Dopo tanti giorni oggi ci sono ritornata, è passato molto tempo e mi mancava come l'aria questo posto. Ricordo di averlo trovato mentre facevo una di quelle mie passeggiata lunghe e senza meta, e ricordo anche che era una giornata calma e tirava un venticello piacevole, portava il primo odore dell'autunno quell'odore di foglie e terra.
Mentre camminavo la mia attenzione fu attirata da due enormi cespugli circondati da enormi alberi, c'era qualcosa di strano che non mi convinceva, mi avvicinai con passo lento e meccanico, le mie scarpe da ginnastica scontrandosi con l'asfalto grigio e freddo rimbombavano per le strade, avvicinandomi verso quei due cespugli vidi che c'era un piccolo varco tra di loro e senza pensarci un attimo, con non poca difficoltà, lo attraversai.
È così che trovai questo posto nascosto dal mondo, sembrava essere lì per me.
Lo guardai attentamente era rimasto come cinque giorni fa, non era cambiato nulla.
Era un'enorme distesa verde e all'angolo si trovava una piccola panchina di ferro tinta di rosso scuro, il tutto era circondato da alberi giganti come palazzi, foglie dorate e rosse rame cadevano dagli alberi e ondeggiavano in gruppo come farfalle. Chiusi il piccolo varco sistemando accuratamente i cespugli e avanzai fino al centro di quell'enorme distesa di prato, tolsi lo zaino dalla spalla e mi distesi guardando il cielo.
Era tardi, sarei dovuta tornare a casa ma non volevo, volevo osservare il cielo ancora, il sole stava tramontando e si era colorato di un arancione opaco con sfumatura rosse, io lo guardavo rapita come se non l'avessi mai visto anche se in realtà lo facevo tutti i giorni.
È arrivata sera e comincia a fare freddo in più mi è venuta anche fame, raccolgo lo zainetto nero da terra e faccio forza con le braccia per alzarmi, pulisco le mani sporche, per colpa del contatto avuto con il terreno, sulla felpa nera dell'adidas e mi incammino. Ci metto un'ora ad arrivare a casa, suono aspettando che qualcuno mi apra la porta, qualche secondo dopo vedo la porta aprirsi e comparire una figura alta e slanciata con lunghi capelli neri accogliermi con un'espressione di rimprovero in viso
"Ewaline finalmente! Quante volte ti ho detto di avvisarmi in caso tu non abbia intenzione di tornare a casa per pranzo, e se ti fosse capitato qualcosa? Cosa avrei fatto? Mi hai fatto morire di paura!" Finì con lo sguardo triste.
"Scusa mamma" dissi senza espressione "ma non ti ho chiesto di preoccuparti per me" continuai fredda guardandola negli occhi. Lei mi guardò più triste di prima sapendo che non avrebbe concluso niente continuando a parlarmi, era abituata alla mia freddezza, nonostante non le piacesse affatto.
"Ho preparato la cena avrai fame immagino, tuo padre e tuo fratello sono già seduti a tavola" continuò con voce bassa lasciandomi passare
mi limitai a farle un cenno del capo passandole accanto per arrivare in cucina.
Casa nostra era grande e moderna aveva due piani, nel piano terra c'era la stanza dei miei genitori, una cucina spaziosa, un salotto, due bagni e il giardino, al piano superiore invece si trovava la camera da letto di mio fratello e la mia con i rispettivi bagni un salottino e infine salendo una piccola scala un terrazzo.
Quando entrai in cucina trovai mio padre e mio fratello seduti alla tavolo, Jane mi guardo negli occhi infuriato mentre mio padre continuò a guardare il piatto, li ignorai entrambi e mi sedetti dall'altra parte della tavola, Jane continuava a guardarmi stringendo la forchetta alla mano destra finché non arrivò mia madre con una teglia di patate arrostite e carne.
Mangiai in silenzio evitando lo sguardo furente che mi lanciava Jane, appena finii presi il mio piatto e le posate e li misi nella lavastoviglie poi senza curarmi degli altri salii in camera.
Volevo farmi una doccia entrai nel bagno di camera mia e accesi il riscaldamento, chiusi la porta e mi spogliai completamente difronta al grande specchio attaccato al muro.
Guardai il mio riflesso, per colpa dei lunghissimi capelli corvini che mi ricadevano in onde morbide fino al sedere i miei occhi azzurro ghiaccio contornati da ciglia nerissime risaltavano maggiormente e con loro risaltava la mia bocca carnosa e perennemente rossa sangue, seguii i contorni del mio corpo bianco avorio, il mio seno era pronompente la mia vita sottile e il sedere sodo.
Smisi di studiarmi ed entrai nella doccia, l'acqua mi accarezzava il corpo leggera e calda, presi il bagnoschiuma di lavanda e mi insaponai tutto il corpo, l'odore mi entrava nelle narici avvolgendomi. Finì di lavarmi e uscì dalla doccia mi tolsi la cuffia di plastica dai capelli perché avevo deciso di non lavarli, strinsi un asciugamano al corpo e uscì dal bagno.
La luce di camera mia era accesa e una figura era seduta sul mio letto con la testa appoggiata sulle braccia muscolose guardando a terra, non mi sorpresi affatto me lo aspettavo
"Jane hai bisogno di qualcosa?" Chiesi fredda facendo sussultare mio fratello che non si era accorto della mia presenza.
Mi guardò attentamente e poi abbassò lo sguardo
"Posso ripassare quando ti sarai rivestita" avanzai verso il letto dove avevo appoggiato la mia vestaglia e lo guardai
"Lo faccio ora tu parla tranquillamente." Jane mi guardò sbigottito
"Non dirmi che ti senti a disagio sono tua sorella infondo" continui guardandolo
"No" disse semplicemente con gli occhi che vagavano per la stanza
"Perfetto" dissi facendo cadere lasciugamano davanti ai suoi occhi e rimanendo completamente nuda "ti ascolto" Jane si alzò di scatto guardandomi intensamente con gli occhi in fiamme per poi uscire dalla stanza quasi correndo.
Mi misi la vestaglia e mi buttai nel letto stanca. Ero consapevole che mio fratello fosse un uomo e che potevo evitare di farmi vedere nuda da lui, ma non avevo voglia di sentirlo parlare e sapevo che facendo così se ne sarebbe andato.
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Literatura FemininaQuante volte nella vita hai ardentemente desiderato di non provare nulla, assolutamente nulla? Forse per essere stato ferito troppo spesso dalle gente, forse per essere stato pugnalato alle spalle da chi, magari, credevi essere tuo amico o forse pe...
