Prologue

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Cynthia Frere, con il suo corpicino alto un metro e cinquantasei, è un tipino così fragile e puro, da
sembrare angelico.
Ne ha passate tante, di cotte e di crude, ma è sempre rimasta in piedi, con quell' espressione
costantemente ammusata espressa sul suo incantevole viso.
Quei suoi capelli rosso acceso,quelle due pozze senza fine di un colore indefinibile che si mescola
al verde e al giallo, talvolta anche all'azzuro, quelle leggere lentiggini che costeggiano
delicatamente la sua persona, quel suo nasino piccolo e all'insù e quelle labbra pure che nessuno ha
avuto il permesso di baciare e assaporare.
Non è una ragazza come le altre. La bellezza, la perfezione, la ricchezza, la popolarità e un fisico
bestiale, non facevano parte del suo essere.
Non ha sempre vissuto lì, nella sua casetta di modeste dimensioni, in mezzo ad un bosco fitto fitto da
sembrare infinito, insieme ai suoi genitori.
Si è trasferita sia per motivi lavorativi e sia per cose passate.
Cynthia è sola, non le rimangono che libri a farle compagnia e quei folti arbusti che sembrano
guardarla con pace e serenità una volta, e con disprezzo un'altra. I suoi genitori non sono quasi mai
presenti per via del loro lavoro. In fondo, però, a lei sta bene così.
Ha diciassette anni, ma si sente già matura.
Mentre legge seduta sul suo letto a baldacchino, le viene in mente quel giorno in cui si era
arrabbiata con la sua amica di nome Aurora. Ah, come dimenticarla. Quest'ultima le stava vicina
solamente per avere sempre qualcuno con cui passare del tempo, per attirare tutta l'attenzione su di
lei e per sminuirla, arrivando a farle credere di non essere abbastanza carina per gli altri ragazzi e
per nessuno. La trattava, non come si fa tra amiche, ma come se fosse la sua serva e anche in altre
occasioni, come un sacchetto d'immondizia, facendole compiere cose che non voleva, ma che,
nolente o volente, faceva per l'amore e l'affetto che provava per la sua amica Aurora.
Un giorno la strega le disse una cosa che lei non dimenticherà mai.
"Tutti sanno che sei stata adottata. Tua madre di sangue ti ha lasciata ai tuoi genitori
adottivi che nemmeno ti vogliono, perchè sei una nullità, non meriti di essere mia amica. Sei solo una
sgualdrina, una che nessuno desidera conoscere e con cui avere rapporti affettivi, passionali e filiali. Devi solo vergognarti!"
Cynthia, nemmeno il tempo di pensare ad una possibile risposta,che si lanciò verso di lei, come una
furiosa leonessa dal manto rosso e le diede uno schiaffo alla guancia sinistra, come per dimenticare
tutte le parole così cariche di disprezzo che le sue minute e povere orecchie, avevano sentito uscire
da quella velenosa e, non più amica, bocca.
Come un flash Cynthia ripensò alla sua amica, quella che le aveva fatto provare un affetto così
immenso. La sua prima vera compagna di giochi, di pettegolezzi, di uscite e soprattutto di
confidenze.
Aurora sapeva tutto di lei, sapeva le sue dinamiche familiari, tutto. All'inizio, pensò Cynthia, Aurora
non era così, era gentile, amorevole e dolce, la faceva sentire apprezzata e non sbagliata come in
quest'ultimi tempi.
La cosa che Cynthia non capiva era che Aurora, in sua compagnia,si sentiva invidiosa di tutti quegli
occhi e quelle attenzioni dedicati alla sua amica. Era gelosa dei suoi capelli di un rosso naturale così
accecante, i quali per lei, che amava fin da piccola tingerseli rossi, non riuscivano mai ad essere
come quelli di Cynthia.
Indiviava il sorriso dell'amica, spontaneo, che faceva sempre capolino da quelle labbra piene e
carnose, le sue curve, visto che lei, essendo magra, non aveva, la sua intelligenza e la sua sapienza
ed infine anche l'affetto che le davano i suoi genitori.
Aurora sapeva quanto loro le volevano bene, ma non lo dimostravano mai.
Per questo Cynthia quando le si confidava, le parlava dei suoi genitori fantasma, che non le davano
mai veramente affetto, facendo eccezione per quelle poche volte quando era ancora una novità in
quella famiglia.
Aurora usava le paure e le insicurezze della sua amica come possibili armi mortali, da infliggerle
per farla a pezzi.
Lei non voleva dire quelle parole taglienti, anzi forse si.
È sempre stato nella sua natura, gelosa e perfida,
ferire le persone più fragili di lei, piene di insicurezze verso la vita e questa situazione le sembrava
proprio essere caduta a fortuna in quella tiepida mattinata di un venerdì di marzo.
Cynthia vide nel viso della sua amica un'espressione di puro stupore, scaturato dalla sua idea di non
ricevere nemmeno una risposta da quella fragile e ferita compagna.
Invece si sbagliava, nemmeno Cynthia sapeva di essere così coraggiosa e adesso le aveva dato una
prova del suo immenso carattere felino.
La povera Cynthia riservò ad Aurora un'espressione piena di disprezzo e compassione, sistemò
meglio il suo zaino sulle spalle e se ne andò, senza avere la forza di trattenere quelle poche lacrime
amare che le rigarono il viso, portando con loro tracce di mascara.
Si lasciò alle spalle l'amica che tanto credeva tale, ma che si era finalmente rivelata per quella che
era realmente: un'immensa nube tossica che incombeva su di lei, intossicandola.

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⏰ Dernière mise à jour : Jul 10, 2019 ⏰

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