Capitolo Uno.
Quello era più o meno l’ultimo
posto al mondo dove mi sarei fatto trovare in condizioni normali, eppure ci sono comunque, con i piedi ben piantati per terra. E anche volontariamente, perché in fondo –molto in fondo, in realtà- al mio cuore di pietra, è nascosta una fastidiosa briciola di bontà.
Ogni tanto prende il sopravvento sulla mia vera natura senza che io possa farci niente. Una gran rottura di cazzo.
Un broncio compare del tutto spontaneo sulle mie labbra, non appena mi rendo conto della tipologia di persone presenti nel locale. Perché, va bene la folle e improvvisa bontà, ma sono pure sempre il Grinch dei posti da puzza sotto il naso, pieni di ricconi e figli di papà. Senza contare che la mia capacità di fingere è pari a zero. Mi dicono sia colpa del mio carattere: troppo diretto, troppo trasparente.
Il locale è buio, ma per mia sfortuna non abbastanza da poter nascondere certi visi e certe espressioni. Tutta gente che desidera disperatamente di divertirsi. Mi chiedo spesso quanti di loro ci riescano davvero e quanti invece tornino a casa ubriachi solo perché non vogliono ricordare di essersi annoiati a morte.
Davanti a me la pista da ballo è piena di ricconi esaltati. Alzo gli occhi al cielo, sbuffando.
Esiste un motivo nobile se mi trovo circondato da raccomandati con il conto bancario a sei cifre: sono qui per amicizia.
“Allora, ce lo facciamo un selfie?” domando, sforzandomi di trasudare entusiasmo.
Dafne, che sarà anche un’anima pura, ma è pur sempre dotata di un cervello funzionante, mi scruta come se avessi bevuto acido muriatico misto ad un concentrato di veleno per topi.
In effetti, non nutro un grande amore per le fotografie postate sui social, specie di gente che si dimena in discoteca con un drink in mano.
“Bell’idea!” acconsente subito Lucia, con la voce gioiosa.
Prima che Dafne possa inventare chissà quale scusa, prendo velocemente il mio cellulare, scatto in fretta una memorabile foto di noi tre che ci sforziamo di risultare felici e spensierati.
La posto velocemente su Facebook, taggando le due grazie e indicando chiaro e tondo il luogo in cui ci troviamo. Piccolo hacker informatico, ti sfido a non presentarti qui al volo..
Essendo bastardo fino in fondo, aggiungo anche qualche frase allusiva su una possibile compagnia maschile.
A questo punto, non mi rimane altro che attendere che la storia faccia il suo corso.
E lo farà, ne sono certo.
Come volevasi dimostrare, dopo neanche mezz’ora, Paolo si presentò al locale.
Squadrò ogni angolo, assottigliando gli occhi, finché non ci trovò e sorrise. Palese.
“Dafne! Che sorpresa!” urlò lui, fingendo emozione. Si come no, anche meno entusiasmo magari. Si avvicinò al nostro tavolo, sporgendosi per baciarle la guancia. In sua compagnia altri due ragazzi, figli di papà come lui; piuttosto attraenti ma banali.
Alla sua destra, in particolar modo, c’è un ragazzo che ho già notato più volte in giro.
Capelli castani, alzati in un ciuffo, che viola ogni legge di gravità. Un naso talmente perfetto che i chirurghi estetici potrebbero prenderlo ad esempio, due zigomi pronunciati e labbra sorprendentemente carnose per un tipo banale come lui. Voglio dire, una bocca simile avrebbe avuto molto più senso su un modello o un attore, invece che su di uno che al massimo ispira a lavorare nell’azienda del papy. Credo che il fanciullo sia il migliore amico di Paolo, ed è l’uomo a cui dovrebbero assegnare il premio di Mister camicia più attillata della storia. Mi domando davvero se il sarto gliele cucia direttamente addosso e se sia capace di respirare dopo averle indossate. Ho i miei dubbi. Lo sguardo mi cade automaticamente sul petto, dove spiccano in bella vista le sue iniziali: CS. Che cliché.
Per uno come lui dev’essere stato un enorme sacrificio limitarsi a due sole lettere, senza aggiungere gli infiniti titoli nobiliari palesemente comprati dalla sua famiglia.
Mister camicia attillata si sposta e abbassa lo sguardo verso di me, accorgendosi della mia presenza.
