Luana, Mario e una crisi domestica
Via delle Cerbine 19, Firenze, quasi collina, quasi Fiesole. Propaggine nobile di un quartiere popolare appena fuori dal centro. Una via piccola e tranquilla, contornata da palazzine a due piani con facciate dai delicati colori pastello e un piccolo giardino davanti.
E' domenica. Una domenica come tante in un inizio di primavera incerto dopo un inverno che si è rivelato niente affatto rigido. L'aria è perfettamente ferma. Il piccolo pino del giardino al numero 19 è ancora stillante gocce di pioggia dopo il modesto scroscio che ha fatto da colonna sonora alle prime ore del mattino e ha favorito per molti il protratto crogiolarsi nel tepore delle coltri domestiche, cullati dal lieve ticchettare dell'acqua piovana sui tetti e dal suo ruscellare gentile.
Ma se la pace della strada è completa e nemmeno la signora Renata è ancora uscita per la consueta passeggiata con Tom, il bassotto più isterico ed egocentrico dell'intero universo canino, al di là dei rispettabili e dignitosissimi muri color crema del civico 19 con i loro semplici, ma signorili stucchi bianchi a contornare le finestre e il bell'orcio portaombrelli di cotto davanti al portoncino, le attività fervono in vista del pranzo domenicale.
Luana la matriarca, nonché colei che in virtù di ampiamente riconosciute e apprezzate doti di cuoca è insignita del dubbio onore di nutrire tutta la famiglia durante il sacro pranzo del dì di festa, si appresta alla delicata e incerta preparazione dei gnocchi di patate e di un robusto ragù a base di salsiccia con la mente ingombra di foschi presagi.
"Perché si sa che i gnocchi sono un azzardo, se sbagli le patate addio..., invece di riuscire morbidi e saporiti diventano inconsistenti, si spappolano inevitabilmente nell'acqua di cottura, un disastro insomma e sai che figura. E poi le cognate sempre pronte a criticare e il marito di Laura che non commenta, ma si capisce benissimo quello che pensa e Letizia che non mangia niente perché tutto è troppo grasso e pesante e se potesse consumerebbe tofu anche a colazione con il tè".
E quindi sì, forse far da mangiare può in rare occasioni rivelarsi divertente, ma quando Luana sente la gente in tv, in quei programmi pseudo-culinari che da un po' nascono come funghi, sentenziare addirittura che cucinare rilassa, non può proprio fare a meno di chiedersi se quei patetici dilettanti, a caccia di un'effimera notorietà, siano sani di mente o se non stiano solo recitando a beneficio delle telecamere.
"Prova tu a far da mangiare tutte le domeniche e le feste comandate per dieci persone, ognuna con le sue fisse e le sue idiosincrasie per questo o quello, le intolleranze vere o immaginarie e lo sai Luana che a me i carciofi proprio non piacciono...!".
Il menù della domenica è perciò frutto di lunghe e approfondite riflessioni e deve tenere conto di una serie complessa di variabili come la stagione, la giusta rotazione delle portate e i gusti di ognuno tanto per citare le più ovvie, ma può dipendere anche da richieste estemporanee o esigenze peculiari; in ogni caso deve mantenere uno standard da pranzo domenicale, escludendo quindi preparazioni da tutti i giorni, banali come gli spaghetti al pomodoro e comprendere obbligatoriamente un primo di pasta fatta in casa, un secondo di carne e un dolce al cucchiaio o una torta farcita.
Quindi, il minimo minimo che Luana si aspetta è che le sue indicazioni riguardo alla spesa, nelle rare occasioni in cui non può occuparsene da sola, siano eseguite alla lettera, con la più scrupolosa e diligente attenzione. Ed è per questa ragione che, quando si appresta ad andare nella dispensa per prendere le patate, si china poi per aprire lo sportello di quel particolare mobiletto in cui vengono riposte al buio con le cipolle da tempo immemorabile e, con uno sconcerto che rasenta il colpo apoplettico scopre che il suddetto stipetto in realtà contiene solo numero due patate rinsecchite ornate di rigogliosi ributti, una colata lavica di rabbia omicida tracima finalmente oltre la cortina di autocontrollo che normalmente mostra al mondo e alla sua affettuosa famiglia. E cade in preda ad un furore vendicativo che nemmeno Uma Thurman in Kill Bill per poi irrompere nel sancta sanctorum di Mario, suo marito, l'enigmista, il fine risolutore di parole incrociate, la pazienza e la mitezza fatta persona,l'orologiaio del quartiere, l'uomo tanto privo di senso pratico e affetto da tanta smemoratezza da essere alla prova dei fatti incapace di comprare un paio di chili di patate della giusta qualità o magari non della giusta qualità, ma almeno due chili di patate.
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Il ritmo folle del tuo cuore
ChickLitLaura, la sorella maggiore, sicura di sè quanto basta e forse anche di più. Un filo arrogante e presuntuosa, ma, nonostante il suo ruolo di femme fatale della famiglia, in preda a un delirio di gelosia e sospetto nei confronti di Andrea, inguaribile...
