"Se non entri con me non saremo più amici..." disse Claudio.
una minaccia tutt'altro che sottile, una ripicca stupida, sicuramente anche infantile. Ma in Mario aleggia una vera e propria guerra interna: da una parte c'è Claudio e dall'altra la sua coscienza.Da una parte il suo amico per la vita, dall'altra la consapevolezza che ciò che l'altro gli propone non solo è moralmente sbagliato ma anche illegale.Ed è vero che a 11 anni si può stabilire con superficialità che una persona sia tua amica per la vita, senza che lo sia nel concreto, ma Claudio e Mario si conoscevano da quando erano nati e da allora non si erano mai separati. Mai una lite che potesse mettere in crisi il loro rapporto. Discutevano, certo. Ma per cose futili come chi fosse più bravo con lo skate o ad andare in bici senza mani.Oppure se fossero più buoni i panini del Mc Donald's oppure quelli di Burger King.Un battibeccare continuo che costellava la loro amicizia da quando le loro mamme li avevano lasciati, con i passeggini vicini, a litigarsi un ciuccio.
Mario sapeva di aver promesso a Claudio fedeltà per la vita, gli amici veri non si voltano mai le spalle, ma obbligarlo a rubare in un negozio era davvero la dimostrazione d'amicizia più grande che l'altro potesse chiedergli.
Mario non era bravo nemmeno a raccontare bugie, figuriamoci ad entrare nella cartoleria di Alfonso per rubare. Lo avrebbero sicuramente scoperto e il padre lo avrebbe riempito di botte e sequestrato la PlayStation per mesi. E lui aveva appena raggiunto l'ultimo livello di un gioco difficilissimo, non poteva davvero permettersi di fermarsi in quel momento.
Così, titubante, rispose "vai tu io ti faccio da palo"
Claudio l'osservò scocciato "non esiste Mario, questa cosa la dobbiamo fare insieme!"
Il ragazzino dagli occhi neri e penetranti lo scrutò con lo sguardo più minaccioso che riuscì a fare "ma poi perché proprio un lucchetto? E perché non te lo puoi comprare? I tuoi genitori sono pieni di soldi!"
E disse un'ovvietà. I genitori di Claudio erano due veterinari affermati. Avevano uno studio polifunzionale nella zona ed oltre ad essere molto bravi nel loro lavoro erano anche molto abili a vendersi ai loro pazienti....o per lo meno ai padroni dei loro pazienti: indossavano sempre un sorriso smagliante ed avevano un carattere affabile e carismatico. T'incantavano con la loro bellezza e ti corrompevano con la loro loquacità. Niente e nessuno poteva contrapporsi ai loro obbiettivi, trovavano sempre il modo per raggiungerli. Lei biondissima, lui con i capelli color della pece, nel quartiere tutti li chiamavano Diabolik ed Eva Kent, non solo per quella somiglianza fisica.
Claudio sorrise furbamente "certo che potrei comprarlo, ma vuoi mettere l'adrenalina nel rubarlo? Dai lo facciamo insieme, giuro che non ti beccano!"
Ma Mario aveva troppa paura delle conseguenze per anche soltanto pensare di poter fare qualcosa di sbagliato. Così, con tutta la rabbia che lo pervase, guardò il suo migliore amico ed intimò "io non entro! Ruba pure quello stupido lucchetto da solo"
Claudio fece ancora un ultimo tentativo per rabbonirlo "dai se vuoi possiamo prendere un portachiavi a forma di cuore così puoi regalarlo a Valentina!"
"Valentina non è la mia fidanzata!" Rispose l'altro esasperato
L'amico alzò gli occhi al cielo "lo dici tutte le volte, eppure state sempre insieme"
"Perché siamo amici!" Rispose con ovvietà "quello che da oggi in poi non saremo più noi!" Profetizzò con convinzione dandogli le spalle e con passo veloce si allontanò dal suo migliore amico.
Corse a casa senza mai voltarsi. Salì a piedi fino al quinto piano ed inserì le chiavi nella serratura per rifugiarsi in casa.
Era particolarmente scosso da quella situazione, non solo perché litigare con Claudio non gli permetteva di proseguire serenamente la sua vita ma anche perché proprio colui che avrebbe dovuto difenderlo da tutto e tutti voleva, invece, gettarlo in un guaio pericolosissimo. La persona che più lo conosceva al mondo dopo sua madre, suo padre e sua sorella non riusciva a capire il suo spirito sincero e pulito che non gli permetteva di mettere in atto una simile bravata. Erano appena le 14 quando rientrò in casa e vi ci trovò solo la sorella intenta a chiacchierare al telefono con il fidanzato di turno.
La ragazza allontanò appena la cornetta dalla bocca per rivolgersi a Mario "mamma ha lasciato la pasta con la salsiccia, devi solo metterla nel microonde" Il fratello accennò un segno del capo per dimostrare assenso ma Lavinia aveva già ripreso la sua importantissima conversazione telefonica senza ascoltarlo.
Diede un'occhiata al suo pranzo ma aveva lo stomaco chiuso così si allontanò rifugiandosi in camera senza fare rumore. Si stese sul letto per mettere ordine nei propri pensieri perché c'era un'altra cosa che proprio non riusciva a spiegarsi: la motivazione.
Cosa spingeva Claudio a comportarsi in quel modo?Non riusciva a darsi una risposta.
Apparentemente l'amico non soffriva di alcun problema fisico né mentale, perciò constatò che si trattasse solo di una pratica passeggera, dovuta principalmente alla noia. Rubare a Claudio piaceva, non era una necessità, per lui era solo un gioco.
Perché non temesse le ripercussioni gli era ancora meno comprensibile.
Dopo che i pensieri e la coscienza lo tormentarono per l'intero pomeriggio, al rientro a casa dei suoi genitori, Mario prese la decisione più importante della sua vita: avrebbe raccontato tutto al padre così che riuscisse a parlare con il papà di Claudio e metterlo in guardia sulle cattive abitudini del figlio.Avrebbe salvato Claudio da se stesso. In quel modo il ragazzino dagli occhi chiari e buoni, abbandonata l'abitudine di rubacchiare in giro per negozi, sarebbe tornato ad essere il suo migliore amico in un batter d'occhio.
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TUTTO QUELLO CHE NON SIAMO STATI
FanfictionClaudio e Mario hanno 11 anni quando rompono la loro amicizia e si perdono di vista per 18 anni. A 29 anni un nuovo incontro...