Quei suoi occhi chiari paiono riconoscermi. Il suo sguardo è diretto e piuttosto intenso. Una strana sensazione di disagio si impadronisce di me. Non ha alcun motivo per soffermare così a lungo i suoi occhi su di me. Nessuno.
Quasi non mi accorgo di trattenere il fiato, quando finalmente sposta la sua attenzione su Dafne.
Sto per riprendere a rilassarmi, ma un minuto dopo quegli occhi verdi ritornano su di me. E lì si fissano. Dannazione.
Lucia e Dafne si presentano a Mr camicia attillata, mentre io me ne resto in religioso silenzio, bevendo il mio drink.
Ma il suo sguardo brucia ancora su di me.
“E tu saresti?” osa chiedermi. Dico, deve proprio chiederlo? Le sue labbra sono del tutto sprecate se la testa non è dotata di un minimo di neuroni.
“Oh, nessuno di importante per te” rispondo, con un’espressione totalmente innocente sul viso.
I suoi occhi si riducono a due fessure e un velo di rabbia compare nella sua espressione. Finalmente un accenno di carattere da parte sua! Credevo che lo avesse offerto come merce di scambio quando distribuivano gli zigomi perfetti.
“Rimane il fatto che sono curioso. Immensamente curioso” mi dice, divertito. “A proposito, Claudio Sona, piacere”.
Ma piacere di cosa? Lo osservo sospettoso, non capendo il perché della sua insistenza.
“Lui è Mario” si intromette Lucia, che non ama gli scontri. Sono anni che le dico che dovrebbe lavorare un po’ sulla sua natura pacifista.
Claudio-camicia-perfetta mi trafigge con lo sguardo, come se fossi un mistero che deve risolvere a tutti i costi. Ora che ci faccio caso, non pare nemmeno più arrabbiato. Piuttosto, affascinato.
Una strana sensazione di allarme si annida in fondo al mio stomaco. Ma questo che diavolo vuole?
“Allora, bevete qualcosa?” ci chiede Paolo, in modalità perfetto padrone di casa, irrompendo lo scambio di sguardi.
“Perché no? Un Moijto per me” risponde Dafne, con un sorriso a trentadue denti.
“Io un Bloody Mary” comunico invece, cercando di mantenere un’espressione di totale indifferenza.
“Uh, assetato di sangue” ha pure il coraggio di commentare, Claudio.
Sbatto le palpebre, incredulo. Dio, di rende conto di quello che rischia, provocandomi?
“Mi offri il tuo?” lo stuzzico, mostrandomi piuttosto scocciato.
“E anche se te lo offrissi?” ribatte, riuscendo a bilanciare alla perfezione una punta di provocazione e un comportamento rilassato. Per un attimo, rimango sbalordito. In generale, la sua categoria è molto più prevedibile. Si offendono tutti in meno di mezzo secondo.
“Sono un vampiro dai gusti difficili. Ho come il sospetto che il tuo sangue per me potrebbe rivelarsi, troppo.. zuccheroso”.
“Cosa ne sai, potresti rimanere sorpreso” insinua con una strana sfumatura che sa inaspettatamente di… sensuale.
Ispiro per contenere la sorpresa. Ok, questo gioco è durato decisamente troppo. Va bene soffrire per amore di Dafne, ma qui la cosa sta diventando ridicola. Questo tipo non penserà mica di avere l’ultima parola?
“Sono molto poche le cose che mi sorprendono davvero. Tu non sarai una di quelle” sentenzio, senza alcun sarcasmo. Sono fottutamente serio. Voglio che sia chiaro.
“Ne sei proprio certo?”
Più io divento cupo più lui pare divertirsi e il suo tono farsi leggero. E’ evidente che tendiamo verso i due estremi opposti di una retta. Ognuno proteso verso il suo infinito. Io quello negativo, lui quello positivo. Perfino la geometria non è dalla nostra.
“Te la sentiresti di mettere alla prova la tua teoria con un ballo?”
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#LoveHim || CLARIO (Claudio Sona & Mario Serpa)
FanfictionClaudio Sona è ricco. Mario Serpa odia i figli di papà. Claudio è bellissimo. Mario preferisce le persone intelligenti, che lo scavino dentro. Ma un giorno le loro strade di incrociarono, rompendo ogni equilibrio. ***...
