Capitolo Uno

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<<BRIAN!!>> urlai dal pianterreno del mio piccolo appartamentino che con tanto sacrificio mi ero guadagnata, lavorando giornate intere con la testa su documenti da stilare, testi da scrivere e frammenti di discorsi da rifinire passo per passo. Avevo pregato Dio e tutti i Santi del cielo per avere quel lavoro e per non dormire un'altra notte sommersa dagli scatoloni e dalla polvere di quella mansarda abbandonata che non era la mia vita. Avevo deciso di dare una svolta definitiva al caos infernale della mia esistenza prima che un annuncio affisso ad una vetrina, cambiasse tutto. Ma, proprio sul bello, conoscendomi e sapendo che la sfortuna viene spesso a trovarmi, qualcuno ha avuto la brillante idea di scaricarmi quel barile di porto che da qualche mese vive con me, dorme sull'unico letto singolo dell'appartamento, ubriaco una sera si el'altra pure.

<<Ti do 10 secondi per muovere il culo dal divano e venire a riordinare questo porcile, a partire da adesso!!>>

Lo vidi scendere frettolosamente dalla scaletta a chiocciola, innervosito, come se distoglierlo dal giocare alla Play fosse diventato un crimine.

<<Seda il tuo animo bambolina, mi hai fatto perdere>>

<<Brian non te lo ripeto una seconda volta, o riordini questa baraonda di pezzi del tuo vestiario o ti sbatto fuori a calci, seduta stante. Ti conviene pensarci bene>>

Mi guardò con un aria strana, quasi come se non sopportasse l'idea che qualcuno gli desse ordini ma in casa mia si fa quel che dico io e aprire la porta del piccolo bagno e trovarmi magliette e boxer sparsi ovunque non era il massimo del confort. Richiusi la porta alle mie spalle e salii al piano superiore. Ero in un ritardo bestiale, non potevo permettermi di arrivare tardi al lavoro. Dopo una rapida sistemata al mio volto bianco-lenzuolo, presi la cartella dei documenti da rivedere, i miei immancabili auricolari di cui usufruire nei momenti di pausa e mi fiondai velocemente fuori dal portone camminando lungo la via che mi avrebbe condotta sul posto in circa un quarto d'ora di cammino. Dopo aver respirato un po' di aria fresca giunsi sul posto, mi ritrovai davanti ad un grande atrio che varcai senza problemi. Era tutto immenso, tanto immenso da perdere il senso dell'orientamento. Camminavo in cerca di risposte finchè vidi una sagoma avvicinarsi a me, un ragazzo giovane sulla trentina, occhiali da intellettuale, sguardo intenso e sorriso smagliante.

<<Tu devi essere la nuova arrivata, mi hanno parlato di te. Piacere, sono Francesco Cattiti, da questo momento in poi sarò il tuo capo>>

Di solito non sono tutti così. Di solito il capo ha l'atteggiamento da duro, da determinato, deciso nel non rovinarsi la reputazione a causa dello scansafatiche di turno. Lui era diverso, aveva l'espressione di un normale essere umano, con la sola differenza che sarebbe stata la tua semplice guida nella tua nuova avventura.

<<Miriam, Miriam Contini>> mi presentai stringendogli la mano.

Lui sorrise e, senza accorgermene, sorrisi anche io.

<<E' un piacere conoscerti, Miriam>> replicò ed io mi sentii a casa, <<Seguimi, ti mostro l'edificio>> continuò ed io lo seguii senza timore trascorrendo quella giornata all'insegna del sorriso e di nuove scoperte.

Camminammo per un lungo corridoio fino ad un ufficietto che il mio capò dichiarò ufficialmente mio. Era abbastanza accogliente, spazioso abbastanza e con lo stretto necessario per lavorare nel migliore dei modi.

Poi una voce interruppe tutte le spiegazioni che lui m stava dando.

<<Katoo, devi assolutamente aiutarmi a vedè sto pezzo che non mi convince>>

<<Figurati se esiste una cosa al mondo che riesce a convincerti, arrivo subito>> disse lui.

Mi girai e mi ritrovai due occhi verdi molto profondi, molto lucenti e forse ancora assonnati. Sorrisi timidamente per non dare a vedere il mio palese imbarazzo. Lui si congedò senza presentarsi dopo aver sussurrato qualcosa all'orecchio di Francesco.

<<Il ragazzo che hai visto si chiama Michele. Lo produco io e tu mi aiuterai>>

Annuii e fui pervasa da una strana sensazione come se tutto ciò che doveva essere da quel momento in poi, avesse potuto, in qualche modo, migliorare la mia persona e darmi nuovi spunti per raggiungere i miei obiettivi.

Il "tour" terminò e Francesco si congedò rinnovandomi l'appuntamento per il giorno seguente.

Il giorno dei nuovi inizi, lo definii.

Mi diressi verso casa, era ormai ora di pranzo. Infilai la chiave nella serratura e, come al solito, trovai l'ennesimo biglietto attaccato al frigorifero: "Il tuo pranzo è nel fornetto, non mi andava di aspettarti. B."

Brian per pranzo non mi aspettava mai, nemmeno se mi mettessi ad implorarlo. Mi ero abituata al suo carattere anche se avrei giurato che dietroalla sua aria da duro e da spavaldo, ci fosse un cuore.

Se chiudi gli occhi e provi a respirare.Stories to obsess over. Discover now