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Fissavo l'armadio vuoto nella mia nuova stanza e non potei fare a meno di trattenere un urlo

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Fissavo l'armadio vuoto nella mia nuova stanza e non potei fare a meno di trattenere un urlo. Da quando ci eravamo trasferite, non ero riuscita ancora a sistemare la mia roba nell'armadio e mi sentivo senza forze come se mi avessero tagliato le gambe. Mia mamma sosteneva, che sistemare prima il soggiorno, era più che indispensabile per i nostri ospiti. Ma non conoscevamo nessuno, chi mai poteva improvvisare? Sospirai, eravamo arrivate da due giorni e la casa era ancora piena di scatoloni. Odiavo trovarmeli fra i piedi almeno quanto odiavo essere qui. Roba da matti...all'improvviso mi resi conto che Chicago era ormai un ricordo lontano. Era stata divorata insieme ai miei sogni, ma non potevo certo dimenticare lui. Papà. Chicago era papà. Quello era il luogo dove era nato, il luogo dove conobbe mia madre, il luogo dove nacqui io e il luogo in cui visse fino ai quarant'anni. Da quando papà era morto, la mamma era sempre a lavorare. Prima le piaceva stare a casa ma senza di lui aveva solo voglia di scappare il lontano possibile. Alla fine aveva ceduto e un giorno aveva deciso che dovevamo andarcene, ma non perché volesse dimenticarlo, ma aveva bisogno di dare una svolta positiva alla sua vita, di dare un futuro a me, voleva essere più presente nella mia vita.

Avevo deciso di fregarmene, di buttare dalla finestra tutti gli scatoloni, ma un profumo di waffle mi solleticò le narici. Mia mamma stava cucinando. Mi precipitai di sotto indossando le mie adorabili pantofole di peluche con il panda, facendo attenzione a non scivolare.. ma era del tutto inutile.. ogni qual volta beccavo lo spigolo del muro...

"Ahiii!!" gridai. Una volta in cucina, vidi mia madre. Indossava il suo adorabile grembiule da cucina. Aveva dei splendidi capelli color rosso ramato, ricci e voluminosi e occhi verdi. Anche in quella tenuta da cucina faceva sfigurare, io invece ho i suoi stessi occhi ma con la differenza che i miei sono troppo grandi, ho i capelli del suo stesso colore...e il destino aveva voluto che fossi un po' troppo pallida e un po' rotondetta. Le mie labbra erano carnose, mentre quelle di mia madre fine e delicate.

Si voltò e mi saluto. "Buongiorno tesoro, dormito bene?"

Mi avvicinai e mi sedetti al tavolo: "mmm..si... tu?"

"Si, anche. Ho trovato lavoro!!" Urlò. Rimasi immobile a guardarla, era bello che lo avesse trovato così in poco tempo. Ero felice per lei. Dopotutto si stava sforzando di fare la mamma. Ed era un gigantesco passo in avanti.

"Che tipo di lavoro?"

"Come badante! Ok, non è il massimo.. però farei i turni perché il figlio scapolo ritorna il weekend. Quindi mi restano due giorni liberi, sabato e domenica!!"

"Wow.. " dissi spalancando gli occhi.

"Lo sai che non mi piace starmene con le mani in mano, Lola!" Si, lo sapevo, e sapevo anche che si fidava di me. Questo comportava andare avanti con la mia vita e rimanere a casa da sola. Fra i miei vecchi amici a Chicago non ero quella più tranquilla, ma a scuola ci andavo sempre e prendevo ottimo voti. Non volevo darle preoccupazioni, così studiavo e studiavo..

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