Song of the chapter: My First Story - Home
Consiglio vivamente di ascoltarla.
Quando mi avevano detto che sarei andata in Giappone per un anno non ci avrei mai creduto. Tutt'ora non ci credo ed eccomi qui, all'aeroporto di Roma, con la mia grande valigia blu, cuffie nelle orecchie e cellulare in mano pronta per partire.
I miei erano riluttanti riguardo a questo viaggio interculturale e li capisco, lasciare la propria figlia per ben un anno in un altro continente non era assolutamente facile per loro. A guidarli verso questa scelta sono stati da una parte i miei voti scolastici, dall'altra la mia passione per questa terra bellissima.
Mio padre non ha mai potuto vedermi guardare anime e leggere manga, diceva che erano cose per ragazzini e dovevo crescere. Beh, essere un otaku è stata una mia scelta, quel mondo mi ha sempre attratta particolarmente.
Diciamo che ho contrattato alla grande. Ho chiesto questo viaggio come regalo per il mio diciottesimo compleanno e i miei di fronte ai miei voti e al fatto di essere sempre stata responsabile, non hanno avuto altra scelta che accontentarmi.
E adesso eccomi qui in questo aeroporto verso la capitale del Giappone.
Una nuova famiglia, una nuova scuola, un nuovo paese, una nuova cultura, una nuova lingua, un nuovo modo di pensare.
Ne sarò capace? Riuscirò a sentirmi bene in questo nuovo mondo?
Questo non è il momento di farmi prendere dall'ansia e dalle preoccupazioni.
Sarò sola, questo è vero. Dovrò ricominciare da capo.
Posso farcela. Questo è sempre stato il mio sogno. Cosa mi spaventa? Devo farmi coraggio e sorridere. Come tutto ciò che è nuovo, si può provare paura, ma questa è la mia occasione. Poi chissà, magari alla fine di questo lungo anno, potrei anche ritornare.
Ultima chiamata per Tokyo.
Prendo le mie valigie e sorridendo corro sulla rampa che porta all'aereo.
Di sicuro mi divertirò!
"Signorina..."
"Mamma lasciami dormire... "
"Signorina siamo arrivati a destinazione."
Apro gli occhi lentamente e mi ci vogliono dei lunghi attimi per mettere a fuoco la figura dell' hostess con la mano appoggiata sulla mia spalla.
È una donna alquanto giovane, non più di trent'anni, anche più giovane direi.
"Signorina lei è l'ultima rimasta a bordo dell'aereo, siamo atterrati 10 minuti fa."
Ci metto degli attimi per metabolizzare la notizia e poi sgrano gli occhi per la sorpresa.
"Oddio! Tokyo, Giappone, scambio culturale!" urlo un preda al panico mentre la signora ridacchia. Io intanto afferro tutte le mie cose.
Solo adesso mi accorgo di avere ancora le cuffie nelle orecchie sulla playlist dei My First Story.
Rido della mia stessa goffaggine e metto in pausa la musica. Quando ascolto le loro canzoni entro in uno stato di relax da zombie. La voce di Hiro è una droga soporifera, altrimenti non avrei dormito per tutte queste ore di fila.
Corro sulla rampa e mostro velocemente i miei documenti al controllore, non c'è nemmeno la fila, si vede che sono l'ultima. Poi corro a prendere la mia amata valigia e la trovo lì, solitaria, a girare sul nastro.
Ma dov'è la gente?! Tutti morti?
O sono tutti dei flash oppure sono veramente tutti morti.
Spero solo che non ci sia un attacco zombie a sorpresa.
Esco fuori nell'area del check-in e mi ritrovo la vita: ecco dov'erano tutti!
Bene. Adesso devo cercare solo la mia nuova famiglia. Prendo il mio vecchio telefono dalla borsa. Dovrei avere il loro numero da qualche parte...
No! La batteria! Non morire!
Ma una dritta oggi non mi va, eh? Beh, forse ascoltare la stessa playlist per più di 5 ore di fila ha ucciso la batteria.
Devo calmarmi...Ho bisogno di zucchero, tanto zucchero.
Vado nella zona bar, prendendo un qualcosa di simile ad una ciambella al cioccolato.
Sembra buona e difatti dopo qualche istante constato di sì.
