«Se in un'altra vita già ti amavo...»Joseph cominciò a cantare la sua canzone, un'altra volta. Non so quante l'ho ascoltata. Molte, di sicuro, e non mi sono mai stancato.Poi, ad un certo punto, decisi di spegnere la radio. Judy stava sbadigliando e avevo paura di annoiarla.
«Sai,credo che anche nella prossima vita ti amerò, come potrei non farlo. Ti amo dal primo giorno che ti ho visto. E sarà sempre così,in eterno, un loop infinito di me e te, centinaia di vite insieme. Ci pensi ? Per me sarebbe bello rivivere la nostra storia altre mille volte.»
Io e Judy stavamo abbracciati, seduti su una panca di legno, fuori al terrazzo del nostro appartamento, guardavamo il mondo andare avanti, dove, per noi, non era molto importante. L'importante era stare lì, da soli, a parlare di quello che ci passava per la mente, per il solo gusto di farlo. Eravamo sereni quel giorno. Non accadeva da tanto, guardarsi negli occhi, parlare al futuro, farlo al plurale. Era una serata magica, troppo bella per sprecarla, cielo ambrato, aveva appena finito di piovere, un temporale estivo che all'improvviso era arrivato e all'improvviso era sparito. Ora, nell'aria pulita e tersa, c'era profumo di fiori e caffè espresso. Mi sentivo calmo una volta tanto.
«Volare,Oh Oh» Anna stava cantando fuori al giardino della sua villetta, stendeva un lenzuolo bianco con le calle e una fila infinita di calzini e mutande.Sembrava contenta, sebbene fosse stanca. Eppure sorrideva sempre nonostante lo scorrere inesorabile degli anni.
«Anna si è fatta vecchiarella e canta na' schifezza.»dissi per cambiare discorso e ci fu un attimo di pausa, silenzio rotto soltanto dalla voce della vecchia che stendeva i panni.
«Io credo che nella prossima vita sarò un sasso. Voglio essere un bel sasso, di quelli grossi. Di quelli che stanno in mare, ancorati al fondo, quelli che è impossibile spostarli. Sarebbe figo non pensi?» e nel dirlo Judy non mi degnò di uno sguardo. Poi, con un gesto automatico della mano, scavò nella borsetta, prese un pacchetto di Marlboro rosse esi accese una sigaretta aspirandone il fumo avidamente. Guardava lontano Judy, all'infinito, verso il tramonto, dove una gazza ladra stava svolazzando senza meta, forse inseguiva un sogno, il suo, chi può dirlo. Poi si sporse in avanti ed accavallò le gambe. Erano lisce e lunghe. Mi piaceva tanto accarezzarle.
«Potresti essere un bel sassolino tondo. Magari un bimbo potrebbe lanciarti in acqua, oppure potresti rimbalzare sulla cresta delle onde. Uno, due, tre balzi, forse molti altri. Hai mai fatto rimbalzare una pietra sull'acqua?»
«Si,tante volte. Ero una specie di campionessa sulla spiaggia dei Maronti. Però a me piacerebbe essere un masso spigoloso. Di quelli nascosti sotto al pelo dell'acqua. Hai presente? La gente ci andrebbe a sbattere con i piedi. Così farei vedere le stelle a tutti quanti.»
Nel dirlo aspirò un'altra boccata di fumo, acre e pesante, poi, espirando, disegnò un cerchio azzurro. Dopo poco, inspirando ed espirando nuovamente, ne fece un altro, ancora uno, poi, l'ultimo, soltanto per ingannare il tempo.
«Mamma mia che cazzimma. Non è da te essere così cazzimosa. Fare del male alla gente, non appartiene alla tua natura, così no, non ti riconosco.»
«Che ci vuoi fare, la gente cambia, poi la vita mi ha ferito tante volte,talmente tante che, alla fine , ci ho fatto il callo. Adesso desidero solo restituire pan per focaccia. Ne ho bisogno, devo farlo. Devo vendicarmi di tutti quelli che mi hanno fatto piangere amaramente.»
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Se in un'altra vita...
FantasyAmare, vivere, morire. Con la stessa persona, per sempre. In un loop infinito. Sarebbe bello.
