I

18 2 0
                                        

Nathan's pov:

"Svegliati dormiglione che non sei altro, oggi devi aiutare Steven", ed eccola, la mia sveglia umana. Il suo delizioso profumo di lavanda pervade le mie narici mentre continua a riempirmi il viso di piccoli baci delicati, strofinando la sua morbida mano sul mio braccio. Affondo il viso nel cuscino emettendo un gemito assonnato che mi permettete di accorgermi del lieve bruciore che persiste nella mia gola lasciatomi dal concerto di ieri sera. Sapevo andarci non sarebbe stata una buona idea, tenendo conto che oggi devo dare una mano a papà con la casa nuova. Recentemente lui e la mamma hanno deciso di cambiare casa, ma ovviamente hanno avuto la fantastica idea di demolirla e ricostruirla a loro spese; contenti loro.
Sento il materasso muoversi, alzo la testa per vedere Claire, la mia amatissima ragazza, tendersi verso il comodino per prendere il cappuccino e porgermelo. Mi passo una mano sul viso e prendo la tazza, è bollente cazzo.
"Grazie piccola", le dico lasciando un breve bacio su quelle labbra paffute.
Svogliatamente abbandono le coperte sorseggiando il mio cappuccino e devo dire che allevia il, ormai trasparente, mal di gola. Appoggio la bevanda sul mobile per vestirmi. Apro l'anta sinistra dell'armadio, dove si trovano tutti i miei vestiti. Claire, a differenza mia, possiede il triplo dello spazio a me concesso, se non di più. Beh, io ho sì e no dieci capi.
Dio, se non ci fosse lei non avrei neanche un armadio, mi basterebbe una sedia dove buttare tutte le mie cose.
"Ah, amore", la mia attenzione viene catturata da Claire, quindi mi giro verso di lei, ma non prima di aver preso un pantalone nero e una maglietta grigia dallo scaffale. Può andare.
"Sì?" dico, affinché continui a parlare.
"Oggi non posso venire da Steven, poco fa mi ha chiamata Lydia e mi ha offerto di andare in centro con lei visto che ha la giornata libera", dice mentre mi vesto.
"Sicura di voler andare?", Claire si alza dal letto venendo verso di me, amo il modo in cui le sta la mia maglietta nera, un ottimo contrasto con i suoi lunghi capelli biondi e la sua bassa e adorabile figura. "Cioè, mi piace che tu e mia madre andiate d'accordo, ma", circondo la sua vita con le braccia e lei automaticamente appoggia le mani sul mio petto ridacchiando, "come farò a stare tutto il giorno senza di te?".
"Modestamente non ne ho idea", ride affondando il capo nell'incavo del mio collo. Le bacio la nuca per poi lasciarla andare.
"È ora di andare, ci vediamo dopo?", dico prendendo l'orologio dal comodino.
"Ovvio", mi assicura lei mentre mi infilo le scarpe e prendo le chiavi della macchina. Mi avvicino a lei per darle un ultimo bacio e lascio l'appartamento.
Una volta fuori dall'edificio mi maledico per non aver preso l'ombrello, sta praticamente diluviando. Menomale che siamo ad agosto cazzo.
Faccio perfino fatica a trovare la mia auto, Hector l'ha lasciata in fondo alla strada. Grazie, testa di cazzo. A proposito di Hector, potrei chiamarlo e chiedergli se può darmi una mano con la casa. Più siamo meglio è.
Una volta raggiunta la mia fantastica Mercedes GLA nera accendo il riscaldamento al massimo e sfilo il cellulare della tasca posteriore dei jeans, per scoprire che l'intero schermo del mio dispositivo è fradicio. Come tutti i miei vestiti d'altronde. Cerco di asciugare il mio cellulare con un fazzoletto, non cambia molto ma va bene. Scorro la rubrica fino a trovare il numero di Hector, il mio migliore amico. Faccio partire la chiamata e incastro il cellulare tra la spalla e l'orecchio mentre metto in moto l'auto.
"Hector, ehi",
"Nathan, spero sia importante perché sono piuttosto impegnato al momento", ha la voce roca e seccata.
"Che stai facendo?", chiedo. Lo sento sbuffare. Conosco già la risposta.
"Chi è?", sento una voce femminile attraverso il cellulare, molto squillante. Lo sapevo.
"Nessuno, torno subito", dice Hector. C'è un secondo di silenzio, quindi presumo si sia allontanato dalla ragazza. "Allora", inizio a dire ma vengo interrotto da uno schiocco. Capisco immediatamente che la sta baciando, anche perché poco dopo la linea viene riempita di piccoli gemiti. Non ci posso credere. "Hector! Sembra di star ascoltando un porno", lo richiamo alzando gli occhi al cielo e subito dopo li sento ridere. Incredibile.
"Beh, guarda il lato positivo: ho risposto al tuo 'cosa stai facendo?'", dice ridendo.
"Dimmi, che c'è?"
"Mio padre mi ha chiesto di aiutarlo con la casa, vieni pure tu?", domando mettendo il vivavoce e appoggiando il telefono sul sedile affianco al mio. Mi stava venendo il torcicollo.
"Nate, non penso sia una buona idea e tu lo sai benissimo", si schiarisce la gola. "Io e tuo padre non siamo molto... amici, diciamo", dice. "Per non dire che, a parer mio, è una grandissima testa di cazzo", sapevo l'avrebbe detto, lui e mio padre non si sopportano, non so neanche perché.
"Io almeno ci ho provato", dico scrollando le spalle, "che poi la vera testa di cazzo qui sei tu, hai lasciato la mia macchina alla fine del viale", scuoto il capo, anche se lui non può vedermi.
"Scusa, non vedevo l'ora di uscire da quel rottame."
"La tua macchina è rottame", rido, so quanto odia quando viene offesa la sua 'piccola'.
"Ehi, come ti permetti, non offendere la mia piccolina".
"Quando mai, in ogni caso ora devo andare", affermo passandomi una mano tra i capelli.
"Ci sentiamo, testa di cazzo", mi saluta. Sto per chiudere la telefonata quando lo sento canticchiare "paparino sta tornando" e la ragazza di prima ridere. Spengo la chiamata sussurrando "oh mio dio".