Mi siedo a mangiarla tranquillamente ad un grazioso tavolino bianco osservando la gente.
Quanto movimento! C'è qualcosa di magico in tutto questo. Un eterno viavai di persone.
C'è una coppia che si slinguazza vicino al mio tavolo. Vomitevoli...
Più che altro perché lei è piena di macchie di cioccolato e lui di crema....meglio guardare fuori dallenorme entrata in vetro.
Oh, ma è buio!
Questo fuso orario mi ha scombussolato. Se fosse stato per me è sarebbero ancora le quattro del pomeriggio.
Oggi mi sento molto curiosa quindi vado a cercare qualcosa su cui i miei occhi possano soffermarsi. Bingo! Una famigliola alquanto carina.
Ci sono due sorelle molto simili tra loro, credo siano gemelle. Beh, non sono brava a distinguere i volti degli asiatici, mi sembrano tutti uguali.
Queste due sembrano alquanto annoiate e sbuffano ogni due secondi digitando qualcosa sul cellulare. Una ha dei capelli rosso fuoco, mentre l'altra di un castano chiaro, quasi arancione. La rossa è vestita in modo delicato e truccata leggermente mentre l'altra sembra una rockettara dark. Il padre e la madre sono vestiti in modo formale e sorridono come due ebeti reggendo un cartello, ma non riesco a leggere... gli occhiali!
Prendi i miei occhiali dalla borsa e dopo averli ripuliti con il fazzoletto di stoffa li sistemo sul naso.
Helen Ferreri
Oh cazzo!
Quella è la mia nuova famiglia!
Mai una gioia, mai una gioia.
Mi alzo dal tavolo dirigendomi verso di loro quando vengo bloccata.
"200 yen, please. "
La signora del bar mi sta dicendo di pagare.
Oddio... Come faccio?
Non ho scambiato il denaro.
Sono una deficiente.
"Excuse me. My family is there and I don't exchange the money!"
Le indico la famigliola sorridendo imbarazzata.
Spero possa comprendermi. Non so nemmeno se ciò che ho detto sia giusto o meno.
Lei mi prende per mano. Da dove tutta questa confidenza?!
A passo spedito va dai signori con me a fianco sempre tenendomi per il braccio e chiede ai poveri signori i soldi per il mio dolcetto. Non mi sono mai vergognata così tanto in vita mia. Il sorriso dei due scompare, mentre le gemelle scoppiano a ridere.
Il signore paga scusandosi.
Bene, prima figura di merda?
Fatta!
La signora mi lascia il braccio e se ne torna nella sua postazione.
Sento lo sguardo di tutti su di me. Bene Helen...come devi dire in situazioni del genere?
"Konnichiwa? "
Sorrido imbarazzata e scommetto rossa come un peperone. Non oso guadare negli occhi i miei interlocutori, troppo imbarazzante.
Vengo abbracciata dai due genitori calorosamente. Ma... Siete normali? Ho appena fatto la figura della pezzente disagiata.
"Il mio nome è Manami e lui è mio marito Kirigaya, siamo i signori Yamada, la famiglia che ti ospiterà per quest'anno."
Quella donna parla italiano? La mia lingua? Perché non me lo avevano detto prima?! Non avrei fatto quel corso di inglese avanzato se ne fossi stata al corrente. Bene, adesso mi sento più a mio agio.
"La ringrazio, mi scuso per prima. Avevo dimenticato di scambiare i soldi e... "
"Tranquilla! È stata un'esperienza divertente, no caro?" Perché qualcosa mi dice che mi stia prendendo in giro?
"Sì, certo!"
Pover uomo! Costretto a dare ragione anche quando vorrebbe urlarmi contro.
"Ragazze andiamo in macchina."
"Sì, madre."
Le gemelle posano il cellulare contemporaneamente e poi sorridendo mi sorpassano.
Qualcosa mi dice di non stare simpatica a quelle due.
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~MY FIRST STORY:A Japanese love ~
FanfictionHelen è un fanatica di anime e manga e ottiene una borsa di studio per un viaggio di interculturale con il Giappone, la terra tanto da lei amata. Durante questo viaggio un incontro inaspettato la metterà a dura prova. La sua band preferita di J-roc...
