Capitolo uno

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Non capisco il motivo per cui gli uomini devono avere così tanto odio dentro di loro, ma soprattutto non capisco il modo in cui sfogano questo odio.
Sono Moira Anderson e sono imprigionata qua con altre persone a Port Royal, aspettando di essere giustiziata.
È tutto ciò perché mio padre era un pirata.
Ecco il motivo per cui io e altre innocenti dobbiamo perdere la nostra vita, io a 17 anni altri anche più piccoli, solo per questo stupido e insulso motivo.
Le persone davanti a me avanzano lente  verso il patibolo consapevoli che da lì non tornerAnno più indietro.
Intanto guardo verso la folla e vedo tutti quegli uomini con il fucile puntato pronti a sparare se qualcuno dovesse fuggire.
Tra quei soldati noto un uomo, ma non un semplice soldato, credo sia un generale visto che la sua divisa è più rigorosa, che mi indica e immediatamente uno dei suoi uomini viene a prendermi e con uno strattone mo porta da lui.
Da vicino è un bel uomo, mi sento piccola ma comunque lo odio per quello che sta facendo a queste persone.
«Come ti chiami?» mi chiese.
Noto che la sua voce non é cattiva e arrogante come quella degli altri ma è calma e calda, mi da quasi un briciolo di speranza.
Non rispondo subito perché da un lato sono terrorizzata dal fatto che posso essere una trappola.
Lo guardavo dal basso, il mio sguardo trasmetteva tutto quello che provavo in quel momento, ero straziata ma poi presi tutto il coraggio e risposi
«Mo-Moira Anderson» la mia voce tremava anche se non volevo, volevo sembrare forte ma era come se quella forza non volesse uscire.
Non disse nulla ma continuo a guardarmi con quei occhi impenetrabili, poi fece un passo vero di me sempre senza dire nulla.
Ero confusa
«Portatela in casa» e senza nemmeno rendermene conto le braccia di quel soldato mi presero e mi portarono in casa.
Mi lascio in una stanza fredda e buia dei sotterranei e pensai che forse avrei potuto salvarmi o quell uomo voleva solo prolungare la mia sofferenza.
Non so per quanto rimasi li dentro, non si percepisce il senso del tempo, ma dopo un po vidi un ombra avvicinarsi a me è quanto fu illuminata dalla fioca luce della finestra notai che era quell uomo che mi aveva "salvato".
«Spero che non mi pentiró di questa scelta» disse e io non capivo cosa volesse dire quindi rimasi zitta anche perché non riuscivo a tirare fuori la voce, era come scomparsa.
«Lo sai perché sei qui e non fuori a fare la fine delle altre persone?»
Volevo dire di no ma non riuscivo a parlare.
«Guarda che non ti mangio mica, puoi parlare» mi disse e il suo tono non era poi così autoritario.
Quindi provai a rispondere
«No signore»
Abbozzò un sorriso
«Se devo essere sincero signorina Moira Anderson mi dispiaceva il fatto di mandarla al patibolo dal momento in cui qui in casa abbiamo bisogno di una domestica, è visto che lei è giovane ho pensato che potesse prendere questo posto.»
Io? Domestica?
«Domestica ha detto signore?»
Dissi cercando di non far tremare la voce.
«ahah si signorina Moira, domestica hai capito benissimo»
Disse con aria allegra, forse trovava divertente il fatto di sottomettermi, di avere pieni poteri su di me.
Non so perché ma aveva qualcosa che mi affascinava.
«Signore non so se sono adatta a questo incarico, non ho esperienza»
Ma perché diavolo dicevo così? Ho l opportunità di salvarmi la pelle e sto in un certo senso rifiutando l impiego?
« Oh credo indubbiamente che sarà portata per questo tipo di lavoro, ma se preferisce l'altra strada..»
È indicò il patibolo.
Non potevo rifiutare, era la mia unica salvezza.

Wrong loveWhere stories live. Discover now