L'alba

21 4 5
                                        

Era una giornata calma,calma ma strana.Il cielo era tinto di un colore aracione e sbiadito,immacolato,senza alcuna nuvola,come se stesse per nevicare.
Il sole oramai era basso ed era evidente che di li a poco sarebbe calata la notte.
Alan si trovava in piedi nella zona centrale del tram vecchio e scomodo che lo portava a casa ogni singolo giorno della settimana,da due anni.
Aveva messo la cartella tra le gambe e la testa era tirata indientro appoggiata al vetro,era intento a trovare qualsiasi fonte di comoditá possibile per rendere  piú piacevole lo stare in piedi immobile.
Lui era solito a tenere lo sgardo fisso di fronte a se stesso.Ogni tanto guardava il suo riflesso sulla porta centrale:era di colore, magro,alto poco piu di un metro e ottanta,aveva una un collo piuttosto lungo,era rasato ma non a zero,e aveva degli occhi marroncini chiari quasi ocra, insoliti per un ragazzo di origini africane,ma d'altronde niente in lui era comune.
Di solito nel tragitto ascoltava tutto e guardava tutto,anche se non sembrava dato che era sempre fermo con lo sgauardo fisso e con le cuffie addosso;tirava un'occhiata qua e lá solo se vedeva una ragazza che lo attirava,o se si sentiva fissato,ma ció succedeva poche volte.
Nel tram in cui si trovava c'erano si e no dieci persone,tutta gente con qui andava a scuola alle elementari e alle medie,lui non li degnava di sguardi ne di parole perché non gli erano molto simpatici.Per molti quella situazione sarebbe stata imbarazzante,ma lui non mostrava alcun interesse o segno verso l'ambiente circostante.
Il tram come al solito andava lento,lentissimo,fastidiosamente lento,anche se non c'erano macchine in strada.
Alan aveva finalmente trovato una posizione solida e comoda ,ma dopo pochi secondi,il tram frenó e lui finí quasi a terra;in quelle situazioni lui era solito a guardasi intorno cercando qualcosa in giro tanto per controllare se la sua figuracccia avesse riscosso troppe attenzioni;ma non fu cosí quella volta,perché una ragazza salí,e lui si concentro solo su di lei.Con affanno ,lei,era balzata sul gradino nel tram che brobabilmente stava per perdere; si vedeva dal suoi movimenti e dal fiatone che aveva corso per salire in tempo.
La ragazza era parecchio bassa,forse non superava neanche il metro e sessanta,aveva dei capelli lunghi,ricci e voluminosi,divisi in due boccoli.Era una pettinatura strana per una quindicenne ,a lei peró stavano bene,si abbinavano perfettamente al suo piccolo viso e al suo colore di pelle olivastro.Aveva un fisico tonico che non passava inosservato,le sue guance erano paffute e luccicavano per il trucco.Era vestita tutta di nero, aveva una giacca di pelle nera,sopra un maglione nero con il collo alto ripiegato all'infuori,ed un paio di jeans neri stretti.
La ragazza,dopo aver timbrato il biglietto,fece un piccolo scatto e si siese in un posto rialzato,che sitrovava a circa metri da Alan.
Lui l'aveva fissata tutto il tempo senza neanche accorgersene e saperne il perché,infondo era bella ma non un granché,non era is suo tipo di ragazza.
Lunga parte del tragitto consistette in ripetuti lanciarsi di sguardi tra i due,il problema era che la ragazza era seduta di lato in un sedile rialzato, quindi poteva facilmente guardare il ragazzo senza fare troppi movimenti con la testa ed essere beccata a fissarlo,il ragazzo invece si trovava in piedi ed avendo la ragazza al lato non poteva vederla senza girare la testa in modo evidente,approfittava,quindi, di ogni macchina passava per poter portare lo sguardo verso la ragazza.Purtroppo per lui a quell'ora non passavano molte macchine,e anche se ne fossero passate molte,sarebbe risultato strano il fatto di girarsi ogni secondo per guardare sempre nella stessa direzione.
Il gioco di sguardi cominciava a farsi troppo serio,quando lei guardava lui,lui guardava altrove e quanndo lui guardava lei lei fissava altrove.
I due riuscivano a tirarsi uno sguardo l'un l'altro con una precisione incredibile,non incrociavano mai gli sguardi.Continuarono per molto quel gioco infantile,fino che,ad un certo punto i loro sguardi si incrociano.
Le loro faccie restano impassibili e serie anche se dentro di loro,erano tutti e due soddisfatti perché sapevano che l'altro era in qualche modo interessato.
Ad un certo punto la ragazza si chinó e aprí la cartella che Alan non aveva notato prima di quel momento,tiró fuori un cellulare e cominció a zappare a caso con le dita sullo schermo.
