Prologo

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Il freddo mi trapana le ossa, mi blocca il sangue  e sento le mani ghiacciarsi, così come il resto del mio piccolo corpicino avvolto dal cappotto di lana rubato da Suor Margheret, ma non voglio tornare all'orfanotrofio perciò resisto mentre vagabondo per i stretti vincoli avvolti dal buio di un quartiere malfamato.

'Come ho fatto a finire qui?'  mi chiedo  mentalmente stringendomi ancora un po' per ripararmi dalla pioggia che minaccia di non cessare e per ripararmi dalla paura di imbattermi in qualche uomo pericoloso.

Ed è un attimo come se i miei desideri si fossero esauditi, o meglio, come se i miei peggior incubi si fossero realizzati, che sento l'aria pressarmi, gli occhi rabbuiarsi e la terra sotto ai piedi mancarmi..ed è l'inferno.

Aprii gli occhi di colpo in un bagno di sudore, al buio, mi guardai intorno spaesata e frastornata mentre piano piano riacquisii il respiro e la lucidità una volta che mi ero accorta di trovarmi nella mia stanza al sicuro, o quasi, e che era semplicemente il solito incubo che mi perseguitava a vita.

I mostri della mente, quelli che ti hanno marchiato e segnata come un tatuaggio al di sotto della pelle, delle ossa sono difficili o oserei dire addirittura impossibile da cancellare, una volta che sono lì saranno indelebili per il resto della tua esistenza.

Alzai lo sguardo verso l'orologio, erano le  tre e mezza e dopo ripetuti  tentativi falliti  di riprendere sonno decisi di alzarmi.

Percorsi le scale in punta di piedi silenziosamente per non svegliare mia zia Jen e mi avviai verso la cucina.

Dopo l'accaduto di quella notte l'orfanotrofio decise di non volersi più prendere cura di me e cercarono  dappertutto una qualche figura che mi potesse accudire, ed ecco che spuntò fuori che avevo una zia ricca, che stava impiegando la sua vita in giro per il mondo, fregandosene di sua sorella (ovvero mia mamma) e di tutto ciò che le circondava.

Difatti quando venne a sapere  che i miei genitori erano venuti a mancare in un incidente stradale quando avevo soli 8 anni, non si degnó neanche  di partecipare al funerale per offrire un saluto, l'ultima volta.

Io non ero a conoscenza di questa storia quando ero ancora al Saint Margheret, l'orfanotrofio che mi ospitò per poi gettarmi come fossi spazzatura abbandonandomi, di nuovo.

Una settimana dopo quella inquietante notte, Padre Danilo venne a comunicarmi che non fui  sola , che c'era qualcuno della mia famiglia che mi amava, mia zia.

Ci trasferimmo a Londra dove fui cresciuta con amore e premura da lei e suo marito , in un ambiente finalmente sereno e benestante.

Tutto andava bene e liscio come l'olio , pareva che niente e nessuno potesse guastare quella pace che finalmente avevo ottenuto dopo anni di sofferenza ma come si dice la quiete prima della tempesta:
all'età di 15 anni mia zia decise di raccontarmi la verità , ovvero che  si rifiutò di prendermi in custodia, che non si presentò al funerale, che era una donna fredda , acida e senza cuore ma che l'orfanotrofio le offrí un mucchio di soldi per crescermi e così accettó , ignara però del fatto che si sarebbe innamorata perdutamente di me, come fosse una madre.

Inizialmente mi sentii tradita e abbandonata, di nuovo, sola con me stessa imboccando così una cattiva strada fatta di fumo, alcool, discoteche e brutti giri ma col tempo realizzai che se non fosse stato per mia zia Jen ad oggi non avrei un tetto , un letto caldo su cui dormire e solo Dio sa quale sarebbe stata la mia fine.

La perdonai, certo ci volle tempo ma la perdonai perché siamo tutti essere umani, nessuno è vittima o carnefice, ognuno di noi  ha i suoi  sbagli e le proprie colpe, non siamo perfetti ed è nel DNA dell' uomo sbagliare e pentirsi e Jen si pentì, a me importava solo quello .

Assorta dai ricordi , seduta sul tavolo della cucina, bevvi il mio latte caldo che nel frattempo avevo preparato.

Erano le quattro, tra 6 ore ore avrei avuto l'aereo per New York, la grande mela , dove ero stata accettata alla Columbia University, il sogno di tutte le matricole.

Ammisi che mi faceva un certo effetto tornare in America , nella mia città Natale , ma sapevo che prima o poi sarei dovuta uscire dal guscio creato da Londra e che avrei dovuto affrontare i miei demoni tornando nella grande mela.

Tutto sommato Londra era la mia casa, mi sarebbe mancata esattamente come Jen e suo marito Bob, la mia migliore amica Britney e quel che era il mio ex ragazzo Noah.

Quella notte prima di partire era stata una centrifuga di mille pensieri confusi tra di loro ma ricordo che la piu importante era: sarei stata pronta a attraversare l'oceano e affrontare la nuova esperienza del College, da sola?

Ciao belle, benvenute al prologo di questa nuova storia, spero possa piacervi !

Mi voglio fidare di teStories to obsess over. Discover now