(1855 parole)
Nulla mi spaventa più del silenzio.
Ricordo che all'asilo, quando la maestra ci diceva di fare silenzio, era perché era arrabbiata.
Il viso le diventava tutto rosso e non poteva fare a meno di gridare come una dannata.
Poi, calava il silenzio.
E, in quella quiete, Dio solo sa cosa sentissi.
I pensieri mi rimbombavano in testa e io non potevo fuggire.
Non che le cose siano molto diverse ora.
Eppure, in questo momento, il silenzio è tutto quello che ho.
Lancio un'occhiata nervosa fuori dalla finestra: il cielo è coperto di nuvole grigiastre, minaccia di piovere, ma forse non lo farà.
Anche il tempo sembra volermi lasciare in bilico, come se non lo fossi già abbastanza di mio.
Il punto è che a volte vorrei solo essere certo di qualcosa.
Sono un'apparentemente perfetta giornata di sole o un rumoroso temporale?
Per ora, solamente un cielo grigio.
Mi alzo dalla sedia e comincio a frugare nell'armadio alla ricerca di qualcosa di fresco da mettere: è vero, potrebbe piovere, ma siamo pur sempre a metà maggio.
Per raggiungere l'ultimo ripiano dell'armadio devo mettermi in punta di piedi: sono particolarmente minuto per avere diciassette anni, ma in fondo non mi interessa granché.
Mamma, per consolarmi, dice sempre che non a tutte le ragazze piacciono i ragazzi alti.
Quando fa così, vorrei risponderle che a non tutti i ragazzi piacciono le ragazze.
Me compreso.
In realtà, non sono sicuro del motivo per cui non l'ho ancora detto ai miei: capirei se fossero particolarmente intolleranti, ma ho la fortuna di essere nato in una famiglia di persone con una mentalità moderna.
Immagino non tutti possano permettersi un lusso del genere.
Il desiderio di condividere con i miei genitori una cosa che so in realtà da tempo, nasce solo da una manciata di mesi.
Probabilmente perché, per la prima volta, sono innamorato.
Non importa da quanto ci frequentiamo, ma ogni volta che esco di casa per incontrare Lorenzo, il cuore comincia a battermi all'impazzata.
Ricordo che la prima volta che l'ho visto, ero appena salito in treno.
Io avevo due scatoloni pieni di vecchie enciclopedie da vendere alla Fiera del Libro e lui, seduto dalla parte opposta della carrozza, stava leggendo un saggio sulla poesia ermetica.
Il mio sguardo si era posato sui suoi capelli biondo cenere nel momento stesso in cui avevo messo piede nella carrozza, eppure la cosa che di lui mi aveva più colpito erano le mani: mi piaceva l'elegante sicurezza con cui teneva quel libro in mano e la cura e l'attenzione che impiegava per voltare pagina.
Mentre avanzavo sotto il peso degli scatoloni, alla ricerca del mio posto, il 4d, nel mio cuore si era insinuata la speranza di poter essere seduto davanti a lui.
Quando ciò si era avverato, il mio cuore aveva perso un battito.
Certo, non era la prima volta che mi prendevo una cotta per qualcuno, sono sempre stato soggetto agli innamoramenti da mezzo pubblico, eppure questa volta l'intensità di quel sentimento neonato e improvviso, mi aveva davvero spiazzato.
