PROLOGO

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La stanza era silenziosa, proprio come se la ricordava, e nonostante ci fosse già stata parecchie volte, il bianco luminoso delle pareti quasi le sembrò accecante. Si osservò le mani, per constatare di essere ancora intera, e dopo si guardò intorno, senza scorgere segni particolari che le indicassero la presenza di qualcuno. Quella volta, qualcosa le sembrò diverso. Non riuscì a sentire alcun rumore, nemmeno il suo respiro era percettibile. Eppure, udiva chiaramente il battito del suo cuore, leggermente accelerato per l'ansia e la paura.

-Tesoro! Credevo non arrivassi più!-esclamò una voce vellutata alle sue spalle. La ragazza sorrise, prima ancora di voltarsi per osservare compiaciuta la figura di una donna che le veniva incontro. Quest'ultima si fermò a pochi passi da lei, e la osservò con sguardo fiero, prima di abbracciarla con impeto. Quando si fu ripresa, la donna si staccò da lei, e si ricompose, e la ragazza ebbe modo di osservarla meglio. Non era cambiata affatto in tutti quegli anni. I lunghi boccoli scuri le ricadevano morbidi e setosi sulle spalle, in contrasto con il candore del suo viso, e il blu acceso dei suoi piccoli occhi. La sua figura alta e slanciata la sovrastava di pochi centimetri, le mani affusolate tenevano le sue con un'estrema delicatezza, quasi avessero paura di farle del male.

-Mamma...-disse semplicemente lei. Una lacrima premette per uscire, e nonostante tutti i suoi sforzi, non riuscì a bloccarla, e lasciò che le scorresse sulla guancia pallida, lasciando dietro di se una scia appena visibile. La donna inclinò di poco la testa, osservandola con uno sguardo dispiaciuto. Le accarezzò la guancia, asciugando i suoi occhi, e le sorrise dolcemente.

-Non piangere, bambina. Te l'ho detto un sacco di volte, le lacrime non si addicono al tuo viso-le disse, riuscendo a strapparle un debole sorriso- ah...Victoria Anderson, sei testarda come tuo padre!-aggiunse poi con un sospiro.

-Lo so, mamma-rispose lei con una mezza risata- perché vedo soltanto te? Dov'è papà?-chiese poi, con una punta di tristezza nella voce. Sua madre si rabbuiò all'improvviso, e le rivolse uno sguardo penetrante, di cui Victoria non riuscì a cogliere il significato. Poi il suo viso si rilassò, e la donna addolcì il suo sguardo, sospirando tristemente.

-Tesoro, ci sono cose nella vita che non possono essere spiegate-le disse comprensiva-ma un giorno, capirai. Ne sono certa-le sussurrò.

-E perché non posso capirlo adesso?-.

-Lasciamo perdere questo argomento, va bene?-le disse accarezzandole le spalle- oggi è il tuo grande giorno!-esclamò con un espressione allegra- nonostante io odi questo sistema...-disse arricciando il naso in una smorfia di disgusto-...se tu sei felice, per me va bene-.

-Dovrebbe piacerti quello che faccio mamma, quello che sono...o che sarò. Servirò la comunità, per un bene più grande-spiegò Victoria duramente.

-La comunità...-ripeté la donna con amarezza-...guarda dove ci ha portato. La comunità non ha fatto niente per me e tuo padre, per tutti quelli che stavano soffrendo. A mio parere, la guerra che tutti credete di combattere non è li fuori, fuori dalle mura, ma qui dentro-disse poi toccandole il petto all'altezza del cuore.

-Io proprio non ti capisco...-sussurrò affranta Victoria.

-Oh, piccola mia, lo so. È normale. Per te questo non ha ancora nessun senso-le disse dolcemente- ma guardati! Come cresci in fretta-disse commossa mentre la osservava fiera- la mia bambina sta diventando una donna...-disse con un po' di tristezza nella voce.

-Non sono più una bambina mamma...ormai ho 18 anni. So cavarmela da sola-disse Victoria sicura di sé.

-Oh, non ne dubito-disse sua madre con un sorriso- solo che avrei voluto un'altra vita, per te. Avrei voluto che ti godessi l'infanzia...-mormorò la donna, parlando più con se stessa che con sua figlia.. Poi il suo sguardo si fece triste, e la strinse di nuovo in un abbraccio- questa è l'ultima volta che ci vedremo, Victoria, voglio essere sincera con te-.

La Guardiana - Il risveglio delle TenebreStories to obsess over. Discover now