Cazzo, credo di essere inciampata in qualcuno. Alzo lo sguardo e continuo a cercarlo fra la gente, ma continuo a non vederlo. Quel coglione di mio cugino continua a non farsi vedere, e dire che sono venuta a questa festa solo per dargli il ben tornato dall'Inghilterra. Lo voglio uccidere.
D'un tratto qualcuno mette le mani sulla mia vita e mi alza abbracciandomi poi da dietro.
"Em, sono così felice di vederti"
Sono Emily Dowson, chiamata Em dai famigliari, ma odio i diminutivi o i soprannomi in generale.
Ho 18 anni, e in questo momento mi trovo a Nashville, distante 3250km più o meno da casa mia. Prima abitavo a Bakersfield, una cittadina della California, ma ho voluto allontanarmi da tutto, dal sole, dalle spiagge e dalle lacrime, e così sono scappata in Tennessee. Non mi pento di essermene andata, ma di aver lasciato indietro le poche persone che mi volevano bene veramente.
Mi volto verso mio cugino, e lo trovo cresciuto, più maturo e forte di due anni e mezzo fa. è alto almeno 15 cm più di me, ed io mi sento talmente bassa con il mio metro e settanta, da sentirmi più piccola che mai. Ha fatto crescere i capelli e ora ha un morbido ciuffo dei suoi capelli color nero carbone che gli ricade sulla fronte. I suoi occhi celesti così simili ai miei, che abbiamo ereditato dal nostro nonno materno, risplendono sotto le luci. Se non fosse mio parente potrei innamorarmi di lui.
"Mike" e stavolta sono io ad abbracciarlo.
"Piccola, come stai? Ti trovo bene"
"Mike, io dovrei chiederti come stai". Mio cugino due anni fa è dovuto scappare a Manchester perché in California era immischiato in affari non proprio legali, ed anche se avevo cercato più volte di farlo ragionare, ha smesso soltanto quando stava per andare in carcere minorile, scappando nel Regno Unito e rifilando una pessima scusa ai genitori pregandoli di mandarlo via. è un anno più grande di me, ma è stato bocciato il primo anno alle scuole superiori quando aveva iniziato a seguire le compagnie sbagliate.
"Rilassati Em, sono qui ora, sono tornato, adesso è diverso" dice mettendomi le sue mani sulle braccia.
"Se lo dici tu" rispondo.
"Dai vieni qua" e detto questo mi tira dinuovo tra le sue braccia.
Mio cugino un tempo era il mio migliore amico. Trascorriamo il tempo insieme da quando eravamo bambini, quando i nostri genitori ci lasciavano ai nonni il pomeriggio perché dovevano lavorare. Eravamo un trio unico, io, Mike e Jimmy, il mio fratellino, un anno più piccolo di me. Jimmy è una delle persone che mi pento di aver lasciato indietro. Non ci parliamo più da quasi un anno, da quella notte, perché lui non mi ha mai perdonato per quello che ho fatto. Mi manca tantissimo e prego sempre che anche lui venga a Nashville con me e Mike.
"Allora, com'era l'Inghilterra?", chiedo dopo che mi ha lasciato andare.
"Era bellissimo stare la, ma mi mancava l'America, e mi mancavi tu" risponde sorridendomi, e sorrido anch'io sciogliendomi alle sue parole, come sempre del resto.
"Mike, muoviti devi venire con me" da dietro le spalle di mio cugino scorgo un ragazzo poco più alto di lui, biondo e se riesco a vedere bene ha gli occhi nocciola, è lo stesso che lo chiamava. è serio in volto, non traspare alcuna emozione, sta guardando la nuca di mio cugino aspettando che si volti verso di lui. Non ha ancora fatto caso a me, o se ci ha fatto caso non lo fa vedere. Riporto lo sguardo su Mike e chiedo "Chi è questo?"
Il ragazzo porta finalmente lo sguardo su di me, facendo un ghigno che dovrebbe assomigliare ad un sorriso.
"La preda della serata?" chiede invece il biondo.
Mio cugino si volta finalmente verso di lui dandomi le spalle, e credo di aver visto rabbia nel suo sguardo quando il ragazzo gli ha fatto quella domanda.
"Jake, ti presento Emily, la mia Emily" il biondo sembra finalmente capire chi sono, e levandosi dal viso finalmente quel ghigno insopportabile, riporta lo sguardo su di me, facendolo saettare poi su tutto il mio corpo. Mi sento osservata, ma stranamente non a disagio.