Alan era abbastanza sveglio da capire che lei non stava ne digitando ne guardando niente su quello schermo e notó inoltre il che la cartella aperta era colma di oggetti che una ragazza del genere probabilmente non sapeva neanche a cosa servissero:una maskera antigas,degli occhiali simili a quelli di un saldatore,una specie di walkitalky e due bastoni di metallo arrugginiti e graffiati.
Lui,alternava sguardi tra il viso della ragazza,alle sue coscie e al suo zaino.Dopo un po' cominció a farsi domande sul chi era quella ragazza,da dove veniva,a cosa le servivano quegli oggetti.
Pensandoci bene tutte quelle domande non avevano neanche senso...Probabilmente era una di quelle che vivevano in una delle Sezioni.Questo poteva giustificare la sua stranezza.Questo peró la rendevancora piú misteriosa...non sembrava una che proveniva dalle Sezioni,perlomeno lui non aveva mai vista una prima,ma di certo non era cosí che le immaginava,non pensava ci fossero delle umane nel territorio esterno alla Sezione terrestre.
Nel frattempo la ragazza si era accorta che lui fissava le sue gambe e il suo zaino, e che ormai il far finta di scrivere era stato scoperto perché poco prima senza accorgersene,fissando il ragazzo,aveva lasciato andare il polso della mano con cui teneva il telefono e il suo schermo ormai spento da due minuti circa.
La gente intorno sembrava essersi accorta della quella situazione strana.
Il ragazzo, aveva percepito che forse qualcosa non andava, quindo si giró dal lato opposto a quello della ragazzaa per guardare se il loro spettacolino era stato notato piú del dovuto...c'erano solo quattro persone,eppure lui ne ricordava dieci,probabilmente quel marasma di sguardi vaganti e giochetti infantili,lo aveva distratto a tal punto da non fargli accorgere di ció che succedeva intorno,strano,lui non si distraeva mai involontariamente.
All'improvviso si sentí un "tiiin" ,qualcuno a aveva prenotato la fermata,Alan pregó che fosse stato uno dei quattro e non la ragazza.Purtroppo per lui,vide la ragazza alzarsi in piedi e dirigersi verso la porta.I suoi vecchi compagni che lui non degnava ne di saluti ne di sguardi ne di parole,si alzarono e uscirono pure loro.
I due avevano incrociato lo sguardo un ultima volta prima che lei scendesse.
Alan la fissava senza ritegno,sembrava la mangiasse con gli occhi,con ingordigia per di piú.
All'improvviso di lei gli piaceva tutto e anche un po' troppo,cercó quindi di non pensare a lei e di non guardarla,per evitare situazioni indesiderate.Ma non resisteva,doveva guardarla e voleva ammirala.Lei si allontava,e lui la fissava sempre piú intensamente.Non vedeva piu nulla untorno a lui,vedeva solo lei ,di spalle,che camminava,con i suoi bei capelli,i suoi vestiti,le sue coscie ed il suo bel fondoschiena tondo e sodo..."Al mio tre smetti di guardarla!" pensó,e nella sua mente contó fino a tre.Ma la stava ancora fissando finche lei non si sedette su una panchina.
Quella ragazza che aveva visto pochi minuti prima e che non gli era sembrato nulla di che,era diventata qualcosa di cosí bello per che lui non poteva smettere di pensarci.
Probabilmente era scesa solo per l'imbarazzo della situazione,infatti Alan notó che lei era seduta lí alla fermata da un bel po' e sembrava aspettasse un altro tram,anche se di lí non ne passavano molti.
Il tram era fermo da un bel po' ormai e lui cominciava ad uscire finalmente da quella specie di sogno conscio nel quale era immerso da una decina di minuti.Non ne uscí da solo,ne usci perché sentí una voce lontana ma interna al veicolo <Ehilá giovanotto> diceva una voce allegra <Siamo al capolinea da 13 minuti ormai,scendi o vuoi accompagnarmi in sede?Questo e l'ultimo tram per oggi> ...Ecco perchéla ragazza era seduta sulla panchina,non aspettava un altro tram,aspettava qualcuno che la venisse a prendere.
Tra le situazioni imbarazzanti di quel viaggio quella fu la peggiore,Alan guardo fuori e vide delle luci sopra i lui,fuor dal tram,luci in alto,si trovava sull'ultimo tram di quel giorno,da 13 minunti e solo in quel momento accorgeva che doveva scendere lí,sotto il cavalcavia,era lí il capolinea.
Con imbarazzo scese dalla porta centrale e passando vicino alla porta davanti sentí la voce dell'autista tutta divertita <Ah sti giovani innamorati>
,in quel momento realizzo che la ragazza che era seduta sulla panchina, si era alzata e si dirigeva verso una macchina e probabilmente anche lei aveva sentito,l'imbarazzo lí era salito alle stelle.Il ragazzo aveva un fuoco dentro,ma non sapeva se essere arrabbiato o no.
