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Da piccola sognavo di diventare astronauta. Ero bello immaginare di viaggiare fra le stelle. Poi un giorno, mentre mia mamma guardava un programma di cucina in tv, pensai a come sarebbe stato meraviglioso creare qualcosa di buono con le proprie mani impastricciandosele tutte: decisi quindi che da grande sarei diventata una cuoca. Mio padre, cardiochirurgo, raccontava con orgoglio quanto fosse emozionante e sorprendente salvare vite, quanto fosse grato al suo lavoro e alla sua passione per ciò che gli permetteva di raggiungere giorno dopo giorno, quindi decisi che crescendo sarei voluta essere proprio uguale a lui.

In realtà non sono diventata niente di tutto questo: le stelle continuo a guardarle da quaggiù, ordino al take away e sono terrorizzata da aghi e sangue, ma non significa che io non sia comunque orgogliosa di quello che faccio. Sono orgogliosissima e felicissima della mia passione e le vite degli altri sono la mia più grande ispirazione. Scrivo romanzi cibandomi di ogni cosa mi circondi; a volte prendo persone con cui sono già in confidenza e li ascolto mentre mi raccontano aneddoti particolari di vita, per poi metterli insieme e dar luce a storie con contributo di più persone fino a renderla una unica; una sorta di fusione fra sconosciuti. Altre volte cerco la scintilla negli estranei, in volti che incontro per strada e mi colpiscono particolarmente, in sguardi fugaci con chi sa raccontarti qualcosa in quel lampo di attimo perso nel tempo.

Quando ne finisco uno dedico qualche periodo solo per me, lontano da ciò che è il mio mondo, dalle mie persone e dalla mia città e ne scelgo una dove io possa rilassarmi e soprattutto cercare nuove ispirazioni, nuove iridi. Non li considero mai dei veri e propri viaggi né tantomeno mi considero in vacanza; è piuttosto un modo per non smettere mai di conoscere il mondo, le vite e la meraviglia di ogni individuo in ogni angolo di terra. Non vi ho, inoltre, detto che niente è organizzato in quanto non posso mai sapere quanto io ci metta a terminare le mie opere, pertanto ogni nuova tappa è sempre scelta a caso dalle offerte last minute di varie compagnie aeree ed oggi mi hanno portata in questo delizioso, e all'atmosfera di altri tempi, paesino della bassa Baviera.

Qui il tempo sembra essersi fermato, siamo a fine maggio e un evento locale fa riecheggiare nell'aria musiche celtiche, contornate da odori speziati provenienti dai chioschi che preparano prelibatezze del posto.

Ho scritto per la prima volta 4 anni fa, quando io di anni ne avevo 22 e uscivo da una storia travagliata che non mi avrebbe mai portato nulla di buono, e potevo immaginarlo già dal principio, ma c'ero talmente tanto dentro che volevo solo avere quella persona accanto a me, fregandomene di tutto il resto. È stata una relazione, sotto più punti di vista -la maggior parte, probabilmente- distruttiva per me e quando presi coraggio e lo lasciai andare gli lasciai anche gran parte del mio cuore che non sapevo come curare. È da all'ora che la penna è la mia più intima compagna. Non sapevo come usare le parole e i modi per cercare conforto in persone amiche o familiari però il foglio bianco sapeva sempre come farmi sfogare e piano piano quella ferita si è rimarginata. Non oserei chiamarlo romanzo, rileggendolo oggi con assoluto distacco è un insieme di parole dove puoi trovare il dolore e la delusione di chi non accetta tale fine. Di chi non accetta di mettere fine ad una cosa così tanto grande ma che a volte l'amor proprio e la propria dignità devono avere la meglio, anche se il tuo cuore non lo avrebbe mai permesso. Il problema è che spesso tendiamo a sopravvalutare le intenzioni altrui, spinti dalle emozioni. Comunque, quello che non può essere l'amore della mia vita mi ha fatto scoprire la passione della mia vita e per questo gliene sarò grata per sempre.

In questo posto è facile lasciarsi trasportare dai ricordi e dalle malinconie ma la notte inizia a farsi padrona e non è più così tanto caldo. Decido quindi di tornare in albergo scrutando fra gli occhi della gente per l'ultima volta, questa sera. Magari più tardi butto giù qualche riga.

Sto percorrendo il vialetto che collega la piazza centrale al mio hotel, qua la musica non si sente già più e c'è solo il rumore dei miei passi a farmi compagnia quando vedo un gruppetto di ragazzi qualche metro più avanti, sulla sinistra di fronte ad una porta a vetri, con dei bicchieri in mano che ridono divertiti. Li raggiungo e guardo l'ingresso di quello che noto essere un wine bar. Salta all'occhio perché non ha l'aspetto rustico come il resto degli edifici di quella zona. Ha colori accessi e un arredamento moderno. Più internamente, quasi controluce, il bancone spicca su tutto il resto, due mani eleganti servono clienti con il sorriso gentile e due occhi magnetici incontrano i miei.

Entro.







|| È la mia primissima storia, non ho mai scritto nient'altro prima di questo ma avevo delle idee che volevo mettere nero su bianco. Soprattutto volevo mettere la parola "fine" ad una mia situzione personale e lo faccio attaverso lei, il mio personaggio, che farà da protagonista ad un racconto di mia fantasia con, però, gran parte di me.

Spero di avervi almeno incuoriositi e che continuerete a leggermi.

A prestissimo. 💛


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