∆Sarà una risata che vi seppellirà∆
Mi svegliai di soprassalto perché qualcosa, o meglio qualcuno mi aveva picchiettato la spalla bruscamente "ma che cazzo..?" pensai.
Ovviamente mi ero addormentata perché ero troppo stressata per la situazione a casa e ogni sera facevo le ore piccole per il mio lavoro di cameriera in un locale. Quel lavoro non mi piaceva nè mi interessavano i soldi, o meglio a me no ma a mio fratello si.
Perché, come uno strozzino veniva ogni fine del mese a chiedermi dei soldi per la droga o per suoi debiti personali. Io ovviamente non potevo non darglieli, sia perché era l'unico nella mia vita che mi aveva dato un minimo di affetto, se non ora almeno quando ero più piccola e sia perché mia madre, quella stronza, mi imponeva di farlo minacciandomi che se non l'avessi fatto mi avrebbe cacciato di casa...
La mia vita è tutta una merda.
Come se non bastasse ho incubi praticamente tutte le notti, sogno mio padre, quello di quando avevo 10 anni ed era un uomo buono gentile e sempre premuroso e quello che è divenuto dopo,dai 12 anni ad ora che ne ho 17:un uomo calcolatore, freddo che non si cura minimamente degli altri, che mi picchiava, a volte anche molto violentemente e che ha ucciso un uomo. A sangue freddo. Davanti ai miei occhi. Con un coltello. Perché era venuto a riscuotere un debito e lui non poteva pagarlo, aveva agito come un capo mafia, forse era uno di loro e io non avevo alcuna voglia di averci a che fare. Dopo alcuni mesi avevano scoperto della sua colpevolezza condannandolo alla pena di 10 anni di reclusione, ne erano passati solo 5 ma io avevo il terrore che uscito di prigione mi sarebbe venuto a cercare, perché sono stata proprio io a denunciarlo, certo non di persona ma mandando prove alla polizia della sua colpevolezza. Io ero certa, però, che lui sapeva. Dopo di quello avevo anche deciso di farla finita ma, non gliel'avrei mai data vinta, nè a lui nè alla paura.
Dopo essermi svegliata dalla tranche in cui stavo, mi stropicciai gli occhi, alzai lo sguardo e vidi quello che doveva essere l'autista del pullman, un uomo vecchio sulla sessantina che mi osservava esasperato.
«Cosa vuoi?» chiesi io.
«Siamo al capolinea, signorina, deve scendere.»
«Che cosa? Ma come, ho dormito così tanto? Porcatroia!» guardai sul cellulare l'ora ed erano le 7.45, non sarei mai arrivata a scuola in orario, neanche correndo. "Oh beh, oggi si bigia!" pensai, mettendomi lo zaino e scendendo dall'autobus senza degnare più di uno sguardo l'autista. Scesi e mi fermai subito osservando il panorama che mi si prospettava dinnanzi a me.
Che dire? Milano è sempre Milano, una meraviglia. La mia unica gioia della vita è vivere in questa città, fatta di tram-tram di persone che vanno e vengono o dal lavoro, o da svago, o da turismo o da studio. C'è sempre gente in questa città caotica e non ci si annoia mai e se non c'è niente da fare l'unica soluzione è giocare a qualsiasi tipo di gioco, andare in giro, anche visitare dei musei o drogarsi. Quest'ultima alternativa era quella che più mi allettava in questo momento, visto che poco prima ero presa dallo sconforto. Non mi drogavo in modo eccessivo, nè di roba troppo pesante nè troppo spesso. Solo quando come in questo caso ero così depressa, una cannetta mi serviva per tranquillizzarmi e per rilassarmi un attimo. È vero che non aggiusta ma almeno ti tira su di morale un minimo e a te pare che tutto si possa risolvere nel migliore dei modi. L'unico problema ora era che dovevo farmi, dal punto in cui ero ora, almeno 3 km di strada per arrivare nel punto dove c'era Rashid e tutta la sua banda di spacciatori per recuperare almeno un 5 grammi d'erba. Il costo non era mai eccessivo per noi adolescenti, soprattutto perché in alcuni momenti, ti davano appuntamento per l'erba, ti presentavi lì e ti dicevano che non l'avevano ma che avevano droghe (che facevano provare gratuitamente) più forti appena arrivate che li avrebbero sballati. Alcuni ragazzini accettavano e cadevano in un giro troppo grande e troppo devastante per loro, diventavano veri e propri drogati e si rovinavano la vita perché non sapevano proprio come uscirne.
