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28 Novembre 2011

"Sono ancora qua seduto in uno dei tanti pub in città,col taccuino sul tavolo in legno,usurato dal tempo,il gomito poggiato su di esso,la mano che regge la mia fronte come per accertarsi che la temperatura non si alzi mentre l'altro braccio guida la solita penna biro,interrotta,a volte,da continui ticchettii sulla mia scrivania improvvisata. Spesso riempio lo stomaco consumando diverse tazze di caffè alla cannella perché mi venga permesso di rimanere a scriverti
...a volte mi dimentico di farlo,quelli sono giorni insoliti in cui ho forse troppo tempo per pensare,non so mai cosa fare e se capita non riesco a scoprirne lo scopo.
Ormai sono 11 anni che ti scrivo ogni giorno anche se so non leggerai mai nulla...se non ti mando tutti questi marchi d'inchiosto è perché non so dove mandare le mie lettere,non so dove sei...non è questo ciò di cui voglio scrivere oggi.
Ieri pomeriggio ha iniziato a piovere,la temperatura si è abbassata e il vento si è fatto forte,stavo tornando a casa dopo aver portato un fiore a mamma in tarda mattinata. Nell'attraversare la via,vidi accanto a me una coppia di anziani a cui erano appena cadute le buste della spesa,in fretta le ho raccolte e gliele ho portate dall'altra parte della strada. La minuta signora mi ha stretto la mano sorridendo,mentre il marito insisteva nell'accogliermi nella loro casa. Quando ho ceduto e sono andato con loro,ho potuto saziare i miei occhi con la vista di un semplice monolocale in vecchio stile,con le finestre grandi,da cui purtroppo,l'unica cosa che si vedeva era un gruppo di modermi grattacieli ed edifici in cemento armato.
Per ringraziarli della calda accoglienza ho svolto piccoli lavori domestici che loro non erano capaci di fare data la loro ormai mancata forza.
Dopo un paio di ore il tavolo principale,da vuoto,si era trasformato in un intero buffet colmo d'ogni tipo di pietanza,dalla prima all'ultima portata.
I due anziani continuavano a trattarmi come se fossi loro nipote e non mi trattenevo dal sorridergli solarmente.
Ho provato parecchie emozioni che ormai mi erano sconosciute,mentre le dolci e gentili parole che leggevo sulle loro labbra,credo di non averle ricevute da anni.
Apppena iniziatosi a far tardi volevano rimanessi a dormire nella camera degli ospiti che avevo sistemato poco prima...molto gentilmente ho spiegato che dovevo tornare a casa ma ho promesso alla coppia minuta che sarei tornato presto a fare visita.
Una volta a casa mi sono affrettato a porre nella solita ciotola di vetro qualche cucchiaio di riso bianco,lasciato nella macchina la mattina prima,ho versato qualche goccia di salsa di soia e l'ho posato di fronte alla foto della giovane donna dai lineamenti dolci che sta vicino alla finestra.
Anche a notte fonda la pioggia non ha smesso di sbattere contro il vetro ma non accennavo a voler spegnere la candela che tenevo tra le mani per continuare a guardare la polaroid ...quei tratti non li volevo dimenticare,non volevo che svanissero dalla mia testa e quel sorriso avrei voluto non si spegnesse mai. Controvoglia mi sono addormentato sul pavimento freddo che era ormai sporco di cera sciolta.
Al primo accenno di luce ho aperto gli occhi stanchi e secchi...alzandomi mi sono ricordato di non aver più riso in casa,ho guardato la foto e sorriso come se ormai fosse diventato un riflesso incondizionato,ho raddrizzato il fiore nel vaso lì accanto e scusandomi,ho mangiato quel poco riso fattosi freddo con cui avevo saziato la dolce donna dell'immagine. Ho lavato la ciotola e in una sequenza  ritmica,quasi robotica,mi sono cambiato i vestiti,sciacquato la faccia,pettinato con un semplice gesto delle dita e uscito di casa dopo aver messo del mangime al canarino in salotto.
Il vento freddo ha iniziato a pungermi la pelle del viso,fiocchi di neve cadevano coprendo ogni cosa,camion mattutini passavano con i carichi per negozi e ristoranti,altri raccoglievano i sacchi dell'immondizia fuori dai condomini...ne sentivo solo il tremore che si espandeva sul suolo per via del peso e della velocità.
La città si era svegliata come ogni altro giorno ed io ho continuato come sempre a girare a vuoto per le vie cercando qualcosa che non abbia già visto prima,per poi sedermi sulla solita sedia del pub dai tavoli usurati,apposta per scrivertele una ad una con la speranza che forse,in qualche modo,questo mi legasse a te...ma intanto mentre lo spero,continuo a bere la solita tazza di caffè alla cannella."

Chiusi lentamente il taccuino,riposi la penna dentro la tasca della giacca e finii in un sorso il caffè scottandomi la lingua,dopo aver pagato riprovai il familire pizzicore sulla pelle,salutai la signora della pescheria con un cenno del capo notando i grossi guanti che la proteggevano dal freddo,mi offrii per aiutarla a chiudere il piccolo negozio andando a buttare le casse ormai vuote che contenevano il pesce venduto durante la giornata,le porsi poi il caffè caldo che avevo intenzione di portarmi a casa e la mia vecchia sciarpa leggermente scolorita dopo una lavatrice non andata a buon fine...per tutti quelli che mi conoscono io sono l'angelo portatore di sorrisi e a volte vorrei incontrare me stesso per strada e chiedere il segreto della felicità,avrei proprio bisogno di un sorriso vero.

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⏰ Last updated: Aug 17, 2017 ⏰

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