Uno

4 0 0
                                        

"Ti puoi spostare? Cazzo, mi stai addosso!"

"Non urlare, ma sei coglione? Sono le due di notte!"

"Appunto per questo vorrei poter dormire! Poi quei deficienti mi dovranno spiegare perché insistono a farmi stare sempre sul divano con te, quando dormiamo da Alberto"

"Per il semplice motivo che tutti quelli della nostra compagnia hanno la ragazza, e quindi si beccano le camere" dissi, acida, muovendomi nervosamente in quello spazio troppo stretto "e se non fosse stato per lui, che ti ha fatto uscire con noi, ora potrei stare in pace!" continuai.

"Certo, da sola" disse, marcando sull'ultima parola.

"Proprio tu parli, ti si vede sempre strafatto in giro per il quartiere. Da solo, ovviamente" colpo basso. Quando Alberto ci aveva presentato Mattia, si era raccomandato di non fare mai riferimento alle voci che circolavano sul suo conto.

"E te che cazzo ne vuoi sapere?!" sbottò, tirandosi su sui gomiti. Nella penombra potei notare i suoi occhi verdi puntati nei miei, l'espressione corrucciata.

"Si capisce subito che tipo di persona sei" sapevo che avrei dovuto smetterla ma, non so per quale motivo, continuai ad istigarlo.

"Ma vaffanculo!" e si alzò, facendo traballare il divano sotto di noi.

"Non ti agitare, eh! Qual è il tuo problema?" chiesi, mettendomi a sedere.

"Essere qui, con una ragazza insulsa come te, è il mio problema!" il tono tagliente, schifato.

"Vai a farti fottere! E tieniti pure tutto il divano, io vado a farmi un giro" dissi, infilandomi velocemente le Vans ai piedi "stronzo!" conclusi, voltandomi, prima di sparire dietro la porta che dava sul giardino. 

Mi avviai a passo svelto verso il cancelletto, lo oltrepassai e mi sedetti su una panchina poco distante dalla casa. Misi le mani nella tasca dell'enorme felpa grigia che usavo come pigiama, rendendomi conto di aver dimenticato le sigarette sul tavolo del salone. Merda. Passai un paio d'ore a fissare il vuoto, illuminata solo dalla fioca luce emanata da un lampione sul ciglio di quella stradina di periferia, cercando di sconfiggere la fremente voglia di nicotina. Una mezzora più tardi, decisi di tornare indietro.

Entrai, e Mattia non c'era. Andai in corridoio e vidi uno spiraglio di luce provenire dal bagno. Non appena scostai la porta, venni pervasa da un odore nauseante di Ganja. Era lì, con la schiena contro il muro e la testa che pendeva da un lato. Mi avvicinai in silenzio, abbassandomi alla sua altezza. Stava dormendo e, sul pavimento, poco distante dalla sua mano semiaperta, giacevano numerosi mozziconi. Li raccolsi, avvolgendoli in un fazzoletto, per poi metterli nel mio zaino. Se i genitori di Alberto, al rientro, avessero trovato degli spinelli, sarebbe successo un putiferio. Decisi di non svegliarlo. Presi dal salotto il suo cuscino e una coperta, e tornai in bagno. Gli misi una mano dietro alla nuca, spostandogli la testa in modo da riuscire a farci passare il cuscino. Infine, poggiai la coperta tirandola fin sopra le sue spalle.

"Mi stai veramente sui coglioni, non so neanche perché ti stia aiutando" sussurrai, parlando più a me stessa che a lui. Subito dopo, fece una sorta di grugnito.

Mi alzai e spensi le luci, tranne quella del corridoio. Mi lasciai cadere sgraziatamente sul divano cigolante, addormentandomi all'alba. Odiavo dormire sola.

Venni svegliata dalle voci di Alberto e Mattia.

"Avete fatto un casino assurdo ieri notte, Matt"

"Lo so, scusa Albe', ma sai cosa penso di lei. Non la sopporto proprio"

"Ma perché?"

"Così, a pelle. E il sentimento sembra sia reciproco"

"Sì, ma non potete farvi guerra ogni volta"

"Ho capito, ma sembra lo facciate apposta a farci capitare insieme in ogni occasione!" protestò.

"Oh, Matt, lo sai. Io sto con Marta, Michele con Sofia... insomma, mi sembra giusto che..."

"Sì, sì. Evitami la fine della frase, ho afferrato il concetto. Comunque, grazie per ieri notte, frate'" Mattia veniva da Roma, come mio padre. Odiavo parlarci anche perché me lo ricordava troppo.

"Di cosa?" domandò Alberto, con tono evidentemente confuso.

"Il cuscino, la coperta, di aver buttato via gli spinelli..."

"Mi dispiace deluderti, ma non sono stato io. Penso sia opera di Alice"

"Ma che te pare?" ancora quel modo di parlare, a me molto familiare.

"Per forza... nessuno si è mosso dalle camere stanotte. Sei stato male?"

"Avevo solo fumato troppo"

Decisi di alzarmi dopo qualche minuto, dirigendomi verso il bagno come se nulla fosse. Avevo appena finito di origliare spudoratamente la loro conversazione, e molte cose mi avevano infastidita, ma non ero intenzionata a farlo notare.

You've reached the end of published parts.

⏰ Last updated: Feb 06, 2017 ⏰

Add this story to your Library to get notified about new parts!

Black SoulWhere stories live. Discover now