CAPITOLO I
Ci sono varie persone al mondo: chi ama svegliarsi presto la mattina, muovendosi come se avesse inserito in qualche strano posto del corpo una maledetta batteria, spargendo positività intorno a se, e c'è chi, come me, per lasciare quel letto,gli ci vuole una interra banda musicale, tutto il carnevale, e qualche urlo ben eseguito. Ma, il mio asso nella manica, era sempre, la tazza di caffè, quel sapore amaro, senza manco un pizzico di zucchero. Molti mi hanno detto che probabilmente, anche se usavano sempre "sicuramente", sono talmente dolce, che aggiungerne altro vorrebbe dire farsi venire letteralmente il diabete. Non ho mai capito da dove fosse uscita l'idea, visto che l'acidità mi veniva all'improvviso. Ma, come mia madre ha sempre detto: "mai provare a capire, ciò che gli altri vedono in te, perché potresti aver un brutto risveglio!".
L'orologio non se ne preoccupo tanto della mia mancanza di voglia mattutina e inizio a strillare. In pochi attimi lo misi a tacere, e, come di consuetudine, mi rigirai dall'altra parte. Tempo di chiudere tutti e due gli occhi, che già stava provando a tornare all'attacco. La rabbia, che piano piano prese possesso delle mie mani, era il mio gemello. Stavolta lo feci volare. Poi però, il primo schiaffo... mi era costato 100 € di sveglia. Ma chi è talmente fuso per spendere tanto? Io, naturalmente.
Mi alzai come un morto da una barra. Guardai a destra, a sinistra, ma tutto sembrava coperto di una luce accecante. Respirai profondamente. Non so mai il motivo per cui, quando sono sul punto di aprire gli occhi, la mia mente tende a rigurgitare ad una velocità spaventosa mille pensieri. Sono sempre più convinto che non sono manco i miei. Non possono esserlo. Guardai di nuovo sotto il letto. Quel pezzo di un gatto. Ma chi me l'ha fatto prendere? Ecco una domanda a cui risponderei d'istinto: tu cretino! Trovai una ciabatta. Che bello mettere il piede in una palla di lana. Ma, l'altra, l'altra l'aveva il gatto.
Provai con uno sforzo ad alzarmi, ma lì comincio la mia battaglia. Il primo ad attaccare fu il posto dove il mio "cuore" ha urinato. Un piede salvo, l'altro no. Rabbia, che era la mia compagnia rispunto fuori più forte che mai. Gatto!!! Il urlo fu audace. Per un istante mi sembro di sentirlo dietro alla porta, e feci come un gatto, uno scatto. Ma il mio gatto, beh non era matto. Anzi, a dir il vero credo sia sempre stato un passo avanti a me, e apri la bocca con tanto calore, e con dei occhi pieni di dolore, che la mia rabbia, spari tutta d'un tratto. E come ogni giorno, il suo sguardo andò verso la ciotola vuota.
Cercai le crocchette, presi un cucchiaio e ne contai tre, e con molta cura, la misi per terra. La scena, è la solita: il lupo che si butta senza pietà sulla preda. Altro che gatto, mi ero preso un pozzo senza fondo. Poi, cercai il barattolo con il caffè, ma stavolta la giornata non era la mia: vuoto, come la ciotola. In pochi secondi tirai fuori il cellulare: "-Mia" risuono come un grido di dolore. Sentivo squillare, una volta, due, tre, quattro ( di nuovo sentivo un urticaria che prendeva forma ) cinque e al cinque: "- Pronto! " La voce di Mia non te la puoi mai scordare, perché ti entra dentro come un treno a 100 all'ora.
"-Pronto amore, scusa, anzi, no, dove sei?" La mia voce non tradiva la situazione disperata in cui mi trovavo.
"-Ho appena portato il mio cucciolotto, il mio angelo, il mio belloccio"...
"- Si ho capito, il tu figliolo! Lo so che è bello, è tutto te!"
"- Vero?" La soddisfazione spruzzava dal altoparlante del mio cellulare.
"- Allora, passa da me! Veloce come il vento!" Sembravo il mio gatto!
"- A fare?! In realtà amore io avrei pure un lavoro! Devo essere lì fra un ora..."
"- No no no! Non ci siamo capiti credo, ripeto: passa da me! Sono senza caffè!" Senza ero davvero un uomo, anzi, non ero un uomo.
" - Dio mio, te lo porto io un caffè!" Era sempre lei il mio angelo custode. "- Anche se, sei il solito sfaticato: hai il bar sotto casa!" Stavolta uso un tuono molto minaccioso.
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Oltre il cuore...
RomanceQuando nacqui, la pioggia fu il primo suono che il mondo penso bene di usare come sottofondo. Per tanto tempo, non avevo mai capito il perché il rumore di ogni "lacrima" di pioggia riusciva a mettere a tacere la mia anima, anestetizzandola. Quelle g...
