Da eterni secoli esaltata fosti,
gioventù, che la vita fai apparire
lieve, senza difficoltà o affanni,
ma mai uomo alcun si rese conto
di come tu tanto insidiosa sia.
Di te canterò, e dell'amore forte
tra due giovani in tempi remoti,
e Omero stesso ciò non rimembrava
che a Ilio distrutta preferito
narrare avrebbe certo tali fatti
per gli alti valori in essi presenti.
Tra fogli d'una sperduta raccolta
trovai una storia in greca lingua
di molto antichi arcaismi ricolma
d'anche per me difficile lettura,
dopo un tanto sudato lavorio
giunsi a comprender tali avvenimenti
che dagli occhi non trattennero stille,
e volli condividerli con voi
che da questa storia moral traiate.
Nell'Ellade dei lontani albori
visse una coppia felice d'amanti:
Niceta, dal grande cuor palpitante,
ed Ero, d'indescrivibil bellezza;
lieti trascorrevano la lor vita
lontani dagli anatemi aspri e avversi
di qualche altro giovane spasimante
che in amore era stato sfortunato.
E ancor più sorprendente dell'amore
forte che tra i due caldo spirava,
fu il modo in ci i due s'erano incontrati:
correva per i boschi a cacciar cervi
Niceta, e nel fuggir veloce un ramo
cader lo fece e al suolo stramazzare,
più e più volte s'infransero le membra
sulle copiose rocce in terra sparse
aprendo sul suo corpo ferite
sprizzanti sangue, di terriccio sporche.
Il giovane pel dolor delirante
per pulirsi cercar volle una fonte
e presso di sé aveva un fresco rivo;
immergendosi nelle limpide acque
vide ciò che uomo non potè mirare:
morbidi cadevano i bei biondi
capelli in trecce sulle bianche spalle,
e riprendeva quel candore il viso
ch'egli di profilo scorgeva,
e quasi come un curioso contrasto
rosse erano le guance ancor fanciulle;
a Niceta una dea parea aver visto,
e così sporco e ferito provava
un aspro e intenso senso di vergogna
nonostante privo di sfregi il volto.
Immersa era Ero nell'acqua lucente
e percependo l'increspar dell'onde
si voltò per veder chi s'apprestava
e al vedere il viso a lei ancora ignoto
dimenticò che il corpo era ferito
per ammirar le belle chiome brune
ricce esaltare quella pelle scura,
dal sole di tanti anni eburnea resa.
Di nudità nessuno fece caso
che bastava la fisica bellezza
a soddisfar le carnali passioni,
e muti e lenti s'andarono incontro
per sentire in sé un unico calore.
E appena si toccarono i tizzoni
capiron che per felicità avere
separar non si sarebber dovuti,
e il Fato ch'essi credevano avverso,
poiché orfani erano entrambi rimasti,
apparve ai due amanti quale un Nume
perché lor non avevano a dar conto
né a famiglia né ad alcun genitore.
In villaggi vivevano distanti-
ma di essi non ci è pervenuto il nome-
e Niceta con piacer decise
di lasciare la casa per amore;
presto furon le nozze celebrate
perché potessero vivere insieme.
Com'era dolce il conviver per loro
che appena ad uno qualcosa occorreva
perveniva pronto all'opera l'altro,
si chiamavan con melliflue parole.
Lieti scorrevano i pesanti giorni
che se una qualche asperità incombeva
il cuore d'Ero era vicino a quello
dell'amato Niceta con ricambio
e per tutto il villaggio erano noti
per il lor caldo e fortissimo amore.
Oh, amore, quanto la gioventù allieti,
di quante gioie riempi le giornate
e rendi fuggitivi i lunghi giorni !
senza te cosa sarebbe la gente
o come si creerebbero le stirpi?
Raccontami, amore, come nascesti?
Come fosti dal cielo generato?
Infondimi nel cuore sentimenti
perché capir possa l'essenza tua,
come possa viverti in giusto modo...
Compreser come sei i nostri amanti
poiché vissero tra loro felici?
Si scambiavan furtivi e casti baci
con il cuor traboccante di passione
ma accettando che da contenere era
ciò ch'era nella carne imprigionato
che se da esso tutto fosse dipeso
il connubio avrebbe perso valore.
Così trascorrevano i loro giorni
tra i quotidiani e ripetuti impegni,
guadagnando del lor lavoro il frutto
per poi nelle necessità usarlo,
e nulla in lor lasciava trasparire
la disgrazia che sarebbe accaduta
nella letizia di quella famiglia.
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NICETA poemetto tragico
PoesíaNiceta ed Ero sono due giovani che vivono nel mondo dell'antica Grecia. Lei cade vittima di una malattia mortale ed il suo amore decide di scendere negli inferi per implorare le Moire, che tessono il filo della vita, di non far morire la sua amata...
