•Basta così•

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Riparte tutto.
Riparte quella base che ha dato vita a noi.
Riparte la nostra storia.
La nostra canzone.
E fa male.
Dio se fa male.
È passato un mese e non ci sei.
Un mese di distacco.
Un mese di dolore.
Essere in sala e non riuscire più a coreografare nulla è straziante.
È straziante tanto quanto la tua mancanza.
Ho pensato di mollar tutto sai?
Ho pensato di venire a cercarti anche solo per tirarti uno schiaffo, per farti provare un minimo del dolore che provo.
Ma non lo faccio.
Non devo.
Non posso.
Basterebbe guardarsi negli occhi per sfuggire ad ogni problema.
Ma questa volta non può andar così, non dinuovo.
Non posso più guardare i tuoi occhi sperando di non soffrire, pensando che ci sarai costantemente nella mia vita.
Perché non ci sei.
E non ci siamo più noi.
Il nostro tempo è finito.
Non sarebbe finito se ti fossi almeno chiesto e preoccupato una volta di me.
Ma ora hai la tua vita, ti capisco.
Hai lei, ti capisco, ma perché ferirmi ballando "Basta così" con lei senza poi venire a darmi almeno delle spiegazioni?
Perchè me le sarei aspettate delle spiegazioni sai?
Le avrei volute.
Fabrizio mi ha spiattellato il video in faccia ed ha fatto male.
Nessun preavviso.
Niente che mi potesse preparare a ciò che i miei occhi avrebbero assistito.
Niente che avrebbe potuto evitare i miei occhi pieni di lacrime e il mio cuore privo di ogni cosa.
La canzone termina da un pezzo.
I miei pensieri no.
Ma ad un certo punto sento un tonfo che mi riporta alla realtà.
Qualcuno bussa alla porta.
Fabrizio è fuori città questa settimana, ed il presentimento che alla porta potrei trovare Andreas si fa vivo dentro di me.
Non è lui.
Non è lui.
Me lo ripeto fino quasi a convincermene.
Non mi sbagliavo.
Apro la porta e la sua immagine è difronte a me.
È lui.
È Andreas.
Non è possibile.
Non ci credo. 
Nessun ciao.
Nessun gesto.
Nessun sorriso.
Nessuna parola.
Nessun bacio fungente da saluto.
Niente.
Solo silenzio.
Prendo forza.
Ho bisogno di aria.
Ho bisogno che tu vada via da me.
Ho bisogno di distanza.
<<Perchè sei venuto?>>
Quel tono duro pieno di disprezzo ti ha annientato.
Troppa delusione scagliatami addosso.
Delusione che non avrei voluto ricevere.
Non da lui.
<<Ho bisogno di parlarti>>
Mi spieghi.
Mi guardi negli occhi.
Io invece guardo gli anelli che ho alle mani.
Non guardarlo Veronica.
Non guardarlo.
Ti vedo.
Sei in ansia.
Attendi una mia risposta.
Ma io non ho bisogno di spiegazioni.
Non più, me ne sono fatta una ragione da quando da un giorno all'altro hai deciso di sparire.
Quante promesse!
Quante parole gettate al vento!
Mi hai illusa.
Ti ho creduto.
Ti ho sempre creduto.
E tu ne hai approfittato.
Ti ho pensato tanto.
Sempre.
Ogni attimo, ogni secondo che scorreva io ero lì a pensarti.
E avevo bisogno di toccarti.
Di sfiorarti.
Di sentirti vicino, anche solo per un attimo.
Per colmare il vuoto che giorno per giorno si impossessava di me.
E ora sei qui.
Ora che iniziavi a sfuggirmi.
Ma non pretendere di riavermi.
Non adesso.
Non dopo quello che mi hai fatto.
Eppure dopotutto ho ancora il forte desiderio di te sai?
Vorrei scacciarlo via.
Eppure nel contempo vorrei trovarmici nelle tue braccia.
Lo vorrei sempre.
Eppure mi basterebbe un istante.
Uno dei tanti già avuti.
Già vissuti e voluti da entrambi.
Di quelli che ti travolgono.
Che ti fanno sentire viva.
Uno di quelli che ti portano alla deriva di tutto soltanto vedendoti ridere.
Alla deriva di te, di me.
Alla deriva di noi.
"In fretta perfavore.
Ho di meglio a cui pensare."
Non te la darò vinta.
Non più.
Non sarò buona.
Sarò tutt'altro che buona.
Hai lo sguardo basso.
Lo sai che non sarà facile.
O per lo meno te l'ho fatto capire.
"Lo hai visto il video di Basta così giusto?"
Ma veramente fai?
Si Andrè, l'ho visto.
Certo che l'ho visto.
Te pare che nun me arrivano le notizie?
"Secondo te?
Credi seriamente che non ne abbia saputo nulla?!"
Brava Veronica.
Continua così.
Rimani fredda.
Fai l'acida.
Continua così.
Ce la fai.
Ce la puoi fare.
Non cedere.
Niente lacrime.
Nessuna lacrima.
Non stasera.
Te lo sei promessa.
Non parli.
Posi lo sguardo sui miei occhi.
