Giacomo Leopardi

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Era un giorno come tanti per Giacomo.  Come tutti i pomeriggi era nella biblioteca della sua piccola casa nel borgo italiano di Recanati, l'unico luogo del mondo a cui sentiva di appartenere. Li era circondato da testi in greco antico, latino, francese, tedesco. Sebbene le prime due come sappiamo non sono molto utili al giorno d'oggi, lui le adorava comunque. Ma nessuno capiva il suo amore. Il problema di Giacomo era questo: l'incomprensione. I suoi coetanei in giro a far festa, e attorno a lui, nessuno capiva che quel suo corpo minuto e ormai gobbo, (nonostante la giovine età)  privo di qualsiasi pettorale, quel viso scarno e gli occhi spenti e malinconici celavano l'anima di un gran poeta. O almeno, questa era l'opinione che Giacomo aveva di sè. Solo tipi come Socrate, Platone, o il suo beniamino Sartre avrebbero apprezzato il povero ragazzo per la sua bellezza interiore. Nemmeno sua mamma Adelaide sembrava capirlo, e cercava in ogni modo di farlo socializzare, spedendolo in oratorio e facendogli fare il chierichetto e, d'estate, mandandolo in colonia. Qui suo figlio poteva star sveglio fino alle 8 di sera. Ma niente, Giacomo preferiva ammirare le colline marchigiane del suo paese natale. Ferita dai commenti pungenti dei suoi colleghi, riguardo la possibile omosessualità del figlio, Adelaide compí un gesto estremo. Propio nell'unico punto in cui si stendeva la pianura e l'orizzonte era intatto dalle colline, la donna fece creare al giardiniere una bella collina. Quello era da sempre il posto preferito di Giacomo. Ora dalla finestra della biblioteca non vedeva più la pianura incontrarsi col cielo, il tutto era coperto dall'altopiano. All'inizio Giacomo ne rimase contrariato ma poi scrisse una poesia anche su quell'ermo colle e sul mare di pensieri che gli affioravano alla mente. Fu così che propose la sua opera ad un editore fiorentino, ma essa venne rifiutata miseramente. Più depresso che mai se ne andava in giro a Recanati di quei tempi. Usciva solo per giocare alla schedina. Poi si rinchiudeva in biblioteca. Nelle poche uscite intravedeva una giovine il cui nome scoprí di seguito essere Silvia. Giorno dopo giorno un infatuazione crebbe nel suo petto e stufo dell'isolamento in cui lui stesso si era confinato si decise a dichiarare il suo amore a Silvia, nonostante consapevole delle sue misere doti sociali. Solo che un giorno scoprí che la giovane usava ripetutamente dell'erba per soffocare il dolore che la morte dei suoi animaletti le aveva causato. Allora Giacomo si ritrasse e non le confessò il suo sentimento ma, buonanima quale lui era decise comunque di aiutarla, seppur indirettamente. Inviò una lettera di aiuto a san Patrignano, ma lo fece nel suo solito modo criptico, attraverso la poesia. Questa parlava di una pastorella che al tramonto del venerdì aveva con sé dell'erba. Tutto ciò avrebbe dovuto simboleggiare che Silvia stava per giungere alla fine dei suoi giorni per colpa della droga, perció implorava la clinica di ricoverarla appena possibile. Quando la lettera arrivò sotto il cinico sguardo dei dottori essi dissero: -LOL ma chi è questo? Si fa più di tutti i ricoverati messi assieme.- E siccome Giacomo aveva lasciato in fondo al singolare foglio un recapito, sul suo Nokia indistruttibile comparve un messaggio da parte dei suddetti medici. Essi scrivevano: -Ma ki 6? C 6 o c fai?-.  Il povero giacomo, di fronte a un italiano tanto scorretto, ebbe un infarto e da allora la sua salute peggiorò solamente.  Ma il nostro eroe non si diede per vinto e fondò il club 'Adotta un vocabolario'. Esso però non ebbe successo, ci aderí solo Ulisse, ovvero Nessuno. Giacomo tornò sull'idea di dichiararsi a Silvia, voleva essere trasgry e sicuro di sé come i suoi coetanei bad boy. Ebbene, le decantò proprio sotto casa il suo ardente amore in un componimento interminabile che avrebbe fatto commuovere anche  Surry. Purtroppo, il giorno in cui poteva ritenersi fiero di aver decantato tutta la sua opera, Silvia, addolorata talmente per la recente morte del suo gattino Silvester, venne ritrovata senza vita a causa di overdose. E siccome non gli sembrava il caso di leggere una poesia d'amore al funerale di quest'ultima, esordí con una poesia depressa sulla morte, con chiari riferimenti suicidi e autolesivi, e ciò portò all'entrata in depressione di gran parte dei partecipanti al funerale della defunta. Sua madre, dopo anni, anche lei molto invecchiata, era stufa di vedere suo figlio, solo ventenne, ammuffire in biblioteca, perció lo iscrisse all'università. Per annunciarglielo irruppe precipitosamente nella camera

Del  figlio cogliendolo  in fragrante mentre non stava facendo cose molto pulite davanti allo schermo del MacBook pro, su cui troneggiava l'immagine di una ragazza molto simile a Silvia. Interdetta e stupefatta per una tale sconceria da parte del casti figlio gli urlò contro:-Giacomo Taldegardo Conte di Sales Francesco Saverio Pietro Leopardi! Dopo questo oltraggio ti avrei mandato in seminario ma ormai quello che è fatto è fatto. Da settembre andrai all'università dove incontrerai dei ragazzi e delle ragazze molto diversi da quelli di questi siti a cui vedo sei abbonato.-
Il poveraccio non poté che acconsentire mestamente, tirandosi su la zip dei pantaloni.



In realtà dagli studenti medi lui è noto soprattutto per essere l'autore di 'A Silvia' e dell' 'Infinito', nonché reputato da molti anche un po' depresso. Sevbene sappiamo che dietro questa facciata si nasconde un grande della letteratura italiana, oggi vi proponiamo uno stralcio della sua vita nel 2000.

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⏰ Last updated: Aug 05, 2017 ⏰

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