Non ricordo nulla di ieri mattina, però qualcuno mi ha salvato. Non so bene chi, per ora un mio amico d'infanzia mi ha detto di esser stato lui.
Ma ho un ricordo vago di una voce femminile.
Dopo tutto quello mi son svegliata in ospedale con mia madre accanto. Se è davvero stato Chris dev'essere proprio un esagerato.
Cosa saranno mai un po' di lividi qua e la?
Son ancora in questo lettino e non ho la più pallida idea di quando mi faranno uscire.
Ed io, dopo tutto, voglio tornare a scuola il prima possibile per vedere ancora quella ragazza.
A quel pensiero mi son addormentata, sta volta senza fare incubi.
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Mi sveglio in piena notte nell'ospedale ed è.. inquietante. Mi ricorda un film horror ma voglio uscire da sto letto.
Mi alzo, mia madre è andata via. Probabilmente era molto stanca ed aveva bisogno di dormire. Non è facile riposare qui, soprattutto piegata su una sedia con la testa sul bordo di un letto.
Mi infilo le pantofole e mi guardo intorno, notando il mio pigiama con le mucche e sperando di fare meno rumore possibile - perché credo ci siano delle guardie in giro.
"Anche se mi sembra strano che le persone non possano uscire dalle camere. Ci sono anche i familiari."
Cammino lungo il reparto con le camere singole a volte affacciandomi alle finestre che danno sul giardino.
Dall'altra parte del corridoio noto una specie di 'hall' con delle poltrone ed un pianoforte al centro.
"E se lo suono?"
Mi avvicino a passo lento al pianoforte guardandomi sempre intorno per paura di essere scoperta, ma non vedo altro che corridoi vuoti.
"E se questo reparto è vuoto?"
Rabbrividisco, e non so se è per la gioia di non poter svegliare qualcuno, o è la paura di pensare ad un intero reparto vuoto.
Mi siedo sullo sgabello ed apro il coperchio della tastiera, premendo appena su alcuni tasti.
"È anche.. accordato."
Prendendoci la mano inizio a suonare e a canticchiare Warmness on the Soul degli Avenged Sevenfold.
Questo per un bel po' di tempo, quando all'improvviso sento un rumore e mi blocco subito.
"Oddio, chi è?"
Chiudo lentamente il coperchio della tastiera e faccio per alzarmi, quando un'ombra esce dall'angolo del corridoio e mi saluta alzando piano la mano.
«S-scusami non volevo spaventarti. Non riuscivo a dormire ed ho sentito qualcuno suonare..»
Decido di restare seduta sullo sgabello e faccio gli occhi a fessura per cercare di vedere meglio quella figura.
Sembra una figura femminile ed io per quanti film horror ho visto con protagoniste femminili, quasi non mi viene un accidente.
«Chi sei?»
«Mi chiamo Annie.»
"Annie..?"
La faccio avvicinare di più a me e alzo lo sguardo per guardarla negli occhi. Schiudo le labbra e resto sorpresa, non è in pigiama quindi è un visitatore.
«Myles..»
Le sorrido ed annuisco. Mi sento in imbarazzo però sono felice di vederla.
«Che ci fai qui, Myles?»
Mi alzo dallo sgabello e giro su me stessa per farle notare il pigiama.
«Il mio amico d'infanzia mi ha portata qui dopo avermi.. aiutata.»
Vedo che mi fa una smorfia, quasi dispiaciuta. Però poi annuisce e mi sorride, il più bel sorriso che io abbia mai visto.
«Capisco, io sono in visita per mia madre.»
«Perché?»
«Autolesionismo depressivo.»
Schiudo le labbra e quasi mi trattengo dal piangere.
Ha un passato da dimenticare come il mio.
Sentiamo entrambe un rumore di passi che viene dal corridoio dove siamo sbucare entrambe, cerco di non andare nel panico ma non so che fare.
Annie mi prende per mano e mi trascina nella stanza di sua madre, per scamparla dalla guardia.
Ansimo, è stato tutto così improvviso che mi accascio a terra con le spalle al muro.
Mi posa l'indice sulle labbra.
«Ssh..»
Ed io avvampo.
Mentre sentiamo la guardia allontanarsi, Annie mi aiuta ad alzarmi dal pavimento.
«Annie.. è la seconda volta che mi salvi.»
«Davvero?»
Annuisco e la vedo schiudere le labbra, a quel gesto avvampo ed ho quasi voglia di leccarmi le labbra.
Si avvicina al mio viso ed io chiudo gli occhi, ho quasi paura. La sento sussurrare e respirare contro il mio orecchio.
«Ti proteggerò sempre.»
