Urla, una notte intera in cui i terribili strazi di una donna sovrastavano qualsiasi altro rumore. In un piccolo villaggio di fango e paglia, in una delle capanne, piccola, umida e illuminata da un flebile fuoco acceso sul terreno, una donna, bellissima e formosa, dai lunghi ricci neri come la pece e bagnati dal sudore, gli occhi scuri come la notte, era distesa su un letto fatto di corde e stracci, mezza nuda se non fosse per un piccolo lenzuolo sottile e bianco, sporco di sangue, che esaltava le sue curve. Il suo stupendo viso era ormai sfigurato dalle rughe e le espressioni di sofferenza. Era aiutata da altre sue compagne che le segnavano in viso, col sangue di Capriolo, una croce mentre lei si dimenava per il dolore, grondante di sudore, stava dando alla luce una nuova creatura.
Il parto sembrava procedere per il peggio, si vociferava che sia madre sia figlio (o figlia) avrebbero perso la vita quella notte, tutti gli abitanti di quel piccolo villaggio di fango erano riuniti fuori dalla capanna, i bambini spaventati e nascosti dietro le loro madri.
Passarono ore e le strida non volevano cessare. Intanto il sacerdote del villaggio Omari pregava a voce alta nella lingua locale:
– Dio mio signore, apri le tue porte a questo nuovo figlio.
Dio misericordioso, fa che le nostre donne trovino la forza di farlo crescere.
Dio immenso, fa che questo figlio sia degno di venir in tuo nome.
Dio potente, fa di questo figlio il tuo guerriero della luce sulle tenebre
Dio, ascolta le grida di questa donna, che si impegna nel dar alla luce un figlio degno di questo villaggio. – batté con forza il bastone sul suolo, rimbombando con un tonfo pesante e prepotente.
Aveva delle vesti lunghe e colorate tra il rosso scuro e il giallo, adornate da numerose perline nere e blu appese a fili dorati. Sulla testa portava un enorme copricapo, simbolo del suo "potere divino", decorato con piume azzurre, blu e violette, un imponente talismano quadrato in legno di Baobab e Lapislazzuli incastonati al centro spiccava sul suo petto e varie ossa di Leoni e Rinoceronti abbracciavano il suo esile collo. In mano agitava un grande bastone in avorio d'Elefante decorato da semplici disegni a spirale e curvilinei, sulla cima presentava un'ampolla di vetro.
Omari era l'uomo più anziano del villaggio ed era venerato dagli abitanti come messaggero del Signore, aveva una lunga barba bianca ed un fisico quasi inesistente, era più ossa che carne, i capelli li aveva perennemente nascosti nel suo copricapo, le sue spalle erano ricoperte dalle piume di quest'ultimo, erano gli abiti a nascondergli i problemi dovuti al digiuno. I denti erano gialli e consumati così come le unghie, le mani ricoperte di cisti presentavano disegni geometrici in pittura rossa e bianca.
Tra lacrime e angoscianti smorfie e gemiti, la donna invocò un nome. Chiese aiuto, chiese che quella tortura finisse, anche con la sua morte ma implorò che almeno la sua creatura si salvasse.
Passò un'altra mezz'ora di dolore quando, improvvisamente, una folata di vento si impadronì della capanna, questo soffio le donò un'espressione di sollievo, le compagne indietreggiarono, quasi impaurite, con movimenti molto lenti. Il vento continuava a soffiare delicato creando uno strano alone attorno alla donna. Qualcosa si impadronì di lei, qualcosa di straordinario e così più di una vita sarebbe stata risparmiata.
Dopo una decina di minuti dalla piccola costruzione si iniziarono ad udire altre urla, ma stavolta erano quelle di una neonata, che appena posata tra le dolci braccia della madre si tranquillizzò e aprì gli occhi, aveva dei magnifici occhi azzurri come il cielo, piccola e inerme si muoveva con fare incerto, sembrava strisciasse in quell'amorevole abbraccio materno. Una delle donne uscì dalla capanna e urlò: – È nata! È una femmina! È bellissima! –
Urla di felicità iniziarono a propagarsi nella silenziosa aria notturna, canti d'amore e di riconoscenza furono intonati dall'intero villaggio.
