Prologo

9 0 0
                                        

Spesso ci si chiede cosa ci sia di sbagliato in noi, e molte volte una risposta non si trova.

Mi sono sempre domandata che cosa non andasse in me, per quale motivo non riuscivo a trovare la felicità che desideravo da qualche tempo, eppure sapevo che se ci avessi pensato bene, se mi fossi fermata un attimo a riflettere su tutto quello che avevo e su tutto quello che invece non avevo ma che avrei potuto raggiungere, beh allora forse in quel caso una risposta me la sarei data. Ad ogni modo avevo paura, perché sapevo che se fossi arrivata a trovare il punto che stavo cercando forse per me, non ci sarebbe più stata speranza.

Studiavo, uscivo con gli amici, andavo al cinema, pulivo la casa, leggevo e ascoltavo musica; facevo tutto quello che serviva per non fermarmi, per non lasciare che la mia mente iniziasse a lavorare, per non cercare che la mia mente potesse arrivare a comprendere quali erano i miei problemi, per non lasciare che la mia mente potesse arrivare alla conclusione.

Mi piaceva vivere nella mia illusione, pensare che la mia felicità non esistesse e non sarebbe esistita più. In ogni caso nella vita di tutte le persone arriva, durante la giornata, quel momento, dove si è soli, quel momento dove la testa è costretta a mettere le carte in tavola, quel momento della giornata che si chiama sera, dove tutti vanno a dormire, nel proprio letto; stesi con la testa sul cuscino, e il corpo sotto quelle coperte che sembrano essere l'unica difesa che ha ogni essere umano.

Quel momento arrivava anche per me, e se in tutta la giornata ero riuscita a rimandare, se ero riuscita a non pensare; puntualmente, appena la mia testa appoggiava su quel cuscino, che io definivo come la mia maledizione, tutti i miei sforzi si annullavano nuovamente, ripartiva tutto da capo; come quando ti alleni per una gara importante per un anno intero, sei sul punto di vincere ma arriva il pilota che per un tuo errore stupido, magari solo perché hai preso una curva troppo larga invece che prenderla stretta come avevi sempre fatto, ti supera e per quello stupido errore tu perdi la gara. Arrivi secondo.

Io arrivavo sempre seconda, quei pensieri stupidi mi superavano sempre. Ero condannata. Condannata ad arrivare dopo chi era più forte di me. Condannata a soffrire tutte le notti. Condannata a riscoprire ogni notte che la mia felicità esisteva. Era lui.

Red BullWo Geschichten leben. Entdecke jetzt