1. Call girl?

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Questa storia contiene un linguaggio scurrile.
Nomi e personaggi, puramente casuali.
Sì, ragazze, sono tornata! Ci vediamo all'angolo autrice!

Tornare a casa da un viaggio era una palla, ma allo stesso tempo molto soddisfacente.
Tornavo a casa spesso sfinita e mia madre, donna con il super-potere di sfracassarmi le ovaie, spesso mi tartassava di domande quando io volevo solo sdraiarmi sul mio letto ed avere un po' di tempo per me.

In aereo non riuscivo mai a dormire, spesso infastidivo April, la mia compagna di banco, che puntualmente mi mandava a fanculo e si girava dall'altra parte, rifiutandosi di sentire le mie lamentele sulle infinite ore di aereo ed i miei commenti su quanto mi stessero sul cazzo le hostess che sorridevano sempre in modo terribilmente fastidioso. E la noia, mi faceva desiderare che l'aereo precipitasse, sicuramente il viaggio sarebbe stato più movimentato.

Poi, dai, viaggio studentesco. Va bene la mattina a scuola, il pomeriggio le gite e/o lo shopping pazzo, ma poi la sera si andava per locali, e che fai, un drink non te lo bevi? E finiva sempre che dormivo due ore a notte, e giravo con delle borse sotto gli occhi più grandi di quelle che portavo sotto braccio. Che poi, truccata, con questa grande stanchezza in volto, sembravo Platinette.

Ma almeno a casa poi dormivo dodici o anche tredici ore di fila perchè il giorno dopo il ritorno, l'assenza era giustificata. E nemmeno studiavo, insomma, passavo due giorni interi a dormire, mangiare, senza preoccuparmi del trucco (tanto, stanca com'ero,facevo schifo lo stesso, con o senza) e stavo in pigiama.

Era proprio questa la situazione: ero sdraiata sul letto e stavo girando i vari social, osservando le foto che avevo fatto durante il mio viaggio a Londra.
Era la seconda volta che ci andavo con la scuola, ma essendo il penultimo anno è stato il più divertente. Insomma, i professori erano stati molto più morbidi con noi e anche se non avevamo l'etá consentita per i locali, acchiappavamo qualche londinese universitario che garantiva per noi e come delle stronze non gli davamo nemmeno un bacetto, anzi sparivamo nella bolgia appena entrate.
Un'esperienza meravigliosa, ma se avessi fatto le analisi del sangue appena tornata, avrei dovuto spiegare a mia madre la motivazione della grande quantità di THC e alcol nel sangue.

Stavo proprio per alzarmi e andarmi a fumare una sigaretta, quando il telefono mi vibró tra le mani, segnando una notifica di Imessage, di un numero che avrei potuto giurare fosse inglese. Immaginai fosse la signora che mi aveva ospitato, schiacciai e lessi il messaggio.

Numero sconosciuto:
Ciao. xx
Ho trovato il tuo numero nel bagno degli uomini al Corsica*, c'era scritto che fai incontri a pagamento. Sono interessato, posso pagarti molto bene.

Rimasi alquanto stupita, alzai un sopracciglio. Ero stata al Corsica quando ero a Londra, eravamo emozionatissime quella sera, avevamo pagato un occhio della testa per poter entrare in quel locale. Doveva averlo scritto Anna.
Non andavo d'accordo con i ragazzi e le ragazze della mia classe, specie con questa Anna. Non sono mai stata brava a tenere le opinioni per me e spesso, ero in mezzo alle liti comuni per aver messo in discussione la parola divina di Anna, che era perfezione. Ovviamente sto parlando con sarcasmo.
Non mi importava nulla, certamente, nemmeno ricordavo perchè avessimo litigato, doveva essere una sorta di vendetta.
La presi a ridere, non era la prima volta che mi succedeva, bastava semplicemente non rispondere o dire di no, e tante volte mi divertivo anche a rispondere impersonando una suora incazzata per aver ricevuto una proposta del genere, o magari a fingermi qualcun altro, prendendo chiunque mi chiamasse per il culo.
Che cazzona, dovevo prendere la vita un po' più sul serio, forse.

Speed date.|| HS.Where stories live. Discover now