Capitolo 3

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Ebbene forse la mia coscienza un briciolo di ragione l'aveva. Nelle ultime tre ore di lezione non avevo fatto altro che pensare al ragazzo riccio. Non so cos'abbia di speciale rispetto agli altri. Be a parte il suo affascinante carisma.

Ma che dico. Io in realtà non lo conoscevo neanche.

La mia mente stava scemando piano piano. Ecco gli effetti di cinque ore di lezione.

Stavo iniziando ad odiare questo college.

'Sai che novità' aggiunse sfacciata la mia coscienza. Ma non si stava un minuto zitta?

Comunque per fortuna era arrivata l'ultima ora. Alison dopo la prima lezione passata vicino al suo 'dio greco' si era degnata di sedersi con me per le restanti quattro.

'Finalmente é finita! Non ce la facevo più a sentire Shakespeare, é morto ormai che serve studiarlo?' Disse Alison mentre ci affrettavano ad uscire dalla classe.

'Credo che le tue ragioni siano valide. Dovresti esporle al preside, sicuramente accetterà di buon grado.' risposi io ironica alla mia amica che mi prese per un braccio iniziando a trascinarmi verso una parte a me sconosciuta del campus.

'La smetti di tirarmi per un braccio. So camminare anche da sola.'

'E poi, dove stiamo andando?' Aggiunsi io.

'Tu non hai fame a quest'ora come le normali persone?'

La guardai perplessa. Non stavo capendo.

'Svegliati cass! É ora di pranzo! Dobbiamo andare alla mensa'

'Ma io non ho fame. Vacci tu io torno al dormitorio.'

Non ho mai avuto un buon rapporto con il cibo. Soprattutto dopo l'accaduto di mia madre.

Odiavo il mio corpo e odiavo il fatto che non ingrassassi come tutte le altre ragazze della mia età.

Fin da piccola sono stata sempre una bambina gracile e magra.

Anche adesso, all'età di diciassette anni, mi ritrovo il mio stupido fisico. Troppo magra per i ragazzi della mia età. Troppo diversa da tutte quelle meravigliose ragazze in carne della mia scuola.

E così, preferivo non farmi vedere in pubblico mentre mangiavo. Almeno avrebbero capito che ero così magra perché non volevo mangiare e non perché era il mio stupido fisico ad imporlo.

'Fa' come vuoi. Quando finisco ti porto qualcosa in camera.'

Alison mi capiva sempre. Non c'era bisogno di spiegazioni con lei. Mi conosceva fin troppo bene.

Iniziai ad incamminarmi per i corridoi deserti del campus alla ricerca del mio dormitorio. Cosa alquanto impossibile viste del dimensioni della struttura.

All'improvviso una mano mi toccò la spalla. Per lo spavento feci cadere i libri che avevo nella mano destra.

Ecco fatto. La solita figura.

'Scusami se ti ho spaventato.' disse una voce dietro di me.

Mi voltai per guardare chi fosse e non appena realizzai, le mie guance si scaldarono e potevo intuire il rossore che si stava formando su di esse. Ancora lui.

'Non ti preoccupare.' Risposi io goffamente, intenta a raccogliere i libri dallo sporco pavimento.

'Tu devi essere..' iniziò lui la frase cercando di ricordare il mio nome.

Che cavolo mi aveva fermata senza neanche sapere il mio nome?

'Cass. Cass Ray-Conran.' Finii io la frase per lui.

SunshineWhere stories live. Discover now