Prima prova

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Taggo i giudici: _darkprincess03, FluffySprea e Alessandra_HB. Il genere che ho scelto è il Thriller/Mistero/Giallo

Ricordi Scomparsi

Di scatto aprì gli occhi.
Mi trovavo in una stanza sconosciuta.
Mi guardai intorno, la stanza era semplice, le pareti dipinte di bianco, un letto, dove mi ero messa seduta, dal lenzuolo bianco e le coperte dello stesso identico colore se non fosse per delle sfumature argentate.
Di fronte al letto si trovava un armadio, di legno chiaro, e accanto ad esso un comò, anch'esso di legno chiaro, di media grandezza con un grande specchio.
Sopra al comò c'erano degli oggetti da decorazione e un vaso pieno di rose bianche.
A lato del letto c'era un comodino con sopra un centrino, e una abat jour. Appesi nei muri potevo vedere dei quadri raffiguranti dei vasi con diversi bouchet e fiori vari, poi potevo notare una poltrona dal color crema situata all'angolo della stanza. Una libreria si trovava attaccata a una parete, notai diversi libri, alcuni dall'aspetto antico e altri non ancora usurati dal tempo.
Mille domande vorticavano nella mia mente, e passavano dal semplice "Dove sono?" al "Perchè sono qui?" ma la domanda che più mi premeva era una:
"Chi sono?"  perchè io non avevo idea di chi io fossi. Di quale possa essere il mio nome. In poche parole non ricordavo, non ricordavo nulla, né la mia età, né il mio aspetto. Non avevo memorie. Nessun ricordo.
Lentamente mi alzai dal letto e guardai com'ero vestita, avevo una camicia da notte bianca, merlettata e a maniche lunghe. In che stagione ci troviamo? In che anno? Le domande si affolarono nella mia mente.
Cosa dovevo fare? Non sapevo nulla, indecisa su tutto, la confusione regnava sovrana nel mio cervello.
Così decisi, una decisone presa in fretta senza pensarci, mi alzai e subito andai verso la porta abbassando la maniglia.
Chiusa.
Il panico si stava facendo sentire dentro di me, combatteva contro quella parte di me che mi diceva di rimanere lucida e pensare, quindi mi sedetti per terra, respirai e con calma cercai di fare mente locale, ero in una stanza arredata in modo elegante, senza alcun ricordo, cosa dovevo fare per prima cosa?
Cosi riuscii a capire che per prima cosa dovevo sapere chi ero, così andai verso lo specchio.
Mi guardai attentamente, avevo dei lunghi capelli color cioccolata, degli occhi limpidi color ghiaccio, un viso fino con un nasino alla francesina, labbra carnose, ero pallida, una mozzarella, mi morsì il labbro e spostai lo sguardo alla collana che avevo al collo e che non mi ero resa conto di avere, la presi tra le mani, era un ciondolo con sopra una decorazione dorata e il disegno di una rosa, cautamente la aprì, c'era una foto, una bambina, o meglio io da piccola, con accanto un ragazzino, poiché dalla foto sembra più grande di me di qualche anno, identico a me.
Solo che i suoi occhi nella foto trasmettevano serietà, tristezza, erano vuoti, inespressivi.
Passai agli occhi di quella bimba che tempo fa ero io, avevo una luce negli occhi, una felicità, erano pieni di speranza, ingenuità come solo quelli di un bambino possano essere.
Guardai i miei nello specchio, non erano più luminosi, erano come quello del ragazzino accanto a me, quel ragazzino che mi sembra così conosciuto, ma che non ricordavo.
Chiudo il ciondolo, l'unica cosa che mi ricorda il mio passato. L'unica cosa che mi ricorda chi ero.
Una bambina dai mille sogni, dalle mille speranze.
Ma adesso chi sono?
Pensai mentre mi dirigevo verso il letto dove mi sedetti.
Ma mi dissi che non era il momento di pensare questo. Dovevo concentrarmi per riuscire a capire dov'ero.
Cosi ascoltai quel rumore che tanto mi ricordava dei passi, perché erano passi, ma prima che potessero avvicinarsi ancora alla porta che mi divideva da lui, senti altri passi, più veloci, dalle parole sussurate, una corsa....e per finire...
Uno sparo.
Un corpo cadere in un tonfo sordo, e un rumore metallico.
Probabilmente anche quella persona aveva una pistola.
Probabilmente mi voleva uccidere.
O rapire.
Ma a quale scopo? A quale scopo rapire o uccidere una persona che non ricorda nulla? 
L'unica cosa che sapevo era che avevo paura e che il panico si stava facendo strada dentro di me. Cosi d'istinto presi nelle mani il ciondolo.
Lo strinsi a me cercando di calmarmi, come se il mio io inferiore, infondo, infondo sapeva che mi avrebbe aiutato.


Taggo a LiliettaMene per farle continuare la storia

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