Il custode

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Faceva freddo, non un freddo naturale, un freddo che gelava l'anima passando dalla pelle, le ossa e i muscoli, tutto era così immobile da essere irreale.

Questo è ciò che ricordavo della mia nascita, la totalità degli esseri umani non ricorda tale evento, a me era rimasto impresso solo il freddo pungente e paralizzante.

Eliminiamo il ricordo della nascita per evitare che si ricordino di noi, perché non capiscano di non essere soli, sarebbe estremamente pericoloso per tutto il nostro sistema.

Diamo agli umani la libertà di credere a ciò che desiderano, di scegliere se pensare all'esistenza di quel dio o di quell'altro, di credere alla reincarnazione oppure no o di non credere affatto.

In fondo alla fine, anche se non dovrei rivelarlo, ognuno va dove crede di andare e dove merita di andare in molti casi.

Eppure lì al limitare tra il cielo e la terra nascevamo noi, esseri senza volto e senza identità, destinati a servire un bene superiore e ineffabile, che andava oltre la nostra comprensione.

Nonostante fossi consapevole di questo sapevo anche di essere diverso, non è mai un bene essere diverso tra di noi, quelli che nascono con "strane idee in testa" sono quelli che poi creano più problemi che altro.

Sta di fatto che ad un certo punto mi stufai di essere un Custode.

Fino ad allora era andato tutto straordinariamente bene e in modo straordinariamente ordinario, facevo ciò che mi dicevano i superiori insomma, anche voi umani lo fate benché magari gli ordini non vi vadano proprio a genio.

Però quel giorno ebbi l'illuminazione, proprio mentre andavo a un raduno generale, attorniato da altri come me, senza volto e senza identità.

Mi guardai attorno senza capire perché non distinguevo nessuno, non conoscevo nessuno, eppure ero li...cosa ci facevo in quel luogo? Una risposta imperativa aveva ormai preso forma nella mia mente, un'idea che si piantò nella mia mente e germogliò all'istante.

Io avevo il libero arbitrio.

Mi spiego meglio: tutti hanno la libertà di decidere, perfino i Custodi, ma ovviamente dobbiamo sottostare al bene superiore, insomma il bene degli umani e del mondo, quel bene che deve far girare le cose nel modo giusto nel momento giusto.

Eppure sulla terra ce n'erano di casini, colpa del libero arbitrio in fondo, ma tutto era all'interno del grande piano, tutto era già pianificato e destinato a essere così da tempo; forse anche la mia stranezza era destinata a manifestarsi proprio quel giorno che per comodità indicherò come il giorno x.

Il giorno x mi recai come tutti gli altri giorni simili a quello al raduno dei Custodi, ognuno avrebbe raccontato come aveva assecondato il piano ineffabile facendo si che il suo umano seguisse esattamente ciò che doveva fare.

E qui stava la fregatura, nel giorno x mi resi conto che il libero arbitrio non poteva esistere veramente, eravamo noi che decidevamo, o più precisamente era Lui a decidere.

Così il giorno x fu l'inizio della fine, o per meglio dire, l'inizio dell'inizio.

Perché quel giorno mi resi conto che avrei potuto fare ciò che volevo e così scesi sulla terra, avevo l'aspetto di un ragazzo qualunque.

Invece di recarmi dal mio protetto del giorno per aiutarlo a prendere le decisioni che lo avrebbero portato sulla via a lui già destinata, andai a scuola.

Nessuno fece domande e quando venne fatto l'appello magicamente comparsi nell'elenco, mi sentii parte di qualcosa, sentivo di esistere in un qualche luogo.

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