Ma tale allegria sarebbe durata ben poco.
Il sacerdote si precipitò nella capanna per benedire la venuta di quell'esserino innocente.
Alla vista degli occhi della bambina, Omari fece un espressione che avrebbe fatto terrore a chiunque, non che lui non ne facesse di suo.
Iniziò a urlare e accusare la madre:
– Serva del Demonio! Megera! Sciagura! Tu hai dato vita ad un Demone che porterà la nostra casa alla rovina!
Un peccato simile può solo esser punito solo con un dovuto sacrificio! –
Lei era inerme e troppo stanca per difendersi, provava solo a tener ancor più stretta la bambina nel momento in cui volevano strappargliela via, una madre privata della figlia ancor prima di darle un nome, ancor prima di sentirla gemere i primi suoni, ancor prima di nutrirla dal proprio corpo, ancor prima di vederla sorridere. Omari spostò brutalmente le paesane che tentavano ribellarsi al suo volere, guardò la bambina con disgusto, a differenza di tutti gli abitanti del villaggio lei aveva la pelle leggermente più chiara. La prese per la caviglia. La madre urlò, implorò che non le venisse fatto del male, cercò invano di fermarlo allungando esasperatamente il braccio tremante. Tentò perfino di alzarsi e opporsi ma non appena il suo peso poggiò sulle gambe, queste cedettero e lei cadde a terra inerme.
Omari, una volta uscito, urlò a tutti i presenti che l'essere che manteneva, che in quel momento piangeva in maniera acuta, era una bestia impura, un misto indecente, un essere che mai sarebbe dovuto esistere.
Uscì dalle mura di legno del villaggio, accompagnato dai suoi adepti che tenevano il passo della sua marcia a suon di tamburi, gridi di malaugurio verso la neonata e inquietanti note basse e profonde, quasi funebri.
Al di fuori di quella zona vi era un'immensa savana. Dopo centinaia e centinaia di passi si ritrovarono nei pressi di un minuscolo laghetto. In tutto questo tempo la bambina era stata tenuta a testa in giù ed era svenuta. Il Sacerdote con un movimento veloce e convinto la scaraventò sulla riva e se ne andò dicendo in lingua stretta:
– Solo un essere senz'anima come un animale può disfarsi di un essere dall'animo sporco come il tuo. –
La bambina si svegliò di soprassalto per l'urto, pianse, si rigirò su se stessa, mugghiò ma nessuno l'avrebbe mai sentita o trovata. Una folata di vento dolce colpì la bambina che smise di piangere.
La sua salvezza fu quella che per molti altri sarebbe stato un disastro, la comparsa di una leonessa forte e fiera dal pelo giallo sabbia del deserto molto liscio, a caccia di notte, ella sentì le urla della piccola e le si avvicinò ma non ringhiò né tentò di addentarla o altro, restò lì a fissarla e le pupille da felina le si dilatarono, abbozzò un piccolo ruggito. La piccola si rigirò per sbaglio e finì col viso nel fango rischiando di affogare. La leonessa reagì immantinente, prese la piccola per la collottola come avrebbe fatto per un qualsiasi cucciolo della sua specie, delicatamente e con molta grazia la spostò, la posò su una roccia come su di una culla. I suoi enormi occhi castani opachi si incontrarono con il timido luccichio dell'azzurro della bimba, per quanto fosse impossibile per quell'età, sembrò che le sorridesse e l'animale le leccò una guancia, la raccolse nuovamente, usò solo le labbra baffute per non ferirla e la portò via da quel luogo freddo, lentamente e a passi felpati.
Quella notte più di una cosa strana accadde. Una bestia, a detta di qualcuno, senz'anima aveva salvato un cucciolo che dalla sua specie non avrebbe avuto pietà. Una domanda sarebbe sorta spontanea a chiunque in quella notte: senz'anima è chi è bestia dentro o chi è bestia a vedersi?
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Funanya
AdventureFunanya è una leonessa che ha tanto da scoprire nel mondo degli Uomini e tanto hanno da scoprire gli Uomini da lei. -------------------------- Questo capitolo della storia è un piccolo esperimento per comprendere l'indice di gradimento di questa...