Finalmente riusciva smettere di pensare a quella ragazza e con passo veloce si diresse vero casa sua.
Abitava in una piccola via che si trovava infondo al quartiere vicino alla vecchia ferrovia.
Piú si avvicinava alla sua via,piú pensava allo scenario che avrebbe trovato casa sua:sua mamma e suo papá che urlavano e discutevano su tutto e su niente.
Faceva un freddo tremendo e ed anche se sapeva che i suoi erano tutti in casa,decise di sedersi sul marciapiede e di calmarsi fino a tornare capace di pensare come una persona normale.
Comicio a piovere.
A fare freddo.
E poi comició a nevicare.
Il freddo gli stava entrando dentro al corpo e il dolore alle punte delle dita lo tormentava,pensó alla ragazza per scampare a quel dolore tremendo.Peró quella volta il sogno duró poco perché inzió a pensare alla sua vita,quella noiosa vita fatta da colazione,scuola,pranzo,studio,cena e letto.
Pensó alla situazione della sua vitá,non aveva molti veri amici,non andava bene a scuola e is suoi erano prossimi al divorzio...
Si fissó le dita...erano gonfie e violacee dal freddo che faceva.
La neve comincio a cadere sempre piú velocemente  fino a diventare una tempesta.
Il cielo era diventato bianco e la neve stava cominciando a superare l'altezza delle sue caviglie.
Alan guardó l'ora,erano le 20:00 e lui doveva essere a casa alle 6:30,si alzó di scatto e pensó "oh merda,adesso i miei mi ammazzano".
Si alzó e suonó il campanello,e al citofono risposero i suoi all'unisono,Alan era stranito,i suoi non parlavano senza litigare da almeno tre anni.
Era sorpreso ma riuscí a far uscire un fievole"sono io,Alan".
Aprí il cancello e lo richiuse dietro di sé,si diresse verso il portone ed entró.Salendo le scale notó un uomo che scendeva con uno scatolone in mano lo ignoró e continuó  a salire le rampe di scale fino ad arrivare alla porta di casa sua al secondo piano,la aprí e vide qualcosa che non vedeva da anni ormai,sua madre e suo padre erano abbracciati l'un l'altro e sorridevano dondolandosi a destra e a sinistra.La madre aveva in mano qualcosa di familiare,che apparteneva a lui,un pezzo di carta,un biglietto rosso con otto cifre sopra: "65278807".
Alan si diresse in cucina e poggió la cartella,alla tv c'era una signora vecchia ma passabile, che diceva "Adesso ripeto il numero vincente:il numeró é 6,5,2,7,8,8,0..." a lui queste cifre erano familiari...Dopo mesi e mesi di calcoli,aveva trovato una specie di costante tra i numeri vincenti della lotteria e aveva tenuto i biglietti che secondo i calcoli erano quelli vincenti,ne aveva 3 vincenti da grattare nel comodino e ne aveva nascosti altri cinque dentro il suo armadio.
Si giró infuriato verso i suoi genitori e urló <Cos'é quello?!> indicando uno dei biglietti <chi vi ha detto di prenderlo?!>  suoi lo guardavano felici e sua mamma disse con molta calma <Li abbiamo trovani nel tuo comodino,insieme ad altri oggetti da buttare...>.
Alan teneva nei comodino tutto ció che non voleva buttare,e la risposta di sua madre lo fece infuriare a tal punto che fú costretto a uscire da lí per non combinare guai.
Corse in camera sua e notó che era tutto come prima,i due armadi appoggiati al muro ai lati dello studio,i due letti,uno a castello e l'altro normale,i quattro comodini che si trovavano rispettivamente due ai lati di ogni letto...I comodini!...il ragazzo si avventó su di essi e li aprí in velocitá,sperando che i suoi non avessero buttato via tutto,la sua faccia quando vide il contenuto del comodino era qualcosa di indescrivibile,quello che a tutti avrebbero descritto come un comodino disordinato pieno di oggettini e cartacce era per lui la dispensa di  averi piú preziosa che avesse,e di tutto ció che aveva custodito lí nei cassetti non rimaneva piú nulla.
<Mamma!> urló <dove sono le mie cose!!!> ,di solito non urlava con i suoi ,anzi, non lo aveva mai fatto,ma quella volta era infuriato come non mai.
<Giú infondo alle scale,le diamo via al rivenditore,li porta lui in discarica e tiene quello che puó rivendere>,ad ogni risposta Alan si nfuriava sempre di piú,quindi smise di fare domande e andó giú dalle scale,per recuperare i suoi oggetti.
Quando scendeva giú dalle scale del condominio non accendeva mai le luci,e nenche quella volta lo fece,scendeva velocemente le scale,tagliando l'oscuritá e senza fare alcun rumore,quando mancavano sette gradini alla fine della rampa saltava e atterrava in punta di piedi e appaggiando la mano per terra.Lo faceva sempre,gli piaceva farlo.