Io non ero così stupida, sapevo benissimo che avrei preso solo erba, non avrei provato altro, l'alcol non mi faceva neanche impazzire, a parte in alcuni momenti che non ne potevo fare proprio a meno.
Senza altri indugi chiamai Rashid e lo informai che sarei arrivata dopo poco, controllai nel mio zaino se avevo anche le bombolette spray, perché in un momento come quello mi andava proprio di fare un graffito dei miei pieno di significati per me ma così insignificante per gli altri. Nel mio zaino c'erano anche il libro di economia aziendale e di diritto, due materie in cui, nonostante la poca voglia di studiare e la poca concentrazione amavo e in cui vado bene. Mi misi le cuffiette e misi come canzone ~Fairly Local~ dei tøp (twenty-one pilots), canzone che adoro troppo e mi incamminai nella zona spaccio/nigga.
Amavo veramente camminare, mi rilassava con della buona musica nelle orecchie e osservando tutto ciò che mi circonda: come una signora che tira su teneramente la coperta fino al collo di suo figlio nel passeggino o come un impiegato incazzato che fa avanti e indietro mugugnando perché il suo collega non si affretta ad arrivare o ancora degli anziani che guardano i cantieri e dicono la loro agli operai esperti.
Arrivata a destinazione, una mezz'oretta dopo, compro ciò che devo comprare mi allontano e vado in un punto lontano dove so che non c'è mai nessuno, nella piena periferia, vicino a una casa abbandonata. Faccio su la mia canna bella piena l'accendo, cambio canzone cioè ~Castle on the hill~ di Ed Sheeran, alzo il volume al massimo, cerco un muro bianco anche di un bianco sporco purché senza altri graffiti, prendo la bomboletta nera e comincio a disegnare sul muro. La mia mano sembra quasi andare da sola, disegno quello che ho nel cuore, senza neanche pensare a cosa voglio realmente realizzare. Non me ne frega un cazzo se sto sporcando un bene pubblico, non me ne frega un cazzo se vado contro alla legge, non me ne frega un cazzo se a nessuno importa di me, non me ne frega un cazzo degli altri e non me ne frega un cazzo se non mancherò a nessuno se morissi. Io sono importante per me, so che esisto per uno scopo della vita, forse non l'ho ancora trovato ma so che tutti, me compresa, esistiamo per fare qualcosa di grande in questa vita. Mi accorgo di avere le lacrime agli occhi e di aver finito. Mi asciugo con il dorso della mano quell'unica lacrima che mi è scesa sullo zigomo destro e mi allontano di un attimo dal muro facendo un passo indietro per osservare la mia creazione.
Avevo creato una pozza nera, come ormai era diventata la mia anima e tanti piccoli coltelli che la oltrepassavano in più punti, è anche vero però che l'acqua, anche quella più sporca e nera, non si ferisce.
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Ehiláá, piacere sono Lucrezia *inchino e baciamano a tutti voi che leggete*, questa è la mia prima vera volta che scrivo un capitolo e sono troppo in Ansiaaa. Spero che vi piaccia, se ci sono trpppi errori vi prego di comunicarmeliii. Grazie mille ahah😘
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Bad girl in a bad world
ChickLitEva è una ragazza con un passato, presente e probabilmente anche futuro da scordare. Sua madre che l'ha abbandonata da piccola al suo destino, con un padre in carcere, con un fratello delinquente, senza alcun amico e milioni episodi di bullismo da p...
