- SCONFITTA - PARTE 1
La sconfitta non è il peggior fallimento. Non aver tentato è il peggior fallimento.
(George Edward Woodberry)
Buio. Silenzio. Il nulla.
Dopo un salto coraggioso e dettato dall'ultima speranza di salvare Alex da un ingiusto destino, Eluana approdò in una zona morta.
Il terreno c'era, la fine evidentemente anche.
Sotto i piedi sentì il fondo ma intorno non vi era niente, tranne il corpo inerme di Alex che giaceva immobile.
«Alex»
Eluana si accucciò per terra, vicino a lui. Alex era l'unica persona che poteva vedere all'interno di quel pozzo nero. Intorno a loro, pareti infinite e scure li sovrastavano senza dare nessuna via di uscita.
«C'è qualcuno qui?» Eluana tentò di capire se effettivamente fossero da soli oppure no.
Ovviamente nessuno rispose ed Eluana si sedette a gambe incrociate, con il cuore che le batteva all'impazzata. Cercò di respirare profondamente, di non pensare al vuoto e alle tenebre che la stavano minacciando.
«Dove siamo finiti Alex? Se fossi cosciente mi avresti già consigliato cosa fare, mi avresti detto di calmarmi e di concentrarmi, cercando di avere più fiducia in me stessa». La voce le tremava insieme alle mani velate da un sottile strato di sudore.
Eluana cercò con tutte le sue forze di non farsi sopraffare dal panico. Il suo respiro si fece più veloce ma seguendo la forza di volontà cercò davvero di superare la crisi.
"Calmati e respira, calmati e respira, concentrati sul tuo respiro e su nient'altro, libera la mente, ce la posso fare", i battiti decelerarono e finalmente il suo cuore cominciò a battere regolarmente. Eluana riprese finalmente il controllo di se stessa e quando riaprì gli occhi si rese conto che il senso di nausea era passato. Ora che si sentiva più lucida un piano le balenò in testa.
Eluana parlò ad Alex come se lui potesse sentirla e poco importava se lui non le avrebbe mai risposto: «la Forza Creatrice, prima di lanciarci nel vuoto, ha detto che Crisalidù non avrebbe mai potuto buttarsi qui dentro perché lei non sarebbe potuta mai uscire. Lei no ma noi sì. Non essendo un angelo cercatore e tantomeno una sentinella, sarebbe caduta in un limbo senza ritorno. Allora perché mi sembra che siamo finiti ugualmente in quel limbo?».
Eluana parlava a voce alta girando intorno al corpo inerme di Alex che continuava a sanguinare. I suoi jeans ormai erano zuppi del proprio sangue.
«Cosa mi sono persa? Perché siamo approdati qui? Aspetta un attimo... ricordo che Crisalidù disse che avrei dovuto desiderare davvero di ritornare nella grotta e che questa decisione mi avrebbe provocato un senso di repulsione...ebbene, questo senso di repulsione non ce l'ho e allora perché siamo ancora bloccati qui?».
Eluana continuò a camminare in tondo attorcigliandosi i capelli nel dito indice. Di botto si fermò. Tentò di visualizzare l'entrata della grotta, ma appena quel pensiero le sfiorò la mente, un senso di nausea la paralizzò.
«Cosa succede?». Il dolore allo stomaco divenne sempre più intenso.
«Ecco a cosa si riferiva Crisalidù, è proprio questo il senso di repulsione! Io non voglio entrare in quella prigione è vero, ho passato giorni, mesi non so nemmeno quanto di preciso prima di parlare nuovamente con qualcuno, ho provato la vera solitudine, uno strazio infinito, una desolazione che non avevo mai provato prima, Dio quanto sono stata male reclusa in quella grotta umida e buia. L'unica cosa che mi teneva in vita erano le sue acque miracolose, le stesse che dovresti bere tu per guarire, Alex».
