Pirati alla deriva

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Tutti a bordo ruggì il comandante, giusto in tempo prima che una gigantesca onda gli facesse perdere la presa dagli ormeggi, scaraventandolo lontano, fuori dalla barca. Il piano di salire sulla nave prima dell'arrivo dell'onda, per sfruttare la risacca, era fallito miseramente. Staccarsi dalla bianchissima sabbia della spiaggia su cui si erano arenati sembrava impossibile.

La nave non si era mossa di un centimetro, e il capitano, adesso disteso a faccia in giù nella sabbia rigurgitò un fiume di invettive per sfogare la sua rabbia.

"Mi volete dire perché non siete saltati su con me?" continuava a gridare "è possibile che non facciate in tempo a spingere la poppa e poi arrampicarvi non appena l'onda si infrange a prua?". I marinai sfiniti osservavano a testa china la nave, ferma sul posto ormai da 3 giorni, che non voleva proprio lasciarsi convincere a ripartire. Fino ad ora le avevano provate davvero tutte: sparare con i cannoni contemporaneamente verso terra per sfruttare il rinculo, esercitarsi nell'uso dei poteri psichici di telecinesi, cospargere lo scafo di olio perché scivolasse e persino attaccarci delle corde e provare a tirarla. Ma ogni tentativo era stato vano, quella dannata spiaggia sembrava fatta di colla. E adesso, di tutti i tentativi effettuati, questo era in assoluto il più ridicolo: dovevano spingere la nave aspettando un'onda abbastanza grande da superarla nella sua interezza, e poi saltare a bordo mentre la nave veniva risucchiata dal mare. Ma tutto ciò che avevano ottenuto era un capitano disteso nella sabbia che iniziava a perdere decisamente la pazienza.

Le idee del capitan John Rackham erano quasi sempre geniali, quest'ultima decisamente non lo era. La sua ciurma era disposta a tutto per il suo capitano, ma indugiò a spingere una caravella di 20 metri arenato sulla spiaggia. Il primo a seguire Calico Jack, soprannome di John Rackham, in quell'assurda impresa fu Mark Zaranskj. Mark era il medico di bordo, non era più alto di una botte di un buon vino francese, ma al contrario di come si potesse pensare picchiava forte. Forse per via del suo baricentro basso o forse perché i nemici non lo vedevano spuntare, in un modo o nell'altro se la cavava sempre. Aveva i capelli scuri e mossi, ed era di origine russa. Insomma, il tipico ragazzo slavo. Mark era un medico rivoluzionario, era convinto che un buon bicchiere di whisky potesse guarire qualsiasi ferita. Secondo il medico russo, la medicina del futuro sarebbe stata il whisky d'annata.

"E' mai possibile che il più grande pirata di tutti i tempi si ritrovi bloccato su questa dannata isola per colpa di una ciurma di inetti..." stava intanto continuando l'uomo, disteso ancora a faccia in giù nella sabbia, mentre cercava invano di rialzarsi puntellandosi sulla spada.

Il morale dei pirati era a terra (come il loro capitano e la loro barca d'altra parte). Il navigatore Pec, un uomo alto e barbuto con capelli folti e scuri e uno sguardo spiritato, era il più mortificato di tutti, era infatti colpa della sua rotta se erano finiti in quella situazione. Tuttavia bisognava riconoscergli che anche il timoniere non si era fatto domande quando aveva veleggiato dritto dritto su quella strana isola. Ma anche il timoniere non poteva essere totalmente biasimato visto che l'uomo di vedetta si era addormentato e non lo aveva avvertito delle sue perplessità. Però il poveraccio si era appisolato a causa del pasto troppo pesante di quel giorno, preparato da Tom. Quel dannato cuoco sapeva fare di tutto tranne il suo lavoro, ed era anche un gran pigrone, cosa che stranamente non si rifletteva troppo sul suo fisico, alto e magro. Il cuoco aveva a sua volta addossato le colpe ai pescatori che non avevano preso altro che quei grossi pesci dalla forma strana, che di certo non potevano essere cucinati in modo leggero. E dal momento in cui il pescare era compito di tutti alla fine la colpa non era di nessuno.

Chi sicuramente non aveva pescato quei pesci era Koko, forse perché era un Phascolarctos cinereus, o se preferite, un koala. Le dinamiche del suo arrivo in ciurma furono piuttosto burrascose; Koko era stato catturato in Australia da un nobile inglese, che voleva dare prestigio alla sua tenuta vicino a Newcastle. Di certo un Phascolarctos cinereus poteva arricchire la sua collezione di animali esotici, il nobile inglese vantava già un panda gigante, 2 pinguini e un orso polare. Nel tragitto tra Sidney e Newcastle, il vascello che trasportava il koala fu attaccato da una caravella pirata. La nave abbordò sul fianco destro l'imbarcazione mercantile. I bucanieri erano inferociti, le grida risuonarono in tutto il mare, l'assalto cominciò.

