Capitolo 1

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Inciampo sul primo gradino davanti al dormitorio e finisco disteso sull'asfalto. Rimango lì per un momento, a pensare che con le chiavi conficcate nella mano dovrei sentire più male, per non parlare delle ginocchia, visto il colpo che si sono appena prese. «Benissimo», mormoro, poi mi rialzo e arranco fino alla porta. La buona notizia è che, se ho davvero preso una bella botta come credo, forse domani proverò qualcosa. Sempre meglio che non provare niente no? Dopo aver armeggiato un po' con la serratura, capisco che sarà difficile entrare in un dormitorio di Wisconsin con la chiave di casa mia. Alla fine infilo quella giusta. «Ce l'ho fatta!» sussurro trionfante. Tra i postumi della sbronza e le varie botte che ho preso, so già che domani starò da schifo. E così continuerà la mia infinita ricerca di sensazioni fighe e non, di qualsiasi cosa, ma anche adesso che sono ubriaco marcio, sono sicuro che difficilmente i lividi lasciati da una notte di alcol si possono considerare un passo avanti sul piano emotivo. È già qualcosa però. Almeno una distrazione, e le distrazioni sono sempre le benvenute. Le scale sono deserte, anche se a quest'ora so che da un momento all'altro potrei incontrare uno studente come me, che rientra barcollando. Gli occhi annebbiati dalla birra non vanno d'accordo con questa luce crudele. Mi appoggio alla parete del pianerottolo del primo piano e tiro fuori dalla tasca il cellulare. Il mio riflesso sullo schermo nero conferma i miei sospetti: il ciuffo già disordinato in natura è sfuggito dal codino e riesco persino a vedere le borse sotto agli occhi. Sembro un pazzo. «Sembro un pazzo!» strillo, accompagnato dall'eco delle mie parole strascicate. Ma forse sono sempre così? Non è che me ne freghi più di tanto. In realtà non è che passi molto tempo davanti allo specchio o a preoccuparmi della mia immagine. Ho l'aspetto che ho, punto. Tutto sommato, non mi importa. Tanto non ci farà caso nessuno. Però si, devo ammettere che stasera sembro davvero un pazzo. Quando arrivo alla mia camera, apro con una spinta la porta che non avevo nemmeno chiuso a chiave. Per fortuna non ho un compagno di stanza che possa lamentarsi di tutto il rumore che faccio. Se n'è andato qualche giorno fa quindi ora ho questa doppia tutta per me. Come non capirlo, poverino. Se ci si ritrova in trappola in un campus relativamente piccolo nel Wisconsin è meglio circondarsi di gente allegra. Attraverso la stanza buia, sbatto l'alluce contro un libro - quasi di certo contro quello di antologia - e cado sul mio futon. Già il mio grande futon, l'ho sostituito al letto singolo fornito dal dormitorio, e vedendolo chiunque penserebbe che sono il tipo che si porta le ragazze in camera. Ma in quel campo sono una frana totale. Aggiungi anche questo alla cazzo di lista. Il pensiero della mani di qualcun altro addosso mi da la nausea. Non è normale, lo so. È normare voler enterare in contatto con gli altri, credo. Solo che io non voglio. Dev'essere per questo che non ho amici veri. Ecco, aggiungiamo anche questo alla lista. A quello stupido inventario che mi sforzo così tanto di non di non fare. Un elenco sempre più lungo di tutti i miei difetti. Le mie inadeguatezze. I miei fallimenti. Dovrebbe esserci una lista anche dei miei successi, no? O almeno delle mie... adeguatezza? Cerco di concentrarmi. È difficile con tutto questo cazzo di alcol, ma ci provo. È importante.
A scuola me la cavo.
Mi faccio la doccia regolarmente.
Mangio praticamente di tutto, tranne l'uvetta.
Cristo. Mi concentro di nuovo. Sarò anche ubriaco, ma posso fare di meglio.
Ho piena padronanza dell'arte della malinconia.
Dubito che tutto ciò possa anche solo vagamente considerarsi 'successo'. Mi rimetto a pensare, determinato a trovare qualcosa che ho fatto è che meriti di essere citato.
Ho vissuto.
Dalle mie labbra scappa una risata orribile, un suono amaro che riecheggia nella stanza semivuota. «Sono proprio come Harry Potter!» strillo. «Cazzo!»
Mi metto a sedere, ho ancora il telefono in mano e lo guardo confuso. Mi gira la testa.
Non mi arrendo mai con mia sorella.
Questo nella lista dovrebbe andare tra i 'successi'. Non sentivo mia sorella da circa due mesi, non voleva accettare il fatto di avere un fratello omosessuale. Senza riflettere né pensare a cosa dire, la chiamo.
«Cristo, Federico. Che cosa vuoi?» borbotta
«Scusa. Ti ho svegliata, vero?»
«Si che mi hai svegliata, sono le tre di notte»
«È così tardi lì? Be', sei al college anche tu. Pensavo che stessi ritornando adesso.» Rimango in attesa, ma lei non dice niente.
«Come vanno i corsi? E la gamba? Scommetto che diventi più forte ogni giorno che passa.»
«I corsi vanno bene, e piantala di farmi domande sulla gamba, okay? La tiri in ballo ogni volta che ci sentiamo. Basta. Meglio di così non potrebbe andare, cioè va di merda. Piantala di chiedermelo.» La sento sbraitare. «Sul serio va a letto.» L'irritazione evidente e il disgusto nella sua voce mi bruciano dentro.
«Valentina, ti prego. Mi dispiace.» Dannazione. Dal mio tono si capisce che ho bevuto. «Non parliamo mai. Volevo sentire la tua voce. Volevo sapere se stavi bene.» Sospira. «Si, sto bene. Tu invece sembri messo male.»
«Come sei gentile»
«Be', è vero.» Fa una pausa. «A mamma e a papà non piacerebbero queste stronzate. Lo sai. Non puoi...Non possiamo parlarne un'altra volta?»
«Mi dispiace per tutto. Ho bisogno che tu lo sappia. Che tu lo sappia davvero. Le cose potrebbero andarti meglio. Voglio solo..»
«No. Non ora, non di nuovo. Non faremo ancora questo discorso.»
«Okay.» Fisso l'oscurità fuori dalla finestra. Siamo alla fine di settembre, e so cosa accadrà. Nulla di buono. Come ogni anno. Al ridicolo tentativo di usare un tono allegro e disinvolto mi si inclina la voce. «Certo Valentina, parleremo presto.»
«Abbi cura di te, Federico.»
È andata bene, penso. Non potevo aspettarmi di meglio. Con un profondo sospiro, accendo la torcia del cellulare e lo appoggio sul letto. Quando mi alzo e mi avvio verso il piccolo lavandino, tutta l'energia indotta dell'alcol è svanita. Non ce la faccio a vedermi allo specchio perché non sopporterei di vedere un ragazzo con così poche speranze. Giuro a me stesso di trascorrere almeno le prossime ventiquattro ore senza bere.

Sei In Ogni Mio Respiro//FenjiStories to obsess over. Discover now