1 settembre 2015,
Michele: muoviti Elene, dobbiamo partire!
Erano le 7 del mattino e mio padre già aveva fretta di abbandonare il motel. Stavamo lì da quasi un mese, da quando papà cercò di vendere la casa in via Roma, a Torino, perché gli ricordava troppo la mamma. Era malata, non c'era più nulla da fare.
Eppure papà si sentiva così in colpa. Non ci ha mai voluto dire cosa avesse la mamma, appena scoprì quello che stava accadendo decise di farla restare in ospedale, fino alla sua morte.
Morì il 28 luglio 2015, e papà si affrettò ad ipotecare l'appartamento.
Samuel, mio fratello gemello, stava ancora dormendo, così dovetti svegliarlo io. Non facemmo colazione, l'aereo avrebbe potuto farci stare male. Raccattammo le ultime cose, ci lavammo e ci vestimmo. Tutto era pronto, stavamo per trasferirci dall'altra parte dello stato, ed ancora non ne trovavo il motivo.
Forse troppi ricordi legati a quella città? Forse pentimenti e rimpianti?
Non lo sapevo, era tutto confuso.
S: El sei pronta?
E: Si arrivo, prendo il cappotto!
M: Sbrigatevi ragazzi, dobbiamo raggiungere l'aeroporto per le 8.00 , il volo partirà per le 9.30!
Uscimmo dal motel, lasciammo le chiavi della stanza e salutammo Roger, il portinaio.
Fuori dal motel erano venute zia Anna e nonna Caterina a salutarci. Nessuna ombra di Pia, la mia migliore amica.
"Che stronza",pensai. Non venne nessuno per me, e la domanda mi sorse spontanea :"Erano davvero miei amici??"
Scambiammo gli ultimi saluti e salimmo sul taxi. Mio padre aveva venduto l'auto per pagare l'affitto dei primi mesi nella nuova casa a Somma Vesuviana.
Si era impegnato a prenotare colloqui ed alla fine aveva trovato una piccola officina in affitto, proprio vicino casa. Io avrei continuato gli studi e mio fratello avrebbe imparato il mestiere da papà. Avevamo 17 anni, io dovevo finire il 4^superiore e Sam aveva mollato la scuola al 3^anno.
L'officina affittata dal babbo si chiamava in passato "Officina Iodice" ed apparteneva ad un signore che aveva deciso di andare in pensione. In quel mese precedente papà aveva parlato spesso al telefono con quel certo Bruno, sembrava come se si conoscessero da una vita.
Speravo in qualcosa di migliore dall'altra parte del paese. Io lo definivo "il volo del cambiamento" ma non sapevo come sarebbe stata la mia nuova vita. Ero spaventata, ma pronta ad abbandonare il passato e guardare al futuro, senza mai cancellarne il ricordo.
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MONSTERS/ AlexTheBug💫
FanfictionMia madre mi aveva detto che una sola cosa era importante nella vita: stare attenti a chi scegliamo di avere nella nostra vita. Eh beh, inutile dire che aveva ragione. Può anche sembrare banale detta così, ma non lo era. Io ho commesso l'errore di...
