Prologo

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La pubblicità risuonava in tutta la stazione, con la musica allegra e la voce squillante di una giovane donna.

Era l'ora di punta e i treni arrivavano silenzioni ogni cinque-sei minuti e riversavano sulle banchine una fiumana di gente che si precipitava fuori e si disperdeva per le strade.

Fuori era quasi buio ormai, ma la stazione era illuminata a giorno, in modo quasi eccessivo, così che chi entrava restava abbagliato sulla soglia e chi usciva doveva fermarsi alcuni secondi per abituarsi alla penombra.

Oltre alle pubblicità che si alternavano sugli schermi sparsi un po' ovunque, non c'erano molti altri rumori, i viaggiatori erano silenziosi, forse sfiancati dalla giornata di lavoro o immersi nei loro pensieri, e anche quelli che camminavano a coppie o in piccoli gruppi non parlavano molto.

Il soffio con cui si fermavano i treni faceva apparire la grande cupola bianca della stazione come un organismo vivo, intrappolato a terra. Era una creatura candida e immacolata, il primo edificio della Nuova Era, costruito per salutare l'arrivo del nuovo secolo e testimoniare l'impegno a non ripetere gli errori del passato.

Il ventiduesimo secolo era una nuova possibilità e una nuova frontiera: sarebbe stato tutto magnifico.

XXII: Il primo passo verso il cieloStories to obsess over. Discover now