricambio il saluto e mi faccio accompagnare a prendere da bere. L'attico di Lucien è colmo di persone, chiaramente imprenditori, milionari e di chiacchiere. Afferro un calice di champagne, guardandomi intorno mentre Lucien si gusta il suo drink.

Non mi sembra di conoscere nessuno, cosa quasi certa, ma la mia attenzione é catturata un paio di volte dalle mogli di un paio di uomini. Quando sento Lucien ridere, capisco che mi ha beccato fissarle insistentemente.
«Quella è Rachel Thompson, il marito ha una catena di ristoranti in tutta l'Europa, vuole l'aiuto di mio padre per aprire anche negli States. Io ci proverei, lei non mi sembra una santa, e lui troppo furbo.» Fa un cenno verso una moretta dall'altre della stanza, che sta animatamente parlando con un'altra donna. «Quella vicino a lei è Anna Webster, ha divorziato qualche mese fa, ma continuano a vedersi come amici. Gilbert Ford, è il marito, lo conoscerai suppongo. Comunque, ci sono andato a letto qualche volta, nulla di speciale, è troppo rigida, ma nulla che i tuoi occhioni non possano risolvere.» Ghigno.
«O qualche zero di troppo nel conto in banca.» Lo faccio ridere, probabilmente ho fatto centro.
«Mm...vediamo.» Cerca altra gente, poi si ferma a sospirare su una donna, decisamente più vecchia di lui. «Pamela Hilton, altro che Jennifer Aniston. Avrà anche cinquant'anni, ma ci andresti a letto comunque. La pecca è che è ancora innamorata del marito e non solo dei suoi soldi, ma non smetterò mai di provarci. Sia l'ultima donna che mi faccio.» Gli rivolgo un'occhiata divertita, poi lo faccio continuare.

«Ooh, questa ti piacerà. Non è sposata, ha conquistato l'America con il suo marchio e ha un corpo che fa invidia a chiunque. Diamine, se fossi nato donna, è così che sarei voluta essere.» Rido, alla ricerca della misteriosa donna di cui sta parlando. Quando la trovo, che discute con un uomo d'affari su un angolo della casa, rimango pietrificato, e non posso far altro che dare ragione a Lucien. «Donna Cooper, fondatrice della DC. Harry, quella donna fa tre milioni alla settimana, fidati.» Scuote la testa, iniziando a camminare lentamente verso la sua direzione. «Non ci crederai, ma vive in Africa, in Madagascar. Ha fondato un'associazione di volontariato, che le ha fruttato molto più successo di quanto ne avesse già. È una donna completa, un uomo non le serve. Ma non posso di certo dire che ad uomo, non serva lei. Insomma, guardala-Donna! Che piacere rivederti!»

La ragazza, gli rivolge un sorriso che le si apre sulle labbra carnose e rosse, così come il suo vestito, stretto e lungo, che le fascia tutte le sinuose curve che madre natura le ha donato; e non è stata di certo poco generosa.
«Donna, lui è Harry Styles. Il fondatore del-»
«Golden Styles Enterprises, sì, ne ho sentito parlare.» Allunga la mano verso di me, senza mai stoppare il contatto visivo. Gli rivolgo un sorriso ghignante, che a stento nasconde la soddisfazione.
«Come ci si sente ad essere tornata alle città urbanizzate?» Scherza Lucien, nonostante non coinvolga Donna. È chiaro che ha molto a cuore quel posto.
«Non starò qui per molto, la SM ha bisogno di me.» Risponde, facendo un sorriso finto e annuendo sommessamente.

Le chiacchiere fra quei due continuano per altro tempo, e io mi estraneo pian piano dalla conversazione.
«E a te Harry, come ti vanno gli affari?» Tirato in causa, rispondo.
«Molto bene, in realtà. Il mese prossimo dovrò partire per Dubai, sto facendo una fusione che mi frutterà parecchio.» Dico, attirando gli sguardi stupiti di Lucien e Donna.
«Dubai, mh?» Chiede quest'ultima con gli occhi brillanti. «Perché non passi a trovarmi, al ritorno? Sarò ben disposta a mostrarti il luogo, rimarrai stupito, fidati.» Accolgo la proposta con un sorriso, e la trovo piuttosto allettante. Avevo proprio progettato di fare una vacanza, a fine anno, ma anticiparla non mi sembra un'idea tanto male.
«Beh sì, amerei vedere l'Africa.»

Quando ci allontaniamo da Donna, Lucien scoppia in una risata secca e mi da qualche pacca sulla schiena. So perché è così divertito, e la cosa non mi dispiace per niente.
«È tua, Styles. Sapevo che ti sarebbe piaciuta, sei sempre stato attratto dalle sfide.»

E sapevo che, quella frase, conteneva una verità, che Lucien ignorava, più dolorosa di quanto volessi ammettere.

Far Away Where stories live. Discover now