Sentirsi trasportare con un cappuccio nero in testa, lo strisciare delle catene che tengono legate mani, ali e piedi. Spinto con un calcio in una cella buia, umida e silenziosa. Di tanto in tanto senza preavviso ne costanza, una donna profumata, elegante e sorridente si fa aprire la cella e prende la mia mano. Mi mostra il suo regno, con fretta negandomi perfino una doccia e dei vestiti puliti, ma mi disseta, mi sfama e mi fa sorridere. Un allarme, due campane e cavalli pesanti mi accompagnano alla mia cella. Sentirsi trasportare con un cappuccio nero in testa, lo strisciare delle catene.
