Strega flambé

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Quando aprii gli occhi una luce mi accecò e con un po' di difficoltà riuscì a mettere a fuoco le cose intorno a me.

Non ero più nella stanza che avevo prenotato in un miserabile Motel, ma in una piccola baracca di legno, che somigliava a un vecchio ripostiglio, con dei vetri rotti e scheggiati al posto delle finestre, legata ad una sedia con delle corde impregnate di sostanze che bloccavano i miei poteri. E come se non bastasse, due streghe si facevano beffe di me parlando a voce alta in modo che le sentissi perfettamente.

Chiusi gli occhi e deglutii alzando la testa, cercai di girarla verso destra ma una fitta di dolore mi bloccò.

"Ti sei svegliata finalmente streghetta impertinente" disse una donna dai capelli bianchi e corti. Un'altra strega della mia congrega da uccidere.

"Olimpia ti offri così, su un piatto d'argento? Sarò felice di tagliarti la gola e darti fuoco" dissi sorridente.

"Ragazza stupida" sputò "quanto pensi di continuare ancora? A uccidere le streghe della tua congrega?".

"Fino a quando non finisco ciò che ho iniziato, mi pare ovvio".

Da dietro spuntò un'altra strega, più giovane, che non avevo mai visto in vita mia, e questo significava che c'erano molte altre streghe, di altre congreghe che mi volevano morta. Quale onore tutta questa attenzione delle mie sorelle.

"Maia Fischer, tu sei un pericolo per tutte le streghe e calpestando il suolo americano hai dichiarato esplicitamente guerra anche a noi altre" disse la sconosciuta, i suoi tratti del viso erano sgradevoli e mascolini e la sua corporatura robusta la rendevano spiacevole alla vista.

"Non ho dichiarato un bel niente, sono venuta qui per sterminare la mia congrega, mica le altre, prometto di essere misericordiosa con te se mi lasci andare, ma con lei no" dissi guardando Olimpia negli occhi grigi e spenti, incastonati in quella piccola testa che avrei voluto esporre come trofeo, attaccandola sulla parete del Motel.

"Sei diventata intrattabile" disse scuotendo la testa.

"Il mio passato mi ha plasmato così, è colpa tua Olimpia, e anche delle altre" ribattei infastidita dal suo stupido commento. 

"Perché ti hanno ucciso il ragazzo per sbaglio, cara?" disse con un tono fastidioso e stridulo.

"Sei un essere stomachevole Olimpia, ma lo sai già, tuo marito ti ha abbandonata e anche le tue care figliuole". Quella frase le chiuse la bocca ma la sconosciuta si intromise prima che potessi continuare ancora.

"E' giunta la tua ora Maia Fischer, nata sotto il segno dell'Acquario da Karol Vogel e Fredric Fischer, brucerai una volta per tutte". Le sue parole non mi spaventarono, avevo ricevute così tante minacce di morte da abituarmici, la cosa che mi preoccupava era l'accendino che aveva in mano. Solo allora mi resi conto che intorno a me c'erano diverse pozzanghere di combustibile, cercai di slegarmi le mani ma invano, erano legate strette e non avevo alcuna possibilità di uscirne viva, ma come diceva sempre mia madre, la speranza è l'ultima a morire.

Aprirono la porta e dopo che furono uscite, la donna lanciò l'accendino in una piccola pozzanghera. "Spero che soffrirai molto peste, pensa a me mentre bruci" disse Olimpia chiudendo la porta alle sue esili spalle.

Il fuoco divampò velocemente, in un poco tempo mi trovai circondata dalle fiamme e cominciai a respirare con difficoltà, il vento che entrava dai buchi delle finestre non era certo d'aiuto. Cercai inutilmente di liberarmi le mani finché non caddi sul pavimento di legno, i miei adorati capelli castani sarebbero bruciati se non fosse stato per una sagoma che mi tirò su e con un coltello tagliò agilmente le funi. All'inizio ero confusa, non riuscivo a capire cosa stesse succedendo ma poi lo riconobbi, Kurt Turner mi portò fuori mentre tossivo come se avessi avuto la polmonite peggiori di tutte.

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