Prologo

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I genitori...persone convinte che i figli siano una loro proprietà. Scegliere per loro gli amici, la scuola, i corsi da seguire, i fidanzati o le fidanzate dei loro figli. Non tutti i genitori sono così è vero. Ma ce ne sono alcuni che non sono proprio fatti per esserlo e non si impegnano per diventarlo.

I miei genitori fanno parte di quel gruppo di persone che non è tagliato per fare il genitore. Da piccola io vivevo in una bella casetta in un piccolo paese con mio fratello maggiore, mia madre e mio padre.

O meglio con la mia matrigna e mio padre. Io ero nata da una delle avventure notturne di mio padre capitate per caso. La mia matrigna non ha mai fatto qualcosa di brutto direttamente su di me, ma sentivo da dietro le spalle gli sguardi di disprezzo che mi lanciava e i bisbigli che si scambiava con papà.

"Non capisco perchè l'hai fatta venire qui. Dovrebbe essere in un orfanotrofio" insomma dicevano cose che non erano esattamente carine nei miei confronti.

All'inizio potevo conviverci. Mi ero abituata. Poi però mio fratello lo scoprì e da quel giorno ha iniziato a odiarmi. Solo perchè non ero sua sorella di sangue. Con i suoi amici iniziò a farmi 'scherzi' denominati da loro cosi. Mi lanciavano interi cartoni di uova in testa, mi facevano cadere facendomi sbucciare le ginocchia oppure mi picchiavano tutti insieme.

Proibirono anche alla ragazze di non parlarmi. Una volta una ragazza non lo fece e per una settimana subì il mio stesso trattamento. Da quel giorno non mi parlò più. Anche in casa non era così semplice. I miei mi ignoravano. Si insomma mi davano da mangiare e tutto quanto ma quando avevo bisogno di aiuti nei compiti o mi sentivo triste nessuno era mai presente per me.

Col tempo ci feci l'abitudine e non mi importava più. Ma ormai anche a casa mi picchiavano.  Papà tornava a casa ubriaco la sera, veniva da me e mi picchiava.

Un giorno venne mia zia. Doveva stare da noi per qualche giorno in visita. Era la sorella della mia matrigna e anche se lei non la sopportava veniva lo stesso per farmi compagnia. Era l'unica persona che poteva capirmi ed ero felice con lei anche se dopo poco doveva già andarsene.

Comunque in una sera delle tante visite papà tornò ubriaco. Si comportava in modo strano dal solito. Quella notte lui provò ad abusare di me. Fortunatamente zia Beth intervenì colpendolo alla testa con una bottiglia. Mi prese e scappò di lì con me in lacrime.

Quella fu un esperienza traumatica ma a distanza di anni non la trovo più così spaventosa. Perchè so che non rivedrò mai più nessuno di loro. E anche se accadesse sono più forte di com'ero allora.

Mia zia mi portò a casa sua a Las Vegas e ci convivì per un po di anni spensieratamente.  Quando poi iniziai a sentirmi un peso decisi di cambiare città. Ci misi un pò a convincere la zia ma presto cedette. Ovviamente non voleva separarsi da me e neanche io, ma avevo il bisogno di trovare me stessa.

Da lì partì per Manhattan in cerca di me stessa. Da lì in poi avrei dovuto cavarmela da sola. Avevo racimolato un po di soldi e avevo comprato un appartamento carino. Esso era collocato in punto dove c'erano parecchi negozi di vestiti e fast food. E non molto lontano c'era situata la mia nuova scuola. Avrei frequentato l'arco della fine delle superiori qui.

Sperai di potermi fare qualche amico lì. Non che la solitudine mi dispiaccia ma dopo un pò parlare solo con la tua coscienza annoia. Per non essere ferita dalle persone sarei dovuta diventare più forte.

Per tutte le persone che mi hanno fatto del male ci sarebbe stata una barriera particolare. Per loro sarei diventata intoccabile. 

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⏰ Last updated: Apr 21, 2018 ⏰

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