"Jane sei proprio sicura di voler sposare quell'uomo senza anima?Non è necessario che ti precipiti in questo matrimonio solo per aiutare noi. C'è ancora tempo.Lo sai che non abbiamo poi così tanto bisogno di denaro. Possiamo trovare un altra soluzione per quello" Jane che nel frattempo stava contemplando la pioggerellina di primo autunno che si infrangeva sulla finestra , si giró di scatto verso suo zio, l'unico che gli aveva creduto nel momento del bisogno. Rispose con un sorriso dolce" È tutto apposto,prima mi sposeró prima erediteró quello che mi spetta , che ci spetta ,prima potremmo pagare i debiti per le cure di zia Evelin" Sorrise"Inoltre potrai riprendere gli affari nella fabbrica che prima stava dando così tanti frutti" "Si ma.." rispose lo zio" Jane lo interruppe"Poi non potremmo tenere alla larga i creditori per sempre" Jane mise le sue mani esili su quelle paffute e grassoccia dello zio per rassicurarlo"Inoltre, è proprio un sacrificio così grande passare dall'essere la figlia di un cavaliere all'essere la moglie del Conte di Winkinson? Sarò una contessa!" "Si ma è pur sempre un uomo che a giurato di fronte a tuo padre in punto di morte, è normale che si sento in dovere di mantenerla, e che ha preferito abbandonare una donna che è stata picchiata e violentata anziché sposarla" "Zio ne abbiamo già parlato il passato è passato, non ci pensiamo più poi questo matrimonio sarà solo d'interesse non vi sarà pericolo che io soffra per le sue azioni" "Ti prego Jane pensaci intensamente, possiamo trovare un' altra soluzione" Jane sospiró"No zio graZie, sono fin troppo sicura. Ti rigrazio sei sempre cosí protettivo nei miei confronti.""Lo faccio perchè ti voglio bene e l'ho promesso a tua madre che ti avrei dato sempre modo di scegliere il meglio e ció che ti rende più felice , ma non credo di aver eseguito ció nei migliori dei modi" "Zio Io sono felice , sono sempre stata felice qui con te e zia Eveline. Non mi é mancato mai affetto e carezze" E Jane lo abbracció "Ti voglio bene piccola Jane ricordalo faró tutto ció che potrà renderti felice, Te lo meriti " In lontananza Jane sentì il rumore degli zoccoli sulle pietre. Era arrivato.
Jane informò il maggiordomo con voce perfettamente controllata di far salire immediatamente sua signoria e il sig. Ellis e di portare un bricco fresco di tè e stoviglie pulite. Ma appena la porta si chiuse alle spalle del servitore, ricadde seduta sulla panchetta sotto la finestra come se le ginocchia non riuscissero più a sostenere la sua figuretta sottile, quasi acerba. Era sorda alle richieste della matrigna di andare immediatamente allo specchio per sistemarsi i capelli e raddrizzare la scollatura quadrata del corpetto e cieca all'espressione preoccupata di suo zio e pensava che se avesse portato in salotto il suo ricamo avrebbe almeno potuto far finta di essere occupata, senza dover mai essere obbligata a guardare negli occhi il nobiluomo. Aveva ancora negli l'episodio in cui lui l'aveva derisa.L'uomo che amava con tutto il suo cuore non l'aveva creduta e aveva annullato il loro fidanzamento , mettendo fine al suo onore ormai macchiato da una colpa che non era sua. E l'aveva insultata..
Quell'incidente umiliante era successo due anni prima ma il ricordo restava penosamente vivo per Jane. Al margine di un boschetto, con il cestino pieno di funghi selvatici al braccio e dondolando la cuffia tenuta per i nastri, non aveva riconosciuto immediatamente il conte, in sella al suo cavallo da caccia preferito, con la barba che gli copriva il volto e i capelli castano chiaro sciolti sulle spalle.
Il conte si era avvicinato a lei a cavallo e aveva fissato il suo volto alzato verso di lui con qualcosa di simile allo stupore. Poi, con sommo divertimento dei suoi compagni, era smontato da cavallo, l'aveva stretta in un abbraccio e baciata rudemente sulla bocca, facendole pagare il pegno dovuto al proprietario di quelle terre per aver sconfinato. Jane aveva tentato invano di respingerlo ma il braccio dell'uomo intorno alla vita era come una morsa e aveva continuato a schiacciare la bocca sulla sua, violandola con la lingua; sapeva di alcool e di pepe. Quando alla fine si era staccato per respirare, i suoi occhi marroni avevano scrutato il volto sbalordito di Jane, come aspettandosi una qualche rivelazione. Solo quando Jane lo aveva schiaffeggiato forte l'incantesimo si era spezzato e l'uomo era tornato cosciente di quello che lo circondava. L'aveva lasciata andare, sussurrandole all'orecchio una sola parola crudele, con un profondo inchino beffardo.
Ancora adesso, due anni dopo, ricordando come le aveva sussurrato senza pietà quella odiosa parola, Jane rabbrividì e ingoiò amaro. Avrebbe potuto pugnalarla al cuore, tanto era stato il dolore che aveva accompagnato quella parola: sgualdrina." •|Aspetto pareri prima di iniziare un nuovo capitolo, spero vi piaccia |•