"È giunta l'ora di andare. Ti salverò, non ti lascerò morire!» disse Eluana e con un guizzo negli occhi si sedette accanto ad Alex, afferrò le sue mani. "Sono così fredde" pensò e mentre l'entusiasmo di poco prima si affievoliva trovò la forza di cacciare via quella dolorosa riflessione.
Intrecciò le dita di Alex con le sue e provò a visualizzare un'altra volta la grotta. Nella mente era avvolta da una fitta nebbia ma questa, lentamente, si diradò: «Eccola la vedo! È laggiù in mezzo alle montagne, nascosta tra le pareti rocciose, ma la vedo».
Eluana si avvicinò ancor più alla visione, ora poteva vedere chiaramente l'entrata frastagliata della grotta e avvertirne l'odore di umidità che proveniva dall'interno. Un profumo pungente le solleticò le narici e provocò nuovamente quel fastidioso mal di stomaco. Un'ondata di nausea la costrinse a ritornare indietro e la grotta scomparve.
«No, maledizione!» la ragazza cominciò a perdere le speranze e si maledì per essere ancora una volta inadeguata. «Sono una stupida! Una stupida che non riesce a nemmeno a salvarti!». Eluana scoppiò in lacrime. «Dovevi lasciarmi morire! Dovevi lasciarmi cadere da quel cornicione! Non valgo niente, non merito di vivere, oh Alex!»
Alex stava morendo fra le sue braccia. Ormai il suo viso si fece cereo, il corpo freddo, e dalla ferita il sangue smise di fuoriuscire.
«Alex, rimani con me, rimani con me, oh, mio Dio, mio Dio!»
Eluana strappò un lembo dal sudicio camice che a malapena la copriva, lo appallottolò e, disperata, premette sulla ferita cercando di fermare l'emorragia che forse aveva già compromesso la vita di Alex.
Il suo corpo si rilassò e il respiro divenne sempre più lieve fino a quando non scomparve del tutto.
Eluana, pietrificata dall'orrore, spalancò gli occhi e agì d'istinto: si mise a cavalcioni del ragazzo, incrociò le mani e spinse sui palmi tentando di rianimarlo. In preda a spasmi di dolore infinito, con le lacrime che le offuscavano la vista, spingeva convulsa il torace di Alex verso il basso per poi rilasciarlo.
«No, No, No!» Gridò Eluana. Si chinò per praticargli la respirazione bocca a bocca ma lui continuò a non dare segni di vita.
Quando smise avvertì sulle labbra un sapore pungente. «Ma cosa?!» Fu in quel preciso istante che si accorse del sangue che le impiastricciava la faccia. Il gusto metallico le penetrò nelle viscere e un profondo sconforto sopraggiunse come uno schiaffo.
Con raccapriccio si rese conto che per Alex non ci sarebbe stato più nulla da fare.
«Perdonami Alex, almeno tu perché io non ho intenzione di farlo. Che io sia dannata per l'eternità».
Un profondo sospiro. Eluana stava in ginocchio e aveva gli occhi chiusi. Non voleva più vedere quel dolce viso martoriato e sofferente. «È colpa mia, è solamente colpa mia». Le braccia dapprima molli e a penzoloni lungo i fianchi divennero rigide, le mani dapprima aperte si contrassero in pugni serrati.
Una rabbia latente, nascosta da troppi anni di soprusi e delusioni, stava per liberarsi dalla gabbia in cui era stata tenuta prigioniera. Le sbarre cedettero e una furia improvvisa e distruttiva esplose.
«Io mi odio» strillò Eluana con tutto il fiato che aveva in gola.
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Prigioniera Del Destino (Wattil)
ParanormalEluana per la prima volta, si ritroverà faccia a faccia con le sue più profonde paure. Fino ad adesso è stato fin troppo facile perché accanto a lei ci sono state persone pronte a proteggerla e a darle consigli. Ora senza Alex, senza Marta, senza la...
