Un'aggraziata bambina da un fluttuante vestitino azzurro si aggirava per la casa apparentemente tranquilla, cosí tranquilla che si sentiva solo l'eco dei suoi passi. Doveva avere all'incirca sette anni.
<<Mamma>> chiamò piagnucolando.
Era inciampata su un sasso nel giardino mentre giocava e il suo povero ginocchio si era sbucciato. Le sembrava che niente avrebbe potuto fare più male.
<<Mamma>> disse più forte mentre continuava ad avanzare nel lungo corridoio che l'avrebbe portata alle stanze da letto. Sbirciò nella sua camera vedendo il suo orsetto bianco sulla sedia accanto alla porta. Per un attimo si scordò il motivo per cui era entrata in casa e prese il peluche allaciandogli un nastro azzurro come il suo vestito sul collo. Sorrise soddisfatta e decise di portarlo con se. <<Tranquillo Mr. Winter, non mi fa poi così male. Devo solo trovare la mamma... MAMMA!>> . Chiamò ancora senza ricevere alcuna risposta. Ci rinunciò dopo alcuni richiami, non le avrebbe risposto.
Probabilmente è uscita a fare la spesa pensò.
<<Papà>> gridò allora. Il padre faceva parte dell'esercito, ed era maresciallo. Era tornato da qualche settimana da una missione e non voleva stare altro tempo lontano dalla figlia. Difatti, Mr. Winter era un regalo che le aveva fatto lui. Chiamò l'uomo per altre tre, quattro, cinque volte. Non rispose nessuno.
Perché non risponde nessuno? Non mi hanno mai lasciata da sola...
Il ginocchio le faceva male, ma continuava lo stesso a camminare senza lamentarsi, proprio come suo padre le aveva insegnato. Mr. Winter le teneva la mano, come per rassicurarla anche se nel suo piccolo.
La piccola bussò alla porta sentendo dei mugolii provenienti dall'interno della stanza. Non le rispose comunque nessuno. Il suo mare di onde dorate le coprì il viso pallido mentre aggrottava le sopracciglia. <<C'è qualcuno?>> chiese. L'orsetto la guardò per incoraggiarla ad aprire.
Sentirono tossire;
Aprì la porta;
Il suo cure si fermò, le si mozzó il fiato e i suoi occhioni marroni divennero lucidi all'istante mentre una stretta morsa le cinse il cuore.
Cercò invano di non singhiozzare e mentre con le esili braccia abbracciava Mr. Winter come se avesse potuto ripararla da tutto quel dolore e far sì che tutto fosse solo un incubo, un orribile incubo. La ferita al ginocchio le sembrava non contare più nulla; ora sentiva solo dolore al petto.
Sbatté le palpebre più volte per capire se stesse realmente vivendo quella scena, ma era la realtà, la più brutta realtà che le si potesse parare davanti.
<<El... lie>> sentì balbettare dalla ormai flebile voce del padre. La bambina lasciò cadere Mr. Winter e corse verso l'uomo steso a terra iniziando a piangere e urlare forte. Si inginocchió mentre si strofinava gli occhi e le calze inizialmente bianche, iniziarono a inzupparsi del sangue che circondava l'uomo a terra. Le braccia ricoperte di sangue la circondarono lentamente e lei non poté fare a meno di abbracciarlo a sua volta. Ellie continuava a piangere tra le braccia del padre mentre Mr. Winter li guardava da lontano, con un aria triste.
Il proiettile con cui avevano colpito l'uomo era rimasto incastrato nel muro, all'altezza del suo fianco. Quando gli avevano sparato non avevano preso nessun organo ma da lì a poco sarebbe morto dissanguato, considerando tutto il sangue che lo circondava.
La bambina arrestò i suoi singhiozzi: il battito del cuore del padre stava diminuendo il suo ritmo con una velocità allarmante.
Papá... non lasciarmi ti prego...
<<Ti voglio bene mia piccola soldatessa>> disse per l'ultima volta l'uomo inalando il suo ultimo respiro. Ellie spalancò ancora di più gli occhi mentre dei lacrimoni le solcavano il viso.
No... no... papá... apri gli occhi... ti prego...
Iniziò a gridare e a ripetere <<Papà NO!>>.
In preda alla disperazione più totale poggiò nuovamente la testa sul petto dell'uomo. Non sentiva più il battito del cuore. Sollevò la testa con gli occhi sbarrati e pieni di lacrime quando sentì la madre aprire la porta d'ingresso e gridare un <<Sono a casa!>>. La sentì salire le scale e con passi lenti attraversare il corridoio. <<Ellie, tesoro, dove sei? E perchè Mr. Winter è a terra? Oh ec...>> la madre non finì di parlare che crollò davanti alla porta della stanza in cui si trovavano Ellie ed il padre. Allargò le braccia mentre le lacrime iniziarono a scenderle sul viso. Ellie rimase ferma. Poi si alzò lentamente e corse piangendo tra le braccia della donna.
YOU ARE READING
Alla ricerca della felicità
RandomDopo la morte del padre, Ellie non è più la stessa. La madre dopo un anno si è rifatta una vita e ad Ellie sembra che si sia dimenticata del padre. All'età di 18 anni scappa di casa con Mr. Winter e va alla ricerca della felicità.