Dopo di che riporta lo sguardo sui miei occhi e mi fa un cenno con la testa, poi dice "Jake". E si presenta così, sono però lieta che non mi abbia stretto la mano o abbracciata, non amo il contatto fisico con gli estranei.
"Emily" dico restitugliendoli lo stesso cenno con la testa.
Mike si rivolta verso di me, e guardandomi con uno sguardo dispiaciuto dice "Em, scusa, adesso ho da fare, torna nel tuo dormitorio, domani mattina ti porto la colazione come ai vecchi tempi, si?"
"Cosa?" dico invece. "Mike, hai appena detto che è tutto cambiato. Pensavo avessi smesso"
"Scusa Em, è più difficile di quello che credi" risponde invece.
"Parlamene allora, ma non ricadere nella stessa trappola" lo prego con le mani giunte.
"Parliamo domani, ma ora ti prego va, non voglio ti succeda niente" ora è lui a pregarmi, e credo che questa ricaduta abbia a che fare con il suo amico biondo, che è ancora dietro di lui che assiste alla nostra discussione, con ancora la sua espressione seria in viso.
Tenendo lo sguardo ancora negli occhi di Mike faccio qualche passo indietro, per poi girarmi e dargli le spalle continuando a camminare. Dopo qualche passo mi volto nella direzione in cui erano prima in piedi i due ragazzi, ma ne ritrovo solo uno, Jake se non sbaglio, che continua a guardarmi da quando ha capito chi ero, ma di Mike non c'è più traccia. Torno dritta sui miei passi e piano piano riesco ad uscire da questa casa tra corpi sudati che strusciano tra loro. Odio le feste.
JAKE
Dio, quando Mike mi aveva fatto vedere una foto di sua cugina non credevo fosse così. Si, ok, la foto risaliva a tre anni fa e raffigurava una ragazza un po' in carne, con gli occhiali tondi e piena di brufoli. Invece stasera mi sono ritrovato davanti una figa stratosferica. Non ero neanche riuscito a capire chi fosse, anche essendomela ritrovata davanti, e con i continui racconti di Mike su di lei. So che lei per lui conta molto, perciò cercherò di non provarci con lei, o Mike mi spaccherà la faccia, o almeno ci proverà.
"Non mi avevi detto che tua cugina era così" mi volto verso il mio amico seduto sul divano vicino una bionda tutte tette. Io invece sono seduto su una poltrona davanti a lui.
"Perché ti interessa?"
"No, ma avevo capito fosse diversa, da come ne parlavi poi"
"Come ne parlavo?" dice alzando un sopracciglio in segno di sfida.
"Lascia stare bello sei troppo fatto" dico allontanando la canna dalle labbra del mio amico occhi azzurri. La bionda non aspettava altro e si fionda sulle sue labbra.
Cercando di staccarsi cerca di dire: "Eddai Jake, è una festa, e stiamo facendo soldi" cazzo spacciavamo solo per pagarci gli studi e l'appartamento che dividevamo, io e Mike abbiamo preferito prenderci un piccolo appartamento tutto nostro che una stanza nel dormitorio dell'Università.
"Vado a farmi un giro" lo avverto raggiungendo la mia macchina e lasciando la confraternita.
Guidare mi rilassa, mi aiuta ad allontanarmi da tutta quella merda, a non pensare lo schifo che è la mia vita. Perciò entro nel mio nuovo pick-up grigio, gentile regalo del mio zio americano che vive a Miami, che me lo ha donato dato che non lo poteva più usare.
Ed è lì, poco dopo essere entrato in macchina ed aver iniziato a girovagare che la vedo. è sola, dovrebbe aver paura di tornare a casa da sola a quest'ora di notte. Ma in realtà non so neanche perché mi sto preoccupando. Non dovrebbe interessarmi, invece mi ritrovo a rallentare e abbassare il finestrino scuro della macchina.
Ed è proprio quando si gira che dico: "Serve un passaggio?"
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ANCHE DOMANI
Chick-LitDovevo scappare, da tutto e tutti, mi serviva il mio spazio, il mio tempo, per ricominciare. Una nuova vita. Una nuova me. Nuovi pensieri, ma sempre vecchie preocupazioni. è sempre stato così dannatamente difficile andare avanti.
