Il contrappasso di Dorian Gray

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- La mia stupidità è pari solo alla mia bellezza!
Pensava il vecchio Dorian, appena si rese conto di poter ancora pensare.
Si svegliò in un malsano luogo sotterraneo, una sottile grata forniva un'illuminazione talmente ineffabile che consentiva al povero vecchio di vedere a meno di un palmo dal naso.
L'acqua sporca scorreva tutto intorno alla sudicia stanzetta, il suo subdolo brusio gli era quasi di compagnia.
Impiegò pochi giorni a rendersi conto di essere intrappolato all'interno delle fogne di Londra, e per quanto urlasse rivolto alla sua unica, effimera fonte di illuminazione la gente sembrava non sentirlo.
Il tranquillo viavai londinese continuava a svolgersi sopra la sua testa, piedi di tutti i tipi calpestavano ogni giorno la grata che lo teneva imprigionato incuranti delle sue richieste di aiuto.
Dorian non sentiva la fame, non aveva sete, i suoi sensi erano come addormentati... l'oppio della morte.
Dopo quelle che al gentiluomo parvero settimane, uno sottile strato di vetro riflettente cominciò a crescere sulle pareti umide e incrostate di muffa.
Il signor Gray aveva capito quello che stava succedendo e cercò di grattarlo via con la unghie e con i denti, scheggiandosi la dentatura e provocandosi innumerevoli tagli alle dita che in giovinezza erano state lunghe e flessuose.
Ora le sue mani erano un mucchio di dita disarticolate e sanguinanti.
Nonostante i suoi sforzi, lo strato vetroso cresceva in modo spaventoso e inesorabile.
Anche il pavimento era una opaca lastra di vetro, la sua trasformazione silenziosa aveva colto di sopresa il prigioniero.
Il dannato disperatamente si aggrappava alle pareti come un gatto dalle unghie rotte, non accorgendosi che sotto i suoi piedi la nuda pietra mutava in fretta.
Al termine di questa inutile guerra contro il suo castigo la sua prigione era completamente ricoperta di specchi. Gradualmente una luce diffusa, generata dal buio stesso della stanza, cominciò a diffondersi e a dare così inizio alla sua condanna eterna.

Duro è il contrappasso di Dorian Gray, costretto ad ammirare il suo vecchio volto sfiorito per l'eternità.
Ma non è dio il giustiziere, bensì il demone che lo aveva divorato in vita, che ora si ciba insaziabile del suo vero dolore.
Dopo esser stato costretto ad infestare un ritratto per mezzo secolo, anche in questo momento assapora trionfante il nero umore che si sprigiona da un cuore spezzato.
La prostrazione del suo padrone e della sua vittima è dolce come il miele alla sua lingua d'ebano.

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⏰ Last updated: Sep 01, 2017 ⏰

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