Ma non te lo permetto.
Ti guardo con disgusto.
E procedo.
Ti dico ciò che penso.
"E l'hai pure ballata bene!
Meglio delle altre volte Andrè.
Ed io li non ci stavo.
Complimenti.
Bravo."
"Si, l'ho ballata meglio delle altre volte.
Me la sono sentita dentro."
E li mi sento mancare.
Sento il cuore frantumarsi.
E fa male.
Ti giri per andartene.
Dove vai eh?
Dove vai?
Ora resti qui.
Ci sei venuto e ci resti.
Pretendo delle spiegazioni.
Non puoi lasciarmi in bilico.
Non su questo argomento.
Devo sapere.
Devo capire.
È importante capire.
Per me è importante.
Troppo.
Perchè si tratta di me.
Di te.
Si tratta di noi Andrè.
E non puoi sfuggirmi così.
Non puoi.
E non te lo permetto.
Davvero credi che ora ti lasci andare così senza una fottuta spiegazione?
Ti vengo dietro.
Ti prendo per il braccio.
Mi scansi.
E mi distruggi ancora un pò.
Ti afferro con più forza.
Quella che vive dentro me.
Ti giri.
"L'ho ballata meglio.
Già!
Ma ti sei mai chiesta il perché?
Te lo sei mai chiesta?
Perchè io pensavo a te.
Immaginavo te ad ogni parola.
Una per una
Ad ogni singola parola pensavo a te.
A noi.
E a tutto ciò che è stato.
Tu eri con me.
Non fisicamente.
Ma eri con me.
Ti sentivo dentro.
Come sempre d'altronde.
Ma ogni volta che venivo toccato, ogni volta che lei mi girava intorno io vedevo te.
Vedevo te, sempre.
Dall'inizio alla fine, in tutta la durata del pezzo tu c'eri.
Ad ogni minuto.
Ad ogni secondo.
Perché è di noi che parla quel pezzo.
E nulla potrà cambiare questo.
Nulla potrà cambiarne il significato di quel pezzo.
Perchè quella storia parla di noi.
Perchè quella storia è nostra"
Lo gridi.
Hai il fiatone.
Io ho lo sguardo basso.
Sono in silenzio.
Poi rido.
Sciocchezze.
Tutte sciocchezze.
"Vorrei tanto crederci Andrè!
 Ma non ci casco più.
Non con un ragazzino"
Trovo un modo per fargli male.
Voglio che provi il mio stesso dolore.
Poi si gira per andarsene.
Cammina.
Si allontana.
Si ferma.
Si volta.
Mi guarda.
E vedo i suoi occhi.
Sono sinceri.
Cazzo.
Sono sinceri.
È stato sincero.
Sono una stupida.
Gli si inumidiscono gli occhi.
"Sarò anche un ragazzino ma questa persona che hai davanti ti ama.
Questo stupido ragazzino, come dici tu, ti ama.
 E non mi guardare così.
Ti vedo sai?
Ora mi credi.
Perché mi sai leggere dentro.
Ogni volta.
Ogni fottuta volta.
Basta sempre uno sguardo per capirci.
Perchè è così tra noi.
E continuerà ad esserlo.
Continuerà ad essere così sempre."
Mi guardi.
Mi fissi negli occhi.
Vuoi leggermi.
Vuoi capire cosa penso.
Ma non riesci.
"Perché non mi hai avvisata?
Un messaggio.
Sarebbe bastato un messaggio Andrè.
Un preavviso.
Ed ora non saremmo qui a discuterne.
Perché per quanto mi avrebbe fatto male un tuo preavviso lo avrei voluto.
Mi sarei preparata.
Avrebbe fatto male.
Ma non allo stesso modo.
Magari un po' meno."
Mi guardi.
Ti lascio le porte aperte questa volta.
Ora capisci.
Lo capisci che mi hai ferito.
Abbassi lo sguardo.
Sei pentito.
Mi avvicino.
Mi avvicino piano.
Ti prendo una mano.
Te la stringo.
Per farti capire che ci sono.
Che ti credo.
E che nonostante tutto ti perdono.
Anche oggi.
"Vero?"
Mi chiami.
"Mh"
Ti dico piano.
Quasi lo sussurro.
"Mi credi?"
Alzi lo sguardo.
E li vedo.
Li vedo i tuoi occhi.
Un misto di insicurezze e paure.
Sorrido.
È in paranoia.
"Te credo Andrè, te credo."
Sussurro.
Finalmente lo fai.
Mi afferri il volto.
Mi baci.
Finalmente mi baci.
Per recuperare tutto
E per ricongiungerci.
Per ricongiungere noi.
Che ci ritroveremo qua sempre.
Al nostro punto di partenza.
L'uno con l'altro.
Perché alla fine chi si appartiene si ritrova.
In qualsiasi circostanza.
Si ritrova ancora.
E mi avvolgi nelle tue braccia.
Mi stringi.
E ti stringo.
Come se potessero portarti via da me.
Come se potessi scomparire in un istante.
E rimaniamo così.
Ancorati l'un l'altro senza mai sfuggirci.







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