'Un vero capitano non abbandona mai la sua nave', questo era il motto di Calico Jack che rimase al timone, mentre la sua ciurma si lanciò con le cime all'arrembaggio. Mark, su ordine del suo capitano dovette rimanere a poppa 'Non possiamo permetterci di perdere il nostro unico medico ' era stato l'imperativo impartitogli. Calico Jack non ebbe proprio la stessa grazia con Tom, anzi sarebbe stato molto felice se dopo lo scontro a fuoco il cuoco fosse tornato orizzontale. Di sicuro nella caravella qualcuno sapeva cucinare meglio di quello scansafatiche. I bucanieri volavano riscattarsi dopo l'ultima disavventura: una nave affondata con ancora tutto il carico a bordo. Lo scontro sul vascello mercantile imperversò per più di un'ora, ma alla fine i pirati ebbero la meglio. L'auspicio di Calico Jack non si avverò, Tom era sano e salvo. Non poteva dirsi lo stesso di Pec, colpito ad una chiappa da un proiettile vagante. Il proiettile era stato sparato da Tom, che lo aveva scambiato per un nemico. Per fortuna del cuoco la dinamica dell'infortunio non si venne mai a sapere.

Il bottino dei pirati non fu come sperato: una decina di botti di rum, spezie orientali e qualche sterlina britannica. Mark prese subito in consegna l'acqua vite, l'infermeria necessitava di approvvigionamenti. Furono inoltre sottratte due grandi casse in legno, 3 metri per 3. Nella prima cassa venne trovato un Crocodylus porosus, o coccodrillo marino di un paio di metri. Il rettile non perse tempo e azzannò il braccio del povero mozzo che aveva osato curiosare. Quel giorno il pirata non perse soltanto un braccio, dopo qualche ora infatti, perse anche la vita. Un paio di bicchieri di whisky e una un vecchio straccio non erano bastati a fermare l'emorragia. Fortunatamente il sacrificio del povero pirata non fu vano, la carne dell'animale si rivelò sorprendentemente buona.

Per aprire la seconda cassa il capitano decise di prendere qualche precauzione, mandò Tom. Il cuoco tutto tremolante e con il cuore in gola si diresse verso quel vecchio scatolone di legno marcio. Con un colpo di sciabola scardinò la cassa: "Qualsiasi cosa c'era prima, ora non c'è più!" gridò il cuoco sollevato al suo capitano, che era rimasto distante per prevenire altri infortuni. Stranamente la cassa, che presentava un grosso squarcio a mo' di finestra, conteneva solo una palla di cannone.

Dimenticato l'episodio grottesco, e finito di spolpare il coccodrillo, pirati proseguirono sulla rotta. Dopo qualche giorno un mozzo vide uno strano animale arrampicato sull'albero maestro. Non riusciva a capire di quale specie si trattasse, ma di una cosa era sicuro, non si trattava di una sirena. Le voci che gli erano giunte sulle sirene le descrivevano come creature bellissime dotate di grazia e sensualità. Non potevano certo avere un naso nero, grande come una patata, ed essere coperte da pelo grigio con sfumature bianche. La conferma che quell'animale non potesse essere una sirena la ottenne osservando meglio le orecchie di quell'essere. 'Delle orecchie sensuali non possono certo essere piene di peli ' pensò il mozzo inorridito. Fu così che Koko entrò a far parte della ciurma di capitan John Rackham.

L'avvilito Pec continuava a rimuginare su quella strana isola giocherellando distrattamente con il suo fedelissimo pugnale ricurvo. Possibile che quella terra non esistesse in nessuna mappa? E poi a due metri dalla riva l'acqua scendeva a una profondità incredibile, in che razza di isola erano finiti?

Intanto il capitano si era finalmente rialzato e aveva annunciato che finché non avesse trovato una soluzione sarebbero rimasti sull'isola, cosa che Tom trovò piuttosto ovvia, anche se si guardò bene da farla presente a tutti. Gli ordini erano semplici, costruire un accampamento degno di essere definito tale e cominciare l'esplorazione dell'isola, che magari da tutto questo casino qualche villaggio da depredare e dare alle fiamme si trovava.

I pirati delle disgrazieMga kuwentong kahuhumalingan mo. Tumuklas ngayon