Capitolo I

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La luce che filtra dalla finestra aperta e la sveglia che comincia a suonare mi strappano dalle braccia di Morfeo, apro leggermente gli occhi ricordandomi che oggi è il primo giorno di scuola.
Controvoglia mi alzo e dopo essermi preparata scendo in cucina dove trovo mia madre che sta preparando la colazione e appena mi vede accenna un piccolo sorriso per poi mettere a tavola quello che aveva preparato. Mi siedo e iniziamo a mangiare in silenzio, senza nemmeno guardarci in faccia come ormai succede da tempo.
Appena finisco la mia colazione mi alzo da tavola e vado in camera a prendere le mie cose, poi riscendo in cucina per salutare velocemente i miei genitori ed esco di casa cominciando a correre per riuscire a prendere il mio autobus.
Cerco di correre più veloce possibile ma quando arrivo alla stazione l'autobus è già partito, allora mi dirigo verso la seconda fermata che non è molto distante, ma con la sfiga che ho anche questo è partito.
Bene, e ora che faccio? Meglio di così non poteva andare!
Il prossimo passerà solo tra mezz'ora, ma non ho altra scelta che aspettare, perciò mi siedo su una panchina e collego le cuffiette al telefono cominciando ad ascoltare un po' di musica.

Finalmente, dopo aver aspettato per tanto tempo, arriva l'autobus. Salgo velocemente e mi siedo nei primi posti rimettendo le cuffiette nelle orecchie e ricomincio ad ascoltare le canzoni della mia playlist. La musica è l'unico modo che ho per dimenticare tutti i problemi ed immergermi in un altro mondo.
Per tutto il tragitto verso la scuola non faccio altro che canticchiare sotto voce tutte le canzoni che sto ascoltando, mentre gli altri non fanno altro che chiacchierare tra di loro felici e spensierati.

Quando l'autobus si ferma davanti all'edificio scendo ed entro all'interno, dove gli studenti camminano per il corridoio parlando con gli amici delle loro vacanze oppure sono davanti ai loro armadietti per prendere i libri per la prossima lezione, dirigendomi verso il mio. Dopo aver poggiato tutte le mie cose vado in classe e noto che tutti i posti sono ancora liberi tranne due che sono occupati dalle mie migliori amiche, così vado a sedermi dietro di loro.
"Che fine avevi fatto? È successo qualcosa?"- chiede Emily.
"No, tutto bene. Ho solo perso due autobus e ho dovuto aspettarne un altro."
"Okay. Ma sono convinta che non sia la cosa peggiore che ti potesse capitare"- mi dice Claire guardando dietro di me.
Mi giro e vedo entrare Jessica e Jasmine, le due ragazze più odiose della scuola: pensano di essere le migliori solo perché i loro genitori sono miliardari e hanno tutto ciò che vogliono.
Appena mi notano sul loro viso spunta un sorriso maligno che conosco fin troppo bene, troppe volte mi hanno guardato con quello sguardo prima di umiliarmi davanti a tutti.
Si avvicinano al mio banco per poi sedersi nei posti accanto.
"Ciao Sophie"- esclama Jessica con la sua voce irritante -"Sono felice di rivederti."
CHE FALSA!
"Beh, non posso dire lo stesso."
Sta per dire qualcosa ma proprio in quel momento entra la professoressa.

Dopo quell'ora incontriamo anche gli altri prof e poi usciamo e insieme alle ragazze decidiamo di andare a pranzo in un piccolo bar alla fine dell'isolato e poi andremo a fare un po' di shopping. Avviso mia madre che tornerò solo nel pomeriggio e ci avviamo verso il bar.
Arrivate ci sediamo ad un tavolo e dopo aver ordinato cominciamo a parlare di ciò che abbiamo fatto durante le vacanze, aspettando che ci venga servito il cibo.
"Allora, che avete fatto quest'estate?"- chiedo.
"Io sono stata in montagna con i miei e ci siamo divertiti un sacco. Ho imparato a sciare, anche se sono caduta parecchie volte"- dice Emily mentre io e Claire ridiamo immaginandoci la scena.
"Io invece sono andata a Santa Monica con mia cugina. Abbiamo passato le giornate in spiaggia e poi la sera andavamo in discoteca. E ho incontrato anche un ragazzo molto carino"- ci racconta Claire con un largo sorriso, ma appena finisce di raccontare le sue vacanze si copre la bocca con le mani guardandomi dispiaciuta -"Scusa, non volevo."
"Tranquilla, ormai è passato. Sono contenta per te."
"Anch'io sono contenta, ma dì un po' come si chiama? Cosa avete fatto? Voglio sapere tutto."
"Calmati Emily! Allora si chiama Simon e ha la nostra età. Abbiamo passeggiato in spiaggia, siamo andati a cena insieme e l'ultimo giorno mi ha accompagnato addirittura in aeroporto."
"Wow, che carino!"- esclama Emily entusiasta.
"Sophie, come sono andate invece le tue vacanze? Hai avuto problemi a casa?"- devia il discorso Claire.
"A casa è andato tutto abbastanza bene, papà è stato via due mesi per lavoro e quindi siamo rimaste solo io e mamma. E non abbiamo fatto un granché, abbiamo passato le giornate a casa o a fare shopping. Ah, e poi è tornato mio fratello per una settimana e abbiamo recuperato tutto il tempo passato lontano: mi ha portato qualche volta al cinema oppure guardavamo un film sul divano e mi ha fatto conoscere la sua nuova ragazza."
"Mi fa piacere. E gli hai detto della situazione che c'è a casa?"
"No, sa che non è facile ma non gli ho detto nulla di ciò che succede e nemmeno mia madre l'ha fatto. Intanto non cambierebbe nulla."
"Secondo me glielo dovreste dire. Potrebbe chiedere un trasferimento e ritornare a vivere qui e darvi una mano"- dice Claire.
"Non lo so. Adesso è felice, sì è allontanato da tutto questo facendosi una nuova vita e io non voglio che sia costretto a rivivere di nuovo tutto quello che ha subito da bambino."
"Fai come meglio credi, ma almeno pensaci"- continua Emily.
"Okay, ci penserò."
La nostra conversazione viene interrotta dalla cameriera che ci serve il pranzo. Mangiamo continuando a parlare del più e del meno.
Dopo aver pranzato ci alziamo e usciamo dal locale.
"Bene ed ora a fare shopping"- grida Emily facendo scoppiare in una grande risata me e Claire.
Non saprei come fare senza di loro, sono le uniche che conoscono la mia storia e cercano di aiutarmi. Senza di loro sarei persa.

Mentre siamo al centro commerciale ripenso alle parole delle ragazze, forse dovrei davvero dire tutto a mio fratello. Ma lui sarebbe disposto a lasciare tutto ciò che ha costruito per ritornare a vivere qui? Anche se mi vuole bene, sarebbe troppo per lui.
Adesso non voglio più pensarci e cercherò di andare avanti da sola, come ho sempre fatto.

Spazio autrice:

Ecco il primo capitolo. Che ne pensate?
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An impossible loveWhere stories live. Discover now