Un arrivo inatteso manda all'aria una partita a carte.

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Londra, 1804

  «Per l'inferno oscuro, che ci fa qui?» Dimitri, il Conte di Corvindale, posò con cura il bicchiere sul tavolo, poi lo sistemò con grande cautela. Teneva ancora in mano le carte, ma non le guardava più. L'uomo in questione, la definizione uomo ovviamente era inesatta, aveva appena attraversato l'ingresso degli appartamenti privati al White's. Quelle stanze erano riservate a Dimitri e ai suoi simili e l'accesso era consentito solo a chi avesse saputo esattamente cosa dire. Era più che deprecabile che l'uomo in oggetto sapesse cosa dire per entrare. Era una vera e propria seccatura. Il nuovo arrivato entrò nella stanza e studiò l'ambiente, che nelle serate migliori ospitava meno di una dozzina di persone. Era di altezza media, con capelli folti del colore della melassa e mento squadrato con una fossetta nel mezzo, ambedue caratteristiche che lo rendevano molto popolare tra le appartenenti al sesso femminile. L'andatura incontestabilmente altera fece venire voglia a Dimitri di sistemare ancora il bicchiere. Dannata seccatura. «Non ho la più pallida idea di cosa ci faccia qui» replicò il suo compagno di gioco, Giordan Cale, alzando lo sguardo dalle carte. Anche lui aveva socchiuso gli occhi e Dimitri scorse il bagliore rossastro emanato dalle pupille. Immaginò che fosse causato dal nuovo venuto e non da una mano particolarmente cattiva. Cale non aveva davanti a sé una pila di monete e banconote solo grazie alla fortuna... «L'ultima volta che ho visto Voss è stata... All'inferno. Dev'essere stato a Praga, sessanta o forse settant'anni fa.» Rughe sottili apparvero agli angoli dei suoi occhi. «Il tempo vola quando si

vive per sempre.» Dimitri non rispose. C'erano dei giorni in cui per sempre sembrava interminabile e altri in cui lo confortava sapere che sarebbe vissuto in eterno. O, quantomeno, molto a lungo. Con sua grande irritazione, proprio in quel momento Voss incontrò il suo sguardo. Lo ricambiò lasciando che un monito gli accendesse gli occhi, poi lo soffocò. Non valeva la pena di prendersela troppo per quell'uomo. «Anche a me sembra di non averlo visto per anni» commentò il terzo giocatore, Lord Eddersley. «Considerati fortunato» mormorò Dimitri mentre il nuovo arrivato si dirigeva verso di loro con stile e sicurezza di sé. Nonostante la lunga assenza, aveva tutto il diritto di trovarsi negli appartamenti privati sotterranei del famoso club per soli uomini White's. Il luogo che Dimitri e i suoi simili consideravano di loro proprietà esclusiva, il luogo dove non importava cosa bevessero né in che modo trovassero piacere. Un luogo dove non avevano bisogno di fingere. Voss alzò un dito insolente per attirare l'attenzione del valletto nell'angolo e indicò di servirgli da bere al loro tavolo. Le dita di Dimitri serrarono il calice di vetro per quell'insolenza, ma lui mantenne un'espressione impassibile. «Corvindale.» Voss lo salutò con il suo titolo nobiliare e un cenno del capo, poi si rivolse al suo compagno. «Eddersley.» Avvicinò una sedia al tavolo per unirsi a loro. «Cale, ti ricordi di Voss. L'erede dei Dewhurst» disse Dimitri in tono annoiato. «Voss, Giordan Cale.» «Cale e io ci conosciamo già, ovviamente» spiegò lui mentre salutava con un cenno del capo il terzo partecipante alla partita a carte. Un ricciolo gli ricadde artificiosamente su un sopracciglio e le labbra di Dimitri si arricciarono per il fastidio. «E si dà il caso che adesso sia io Lord Dewhurst. Mio padre è morto un anno fa. O così si dice.» Scoppiò a ridere e perfino Dimitri non poté trattenere un

sorriso asciutto. Quello era il genere di artificio cui erano costretti gli immortali della Draculia. Menzogne, sotterfugi e mezze verità costanti. E, naturalmente, molti trasferimenti. Non era possibile risiedere nello stesso posto per più di tre decenni senza dover affrontare domande imbarazzanti. «Non mi sembra siate vestito a lutto» Dimitri osservò. «Mmh. Ovviamente, ciò non dovrebbe sorprendere, dal momento che è risaputo quanto ciò allontani le donne.» Voss gli rivolse un sorrisetto, ma i suoi occhi lampeggiarono, come per comunicare al suo interlocutore che sapeva benissimo quanto fosse indispettito. «Gioco anch'io» dichiarò, lasciando cadere sul tavolo un mazzo di banconote. Per i testicoli di Satana! Dimitri stava per alzarsi e gettare le proprie carte sul tavolo, quando Voss lo guardò. Il suo volto aveva perso l'espressione languida, quel guizzo malandrino che incantava le donne e che gli aveva consentito di cavarsela in tante circostanze difficili. «Restate seduto, Corvindale» intimò, sfoderando la punta di un canino. «Ho delle novità per voi. Consideratelo un regalo.» I denti di Dimitri si allungarono reagendo automaticamente a quella provocazione. «L'ultima volta che mi portaste un regalo non faceste altro che indispettirmi e mi costaste le proprietà di una generazione, per non parlare del fatto che il mio cuore rischiò di finire in cima a un paletto.» E aveva pure contribuito a causare la morte di una donna. Voss sorrise, ma non fu facile mostrare solo parte dei due incisivi acuminati. «Ero certo che ormai l'aveste dimenticato. Sono passati cent'anni da Vienna, due generazioni fa, Corvindale. Non potete averci rimuginato sopra per tutto questo tempo.» Parole leggere, molto leggere, ma la realtà era assai più pesante. E benché fossero passati svariati decenni e Dimitri avesse accettato il fatto che si fosse trattato, in gran parte, di un incidente, continuava ad augurarsi sovente che Voss finisse all'inferno. Nondimeno, non

Patto col diavolo - Colleen GleasonDes histoires addictives. Découvrez maintenant