Mi imbuco in una stradina a senso unico e piuttosto stretta, quando una macchina si affianca alla mia. Immediatamente penso voglia sorpassarmi quindi mi sposto un poco per farla passare, ma in men che non si dica, l'auto a me sconosciuta, va a scontrarsi con la mia. Poso gli occhi sul conducente dal veicolo di fianco al mio ma non riesco a vedere molto. Cosa intende fare? Volto lo sguardo dinnanzi a me cercando di accelerare quando subisco un altro tamponamento da quella testa di cazzo. Corrugo la fronte e raddrizzo la schiena, concentrandomi al massimo sulla guida. Sono nella merda. Un milione di brividi si propagano lentamente in tutto il mio corpo e sento i muscoli tendersi. Ho paura. Tanto da non accorgermi dell'albero davanti a me.
Sento il mio corpo trasportarsi in avanti facendo scivolare il manubrio verso sinistra. Non posso fare assolutamente nulla per impedirlo, appunto per questo sento un'immensa senzazione di debolezza in me.
Sento i miei polmoni sbattere continuamente contro la gabbia toracica che li circonda, la nuca fare avanti e indietro frenando ogni mio tentativo di guardare e pensare lucidamente. Le mie gambe rimangono incastrate tra i ferri dell'automobile, un dolore talmente atroce da sembrare quasi inesistente. Non ho alcun potere sul mio corpo e l'unico suono che si è impossessato del mio udito è quello prodotto dal clacson visto il fatto che ho appoggiato il capo sopra esso. Perchè l'ha fatto?
Le palpebre diventano sempre più pesanti e chiudo lentamente gli occhi.

ourself.Mga kuwentong kahuhumalingan mo. Tumuklas ngayon