Il riflesso sempre più sbiadito dello specchio incrostato del bar non lasciava dubbi. Qualcosa stava cambiando. Erano passati ormai quattro giorni dai primi sintomi. Il mal di testa, poi gli attacchi di panico, le vertigini, la nausea, l'inedia, e l'insonnia. Quella era stata la peggiore. Dormire era sempre stato un suo piacere, non c'era nulla come un sonno riposante. Ed era quello a mancargli. Essere riposato. Quattro giorni senza alba e tramonto, senza veglia né sonno. Si sentiva cambiato. Qualcosa di diverso stava uscendo, e adesso, anche davanti allo specchio, ne stava avendo la prova definitiva.
... devo dormire devo dormire non ce la faccio più e poi guardati sembri uno straccio hai gli occhi pesti e i capelli sudici poi quella stempiatura da dove arriva sei un cesso stai invecchiando stai cambiando non sei più tu non sono più io oddio che succede oddio aiutami aiutami aiutami...
Ma peggio dell'insonnia, era quella strana voce che aveva cominciato a bisbigliargli da dentro alla testa. Come un fruscio. Come un lenzuolo steso che sbatte nel vento, lasciando trasparire da dietro qualcosa di ancora invisibile. Che non era un paesaggio di colline verdi in fiore, sole che splende e bambini che giocano. Ma un pozzo nero circondato da occhi azzurri. Che si nascondono nelle tenebre. Mentre guardano. Fissano. Scrutano. Penetrano.
... lo sai che ci sono lo sai che c'è lo sai lo sai ecco guarda nello specchio oddio cosa mi succede eccolo lì lo vedi lo vedi dietro dite dietro di te nell'ombra dietro la porta eccolo oddio ma non vedo niente ecco lo so...
Qualcuno entrò nel lurido bagno di autogrill sbattendo la porta. Il neon sul soffitto si spense per un attimo, e nelle ombre allungate delle porte gli sembrò di vedere due di quegli occhi azzurri. Scappò fuori in un istante, madido di sudore, con la camicia ormai quasi inzuppata che gli si incollava addosso. Il sole che splendeva alto nel cielo lo accecò, per poco non andò a sbattere contro il cofano della sua stessa auto finendoci sdraiato sopra. Annaspò nelle tasche sfondate dei suoi pantaloni cercando le chiavi, che gli caddero dalle mani tremanti. Imprecò inginocchiandosi, sentendosi sulla schiena ossuta come il peso di un vecchio nelle giunture scricchiolanti. Salì in macchina e partì di corsa.
... cosa fai dove vuoi andare tanto non puoi scappare guardati sei un vecchio sei decrepito pallido tanto vale farla finita adesso lo vedranno tutti quello che sei lo vedono tutti lo sanno tutti non puoi scappare dove vuoi andare non sei più tu non ti vedi non ti riconosci non...
Alzò la musica della radio al massimo, mentre sulla tangenziale viaggiava al massimo che quella carretta che chiamava macchina poteva raggiungere per allontanarsi da casa, così da zittire la voce dentro alla sua testa. Sudando e digrignando i denti provò ad accendersi una sigaretta, ma il fumo tiepido e profumato del tabacco acceso gli bloccò la gola. Tossendo come un asmatico perse il controllo dell'auto sbandando dalla prima alla terza corsia, recuperando appena in tempo il volante e fermandosi in quella di mezzo mentre il clacson di un Tir lo riportava al presente.
... cosa mi succede non capisco devo scappare da Moncalino devo andarmene da questa città questo posto dove vuoi andare sei tu non è niente cosa succede è già buio eccoti guarda ecco l'uscita stai arrivando non voglio non è possibile non...
Quasi inchiodò in mezzo all'autostrada sbandando ancora, questa volta andando vicino a finire nel fossato di fianco alla corsia d'emergenza con il motore ancora acceso. Davanti a lui il cartello dell'uscita di Moncalino brillava nel sole di metà pomeriggio, splendido e lucido come il giorno che l'avevano inaugurato. Urlando di frustrazione, paura e rabbia, ingranò la marcia e sgommando superò l'uscita.
... vaffanculo maledetto devo andarmene devo scappare dove vuoi andare non vedi che sei già arrivato sei qui siamo qui sono qui non ci sei non puoi scappare non vedi dove vuoi andare sei già arrivato non puoi scappare siamo arrivati sono qui sei qui...
Urlando di frustrazione e picchiando le mani sul volante continuò a guidare lungo quella fetta di tangenziale mentre il giorno cedeva il posto alle tenebre. I fari rossi delle auto davanti a lui, come occhi di rapaci, lo fissavano, lo scrutavano. Sentiva il peso della loro accusa dentro di sé, sapeva che loro sapevano, sapeva che avevano visto, che vedevano tutto, e come degli inquisitori puntavano l'indice su di lui
... non ho fatto niente non ho fatto niente non sono stato io è stato un incidente non l'ho fatto apposta non è vero sei stato tu lo sai che l'hai fatto lo sai che è successo è inutile che scappi non puoi nasconderti non posso nascondermi devo andarmene devo scappare non puoi scappare non puoi scappare sei già qui sono già qui...
«Basta, perdio! Basta!» urlò al parabrezza. Tirò un altro pugno all'autoradio che si spense gracchiando nel rumore elettrostatico.Intorno a lui il buio si faceva sempre più fitto e cupo, dall'altro lato della carreggiata non arrivava nessuno, e intorno a lui non c'erano più auto. Era un po' che non ne stava incontrando e i suoi fari illuminavano sempre meno. In lontananza vedeva i lampioni di un'altra uscita, offuscati nella foschia della sera, ma ancora veri e presenti. E sempre più vicini.
... cela posso fare ecco l'uscita eccoci sono arrivato ma dove vuoi andare dove sei arrivato non sei da nessuna parte sei qui sei ancora qui non sei andato via non sei andato non sei partito non è vero sono quiposso andarmene non puoi andartene voglio andarmene niente è vero chi sei chi sono cosa succede...
Moncalino. Accostò l'auto nella corsia d'emergenza. Sul cartello verde illuminato dai fari la scritta della sua città. Con gli occhi bagnati di pianto ingranò la prima, entrò nel buio ed uscì dall'autostrada. Attraversando le vie deserte tutto stava tornando al suo posto. Dalla zona industriale passò la ferrovia entrando nel centro città, prese la via di casa sua e parcheggiò sotto il suo palazzo. Davanti al portone di casa i sigilli della polizia. Il manifesto viola.
Uno specchio. Il suo viso. Una pistola. La porta. La ruggine. Lo sporco nel lavandino. Un occhio. Il grilletto. La sua tempia. Un lampo.
... chi sei?
Ora lo so.
tu sei me
Io sono te.
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Io sono Te
HorrorQuando nulla sembra avere più un senso, è il momento di chiedersi: chi sono io? La risposta potrebbe non piacervi, e trasformarsi nel racconto di una realtà che diventa incubo.