Di solito si rialzava lentamente, ma quella volta non fu cosí perché intravvide  un'ombra oscura davanti al portone del condominio;il ragazzo si alzó in piedi di scatto e fisso l'ombra.
Era un uomo di colore sulla cinquantina,alto circa un metro e settanta,un po' sovrappeso,con la faccia scocciata e stanca.
I due si diressero verso uno scatolone che si trovava per terra.
Il giovane afferró la scatola e la alzó, il signore a sua volta alzó un braccio e  fissando il ragazzo gli fece segno di dargli la scatola,il giovane non lo prese neanche in considerazione,sorrise al vecchio  come un sadico prima di dare il colpo finale alla vittima,e si giró verso le scale.
<Riporta qui lo scatolone,non ho fatto un'ora di macchina per andarmene a mani vuote,ora torna indietro e porta lo scatolone nel mio furgone,sai...i camion per i container partono tra poco,e non ho tanta voglia di tornare domani,ho comprato quello scatolone e di certo non lo terrai tu> disse il vecchio.Incredibile quanto fosse pigro quell'uomo,ció che avrebbe dovuto dire con rabbia lo diceva con scocciatura e menefreghismo,non era disposto a sforzarzi neanche un po'.
Alan si giró e lo fissó,chi lo conoscieva,sapeva per certo che sarebbe successo qualcosa di brutto se l'uomo non si fosse levato di lí.
Un fulmine fuori a lí si schiantó a terra vicino alla casa,e la luce si riflette sugli occhi color ocra di Alan.
Il suo iride brilló e taglió l'oscurità per pochissimo tempo.
Il ragazzo indico al signore la porta ma l'uomo aveva giá mostrato che di certo non si sarebbe spostato ne di un centrimetro avanti ne di un centimetro dietro.
<Dai,su,non ho tempo da perdere> disse di nuovo l'uomo,quindi il ragazzo si giró,posó lo scatolone dopo la prima rampa di scale,e si rigiró verso il rivenditore ,lo fissó e disse <Senti...non rompere il cazzo> fece una pausa<levati dai coglioni o qui fiisce male>,l'uomo sorrise e sbuffó scocciato, e prima che se ne accorgese il ragazzo era di fronte a lui,e lo sovrastava in altezza e  anche se era magro,non era il tipo di pesona con cui scherzare.
I due si fissarono impassibili,nessuno cambiava espressione e nessuno batteva un ciglio.
Alan cominció ad avvicinarsi sempre di piú e ad un certo punto senti qualcosa di morbido che lo bloccava,era la pancia dell'uomo.
Quest'ultimo che pareva finalmente essere infastidito,alzó  la mano sinistra e usando solo quella,spinse Alan addosso al muro,era piú forte di cio che sembrava,molto di piú.
Dopo aver scostato il ragazzo si diresse verso le scale con l'intenzione di prendere la scatola.
Il raggazzo nel frattempo si era ripreso e con incredibile agilitá si alzó e saltó in avanti verso le scale,poggió un piede al muro, scoccó un salto,e con massima forza tiró un calcio dritto sul volto del gestore.Il suo collo del vecchio si piegó in un modo innaturale ed egli cadde a terra infondo alle scale.La sua testa fu la prima cosa che toccó terra.
Il ragazzo non aveva mosso lo guardo dal lui per tutto il tempo,e fin dall'impatto iniziale aveva capito che forse lo aveva colpito troppo forte e che il guaio che aveva combinato era piú grave di tutto ció che aveva mai fatto prima.
Appena lo aveva colpito la sua espressione si era fatta atterrita e il suo cuore batteva all'impazzata.
Non si era neanche degnato di avere un atterraggio decente ed anche lui cadde malamente.Atterró con la punta del piede su un gradino e si slogó la caviglia e cosí non ebbe bontrollo della caduta,batté il fianco e il braccio su un gradino e cadde a terra;la caviclia era stortitissima,il fianco dolorante,il braccio rotto tre costole gli erano  erano andate in frantumi.
Non era piú capace di alzarsi ma non riusciva a non pensare a ció che aveva fatto.Alzó la testa e fisso il corpo dell'uomo:era steso in una posizione innaturale.
Vederlo cosí gli fece pensare a tutto ció che aveva combinato nell'arco dei suoi 16 anni e non vide altro che un uomo,disteso a pochi metri da lui.
Esanime.
Privo di conoscenza.
Morto.
Lui,Alan,aveva ucciso un uomo.

You've reached the end of published parts.

⏰ Last updated: Sep 07, 2017 ⏰

Add this story to your Library to get notified about new parts!

Sunset districWhere stories live. Discover now