Una mattina d'inverno

6 1 0
                                        

Era inverno, fuori pioveva, lei era nel letto, più triste del solito, non aveva nessuna voglia di alzarsi, preferiva rimanere lì ad abbracciare il suo cuscino e ammirare il soffitto, la sua testa era solita ad affollarsi, odiava le vocine che si insinuavano nei suoi discorsi, la sua voglia di vivere era così tanta che passava ore e ore a letto interrogandosi sulla vita e le sue stranezze, una delle cose che più la tormentava era la sua esistenza.

"Il mio nome è Amelia ed ho 19 anni, ho passato tutta la mia vita sui libri, tormentandomi sul perchè delle cose. La mia fissa più grande è il non essere abbastanza, cos'è l'essere di fronte all'infinito, cosa sono io dinanzi alla moltitudine dell'essere?"

Ma non poteva sapere quello che le sarebbe successo.

Era una tranquilla mattina d'inverso, ricordo che c'erano 10 gradi fuori, decisi di alzarmi contro voglia, erano le 12:15 provai a studiare ma niente, il mio livello di concentrazione era pari a zero, chiusi il libro e andai a prepararmi il pranzo.
Dopo una mezz'ora era pronto. Il tempo passava inesorabile, il pomeriggio sembrò non finire mai, e in me cresceva l'ansia e la consapevolezza che stavo sprecando tempo.

Soffrivo la solitudine, l'essere sola mi riempie di dubbi e insicurezza, mi tormentava , ma preferivo rimanere lì che ammettere di aver sbagliato. Volevo semplicemente provare a fare qualcosa da sola, dimostrare che potevo farcela.
Ho sempre provato a lasciarmi il mondo alle spalle e vivere, ma era tutto un'utopia.
Quella sera decisi di uscire e fare una passeggiata, erano settimane che stavo chiusa in casa, e non potevo continuare così, la vita mi stava scivolando dalle mani.
Mentre camminavo lungo la via principale della città, d'un tratto vidi una luce, caddi. Provai una sensazione di sollievo, di pace anteriore, come se mi fossi tolta un peso, non mi feci male e non capii il perché, mi sembrò tutto così confuso, persi i sensi.


Mi svegliai di soprassalto, ero al pronto soccorso, non riuscivo ne a parlare ne a vedere, gli occhi erano serrati, a mala pena riuscì a vedere una sagoma scura, poi il vuoto.
Quando ripresi conoscenza era giorno, la luce che entrava nella stanza era abbagliante, non sembrava nemmeno inverno.
Cercai di ricordare la sera prima e come fossi finita lì, ma niente, la mia memoria mi stava tradendo, li per li pensai che fosse un sogno, provai ad aprire gli occhi, ma niente, eppure la luce la percepivo, il calore del sole sulla pelle lo sentivo, era come una carezza, allora cercai di parlare ma non mi era facile.
Dopo qualche minuto e discussione tra me e me riuscii a parlare, presi coraggio e faci uscire un suono, un'infermiera si girò verso di me e mi disse qualcosa che non compresi, a quel punto mi schiarii la voce e presi coscienza e lucidità. L'infermiera mi iniziò a spiegare l'accaduto, ero stata portata al pronto soccorso la sera prima, priva di coscienza e senza documenti, non riuscivo a ricordare nulla, la testa mi faceva male, la toccai.
l'infermiera mi precisa che è normale dopo un trauma, poi farfuglia qualcosa che non comprendo e scompare dietro la porta.

Passò qualche minuto, entrò un ragazzo, la sagoma mi sembrava di averla già vista, in lui c'era qualcosa di famigliare.

AmeliaStories to obsess over. Discover now