1- Crasty Road

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Ogni giorno, alle otto di mattina, la campanella della scuola media suona forte nel piccolo paesino di Crasty Road. Sono un centinaio i ragazzi e ragazze che entrano, che appoggiano il proprio zaino vicino al banco, che si tolgono la felpa e che si preparano per la prima ora. Uno di questi ragazzi è Tom Shalvis, per descriverlo basta una sola parola, anzi un solo numero: due. Due come la media di italiano, di storia, di matematica e di praticamente tutte le materie che dovrebbe studiare; ma anche come le sue fidanzate: Tom è molto famoso per avere sempre due fidanzate contemporaneamente, il che è molto ben visto da parte dei maschi, meno dalle femmine.
La sua vita è stata sempre un po' confusionaria: all'età di cinque anni i suoi genitori si sono separati e lui è andato a vivere da sua madre, poi, quando ne aveva undici, si è dovuto trasferire da suo padre perché un tragico incidente stradale ha portato via la donna che lo aveva cresciuto fino a quel momento. Il papà però, disperato della separazione, aveva preso il vizio dell'alcol e avvertiva frequenti scatti d'ira, fu quindi così che l'anno scorso si trasferì qui a Crasty Road da sua zia, che lo accudisce come può, visto che è invalida e riceve uno stipendio molto misero.
Il suo migliore amico è Sam Broling, il primo con cui ha legato. I due si trovano molto bene insieme, condividono molti interessi e anche quest'ultimo non ama la scuola. Sono famosi in giro per aver fatto tanti scherzi a molte persone in paese, come quella volta che misero la colla sulla sedia di George, il secchione della classe; o quella volta in cui presero di mira il panettiere di Crasty Road mettendo dello zucchero all'interno dell'impasto per il pane. Insomma, dove c'è Tom c'è Sam, e dove c'è Sam c'è Tom.
I due erano molto appassionati di rugby: ogni domenica si ritrovavano nel giardino di una vecchia casa abbandonata e lì ascoltavano alla radio tutte le imprese della loro squadra preferita: i Crasty Bulls.
Mancava una settimana esatta all'attesissima partita contro i rivali storici, i Rangers. Avrebbero dato tutto per vedere quel mach sui gradini dello stadio, tanto da usare tutti i propri risparmi di una vita per quella partita. Decisero così di ritrovarsi lunedì, sempre nella casa abbandonata, per contare i soldi e decidere che posti prendere.
Arrivato quel giorno, Tom giunse con un piccolo sacchettino di lana color marrone, mentre Sam portò una scatola di cartone, che in origine era stata usata per contenere un paio di scarpe nuove. Salirono al piano di sopra, accedendo da una piccola scala pericolante, e svuotarono i propri contenitori su un tavolino che con ogni probabilità risaliva alla seconda guerra mondiale. La calcolatrice che avevano portato in caso i conti fossero diventati troppo complicati rimase inutilizzata, visto che il totale era di due dollari e cinquantacinque cent. Rimasero in silenzio per un attimo facendo finta di non esser tanto dispiaciuti, ma i loro occhi lucidi parlavano da soli e ora anche la rabbia iniziava a farsi sentire.
"Vabbè dai, con questi soldi ci possiamo prendere un gelato" disse Sam uccidendo il silenzio.
"Sarà per l'anno prossimo, intanto andiamoci a prendere sto cazzo di gelato" ribatté Tom scazzato.
Fu così che i due si misero in cammino verso la gelateria, che distava circa cinque minuti da lì, senza dire mezza parola. Impossible recuperare i sette dollari e quarantacinque cent che avrebbero permesso loro di essere presenti allo stadio in poco meno di una settimana.
Gustarono il proprio gelato in silenzio, fissando il vuoto e pensando a tutti i sacrifici che avevano fatto per racimolare una misera somma di due dollari e poco più.
"Ehi, perché piangete?" si intromise un ragazzo della loro età.
"Non te ne frega un cazzo!" rispose bruscamente Tom.
"Forse vi posso aiutare..." ribatté il ragazzo.
"No grazie. E poi, chi minchia sei?" disse Tom.
"Sono Bart Clarke, e voi?" chiese il ragazzo.
"Sam Broling e Tom Shalvis, ora però levati dalle palle" si intromise Sam.
"Forse piangete perché avete avuto una delusione o forse perché avete perso un parente" ipotizzò Bart.
"Noi non stiamo piangendo!" disse seccamente Tom.
"Bè, a me sembra proprio di sì" rispose il ragazzo "vi capisco, anche io della volte sono deluso perché nessuno condivide con me la passione per il rugby"
"Che squadra tifi?" chiese Sam che sembrava il più interessato.
"Ovviamente Crasty Bulls!" disse fieramente Bart.
"Grande! Sei dei nostri!" esclamò gioioso Sam, che sembrava avesse dimenticato la delusione di qualche minuto prima.
Iniziarono così una lunga chiacchierata che li portò a scoprire che Bart era di famiglia benestante, ma che non riusciva a legare con i suoi coetanei per il suo carattere particolare. Spiegò loro che abitava in una grande villa subito dopo il negozio del vecchio James, e che aveva un giardino enorme al cui interno vi erano piante di ogni genere.
Impossible descrivere la gioia di Tom e Sam quando Bart decise di acquistare due biglietti in più per dargli la possibilità di gustarsi la partita per la prima volta in uno stadio, dopo che i due avevano finalmente raccontato il motivo della loro tristezza. D'altronde a Bart i soldi non mancano, e non si poteva certo perdere un'occasione così ghiotta per farsi due amici che condividono la sua stessa passione per il rugby. Così si diedero appuntamento la domenica successiva davanti allo stadio.
Dopo quella domenica la cosa si ripeté più volte: quasi ogni domenica Bart regalava a Tom e Sam due biglietti, così da poter tifare tutti e tre per i Crasty Bulls. Più passava il tempo e più diventarono amici, oltre che allo stadio iniziarono a vedersi pure una volta a settimana nella casa abbandonata, per giocare e scherzare insieme.
Un giorno Bart arrivò con uno strano papiro in mano, disse che aveva studiato un piano per far diventare quelle quattro mura pericolanti una vera e propria casa base, dove ci si riuniva per svolgere le varie cose:
"Non saprei, è difficile ristrutturare una casa" disse titubante Sam.
"Non tanto, basta un po' di impegno e vedrai che diventa facile" rispose entusiasta Bart.
"Io ci sto. Però abbiamo un problema: quei materiali costano..." osservò Tom che si intromise nella discussione.
"A quello state tranquilli, io ho i soldi necessari per farcela" replicò Bart fiero. Poi disse che chi ci stava doveva mettere la mano su un po' di fango, così che la sua impronta rimanesse per sempre e testimoniasse l'impegno preso. Senza timore Bart pose le sue cinque dita sul fango, poi lo seguì Tom e, nonostante qualche dubbio, alla fine anche Sam fece come spiegato un attimo fa dal suo amico.

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